Una gemma del Sud: Taranto e lo Ionio

Un microcosmo che intreccia cultura e tradizioni sullo sfondo dell’antica grandezza greca; n crocevia di acque, un crogiolo di storia e leggenda, dove ogni angolo racconta storie di un passato glorioso che continua a vivere tra le mura antiche e le acque che la circondano.

Questa è Taranto, la “Città dei Due Mari”, maestosamente calata a cavallo del Mar Grande del Mar Piccolo, per costruire uno scenario di rara bellezza in cui l ‘azzurro intenso delle acque si amalgama con lo storico tessuto urbano. La posizione geografica – unica nel suo genere – accentua la bellezza della città e ricorda quanto proprio la geografia sia stata (e continua ad essere) cruciale per lo sviluppo economico della città. Il porto di Taranto è infatti uno dei pilastri dell’economia locale e nazionale: una porta sullo Ionio (e quindi sul Mediterraneo) da cui transita un flusso continuo di beni e di culture.

Il cuore storico della città, situato sull’isola che fa da ponte tra i due bacini, è un palcoscenico vivente della storia antica. Vestigia archeologiche come le colonne doriche del Tempio di Poseidone si ergono a testimoni silenziosi dell’epoca in cui Taranto si chiamava Taras, una delle colonie greche più influenti d’Occidente. Scavi e ricerche continuano a rivelare strati di storia che raccontano come la città fosse un centro nevralgico di attività politica, commerciale e culturale, soprattutto nel periodo della Magna Grecia.

Le leggende aggiungono un ulteriore strato di fascino alla città. Una delle più intriganti è quella di Falanto, il guerriero spartano che fondò appunto Taras nel 706 a.C.. Guidato da un delfino (animale simbolo, nella mitologia greca, di protezione e guida), Falanto scelse questo luogo per le sue acque protette e la posizione strategica, fondando quello che sarebbe diventato un fiorente emporio del mondo antico. Un mito che non solo arricchisce il patrimonio culturale cittadino, ma che continua a influenzare l’identità e l’orgoglio locale, mantenendo viva la connessione con le sue radici greche.

Il Richiamo dello Ionio

Le radici greche appunto. Il Mar Ionio, esteso tra la costa occidentale della Grecia e quella meridionale dell’Italia, è molto più che un semplice tappeto d’acqua costellato di isole e coste mozzafiato. Quel mare, invece, è un vero e proprio testimone vivente di una storia fatta di civiltà che hanno lasciato un segno indelebile nella storia umana. Dopotutto, è il mare in cui è nato l’Occidente, in quella Grecia antica fatta di città-stato, di centri marittimi che prosperavano grazie a intensi scambi commerciali e culturali.

I popoli ionici, abili navigatori e commercianti, hanno giocato un ruolo cruciale in questi scambi. Le abilità marittime permisero loro di esplorare e stabilire rotte commerciali estese fino alle coste dell’Asia Minore, e di diffondere così il pensiero e la cultura ellenica. Attraverso queste interazioni il Mar Ionio fu come una specie di autostrada culturale, sulla quale idee, merci, arte e filosofia viaggiavano libere, spargendo i semi della ricchezza culturale nelle regioni circostanti.

L’incontro tra diverse culture ha favorito un sincretismo unico, che ha lasciato tracce nell’arte, nella filosofia e nella politica delle civiltà ioniche. Le influenze greche si sono mescolate prima con quelle dei popoli italici, e più tardi con la cultura romana e la bizantina, creando un melting pot culturale che ha avuto effetti duraturi sull’intera area del Mediterraneo, diventato la culla della democrazia e del pensiero filosofico (fatto di politica, etica ed estetica). Tutto ciò non soltanto ha plasmato le istituzioni politiche e sociali delle regioni ioniche, ma hanno gettato le fondamenta di tutto ciò che è avvenuto nei secoli successivi: l’Impero Romano, prima; l’idea di Europa, poi.

In definitiva, il Mar Ionio non è solo un elemento geografico. È un catalizzatore storico e culturale, un mediatore tra civiltà che ha permesso la diffusione di idee e tradizioni che continuano a definire ciò che noi stessi siamo oggi.

L’ Eco della Grecia Antica nel gioco

L’influenza della cultura greca nell’area ionica si estende profondamente anche al mondo ludico, e si manifesta attraverso una varietà di giochi che esprimono un antico patrimonio di strategia e di saggezza popolare. Il petteia, ad esempio, è uno di questi, un tempo praticato dai Greci per affinare l’astuzia e la capacità di pensiero strategico. Questo gioco da tavolo, spesso paragonato agli scacchi moderni o al gioco asiatico del go, è basato su semplici movimenti di pedine su una griglia, con l’obiettivo di catturare o bloccare le pedine avversarie. La sua semplicità strutturale nasconde una complessità che richiede acuto ingegno e profonda capacità di pensiero. Una testimonianza di quanto l’idea della strategia, fondamentale nella cultura greca, si sia tradotta dall’ambito bellico a quello della vita quotidiana.

A Taranto e nelle regioni circostanti lo Ionio, l’antica passione per i giochi di strategia è celebrata e tenuta viva attraverso festival annuali che si dedicano alla rievocazione di questi giochi tradizionali. Si tratta di eventi che non solo attirano appassionati di storia e giochi da tavolo, ma sono anche occasione di festa e di ritrovo per la comunità locale e per i turisti. I partecipanti si cimentano in competizioni che riproducono le sfide intellettuali di un tempo, e si immergono in un’atmosfera che riecheggia il contesto storico e culturale dell’antica Grecia.

Oltre al petteia, altri giochi come il tavli (una forma antica del backgammon) e vari tipi di gare atletiche ispirate alle Olimpiadi antiche fanno da ponte culturale tra le generazioni, permettendo ai più giovani di connettersi con le loro radici storiche in modo interattivo e coinvolgente. Una parte di quelle radici, poi, affonda nel terreno delle scommesse e del rischio. Così come oggi, in città come Atene o Salonicco, si può avere l’occasione di giocare alla roulette, alle slot o a dadi, nella Grecia di un tempo l’occasione era rappresentata dagli astragali, ovvero piccoli ossicini di animali che venivano utilizzati proprio come dadi, con facce incise dalle quali si determinava il vincitore. Un gioco che, insieme ad altri, ha anche una dignità letteraria, poiché Omero ne racconta nei poemi che lo hanno reso immortale: l’Iliade e l’Odissea.

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