Età pensionabile, ecco quale sarà quella nel prossimo futuro: “Pazzesco”

Il concetto di età pensionabile non è un valore assoluto, e soprattutto non è qualcosa che costituisce un valore identico per tutti i paesi che compongono le nazioni dell’Unione Europea, in quanto ogni realtà costituisce una dinamica molto diversificata, ed a sè, in particolare l’Italia da anni sta provando, non sempre con grandi risultati, di “tirarsi fuori” da una condizione di precarietà effettiva e costante dell’ambito pensionistico anche a causa della speranza di vita che tende verso l’alto, ma non solo. Secondo un rapporto recente dell’Ocse, ossia l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, una forma di studio statistico che analizza varie branche dell’economia dei paesi europei, i giovani di oggi, e quindi futuri pensionati dovranno lavorare anche molti anni di più per regolarizzare l’attuale posizione delle vecchie generazioni.

Questo comporterà un naturale aumento dell’età pensionabile, che già è in aumento da diverso tempo, in nazioni come l’Italia.

Quale sarà la futura età pensionabile, secondo il più recente rapporto dell’Ocse?

Età pensionabile, ecco quale sarà quella nel prossimo futuro: “Pazzesco”

Età pensionabile, ecco quale sarà quella nel prossimo futuro: "Pazzesco"

L'età pensionabile è considerato un valore medio

L’età pensionabile è considerato un valore medio, che viene impiegato in tutte le nazioni europee per stabilireu na forma di età anagrafica media utile per andare in pensione a condizioni contributive sufficientemente adatte alla speranza ed allo stile di vita. L’Italia non se la “passa benissimo” e le stime relative a chi sta entrando adesso nel mondo del lavoro quindi prevedibilmente i più giovani vedono un aumento naturale ma non uguale in tutti i paesi dell’età pensionabile pari a  70 anni nel Paesi Bassi e Svezia, 71 anni in Estonia e Italia e anche 74 anni in Danimarca.

Sostanzialmente perchè in primo luogo si vive di più quindi le persone “pesano” sull’apparato sociale per più tempo, ma anche per sistemi pensionsitici che se non modificati con riforme strutturali saranno sempre più penalizzanti per le nuove generazioni.

Secondo l’Ocse molti paesi, in particolare nazioni come la Francia, hanno sviluppato nel corso degli anni troppi benefici e possibilità di pensionamento anche a livelli contributivi ridotti che inevitabilmente impattano sul sistema e tendono a rendere complicato uscire “bene” dal mondo del lavoro per chi è invece più giovane. Bisognerà lavorare di più ed a condizioni sicuramente meno vantaggiose, anche in Italia, dove da qualche anno l’età pensionabile è fissa a 67 anni, dove è presente una quota obbligatoria più alta tra le nazioni prese in considerazione addirittura, al 33%, condizione che tra le altre cose necessita ancora di più di una riforma pensionistica.

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