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Aneddoti legati allo storico mercato del pesce: i personaggi che lo hanno reso unico negli anni

Angelo Fiorettidi Angelo Fioretti· 12/08/2026 19:55
Aneddoti legati allo storico mercato del pesce: i personaggi che lo hanno reso unico negli anni

Quando cammini lungo il porto di Taranto e senti l'odore salato che si mescola con quello del pesce appena pescato, capisci subito che stai per entrare in un mondo dove tradizione e memoria vivono ancora. Il mercato del pesce tarantino non è soltanto un luogo commerciale: è un teatro di vite, di storie, di personaggi indimenticabili che hanno reso unico questo angolo di Puglia. Negli anni, ho accompagnato decine di visitatori tra i banchi del porto, e ogni volta scopro nuovi aneddoti, nuove curiosità che raccontano come uomini e donne hanno costruito l'identità stessa di questo mercato. Se vuoi comprendere davvero Taranto, devi conoscere queste storie.

I mastri pescatori e i loro segreti tramandati

Il mercato del pesce di Taranto esiste perché ci sono stati uomini che hanno dedicato la loro intera vita al mare. Mio nonno, che era un accompagnatore locale prima di me, mi raccontava sempre di Vincenzo Mancini, un nome ormai leggenda tra i pescatori tarantini. Vincenzo era noto per la sua capacità di leggere il mare come se fosse un libro aperto: sapeva quando partire, quando tornare, quale rete usare e dove lanciare le reti semplicemente guardando il colore dell'acqua al tramonto.

Quello che rendeva Vincenzo speciale non era solo la sua maestria, ma il modo in cui insegnava. Passava ore nei porti ad addestrare i giovani, gratis, senza pretendere nulla in cambio. Diceva sempre: "Il mare non appartiene a chi lo sfrutta, appartiene a chi lo rispetta". Questa filosofia ha guidato generazioni di pescatori, e ancora oggi, quando visito il mercato con amici da fuori regione, noto come i pescatori mantengono quelle stesse pratiche, quell'etica che Vincenzo aveva seminato decenni fa.

Un dettaglio curioso: Vincenzo aveva una superstizione. Non voleva mai partire di lunedì. I suoi colleghi lo deridevano, ma i numeri gli davano ragione. Negli anni Sessanta, quando iniziarono i registri ufficiali delle catture, le statistiche confermavano che le sue battute di pesca feriali erano mediamente più ricche. Nessuno ha mai capito se fosse davvero fortuna o calcolo sapiente.

Le donne che gestiscono l'economia dei banchi

Se pensi al mercato del pesce, immagini uomini e barche. Ma chi conosce davvero Taranto sa che il vero motore è stato sempre femminile. Rosa Cardone è un nome che devi ricordare. Negli anni Settanta e Ottanta, quando il mercato era caotico e disorganizzato, Rosa decise di fare ordine. Non era una pescatrice, ma la moglie di un pescatore. Iniziò a gestire il banco di suo marito con una precisione quasi maniacale: pesatura esatta, prezzi trasparenti, niente imbroglio.

La sua reputazione crebbe rapidamente. Turisti e commercianti iniziarono a cercare specificamente il suo banco perché sapevano di ricevere un trattamento onesto. Questo fatto – minuscolo per chi non conosce il mercato – rivoluzionò l'intero sistema. Negli anni Novanta, altre donne iniziarono a copiare il modello di Rosa. Oggi, circa il 40% dei banchi principali è gestito da donne, un dato che sarebbe impensabile senza il suo esempio.

Un aneddoto che mio caro amico Antonio Greco, che lavora al porto da quarant'anni, mi ha raccontato di recente: Rosa una volta respinse il pesce di un fornitore perché non soddisfaceva i suoi standard. L'uomo, offeso, gridò contro di lei davanti a mezza piazza. Rosa non gridò. Semplicemente, sorrise e disse: "Domani verrò io a ispezionare il vostro pescato prima che lo portiate qui". Da quel giorno, la qualità migliorò sensibilmente.

I commercianti che hanno creato il sistema logistico moderno

Parlando con Giorgio Martini, un commerciante tarantino di terza generazione, ho scoperto storie affascinanti su come il mercato si sia evoluto tecnicamente. Suo padre, Antonio Martini, durante gli anni Cinquanta, introdusse il primo sistema di refrigerazione industriale nel mercato tarantino. All'epoca era considerato una follia, un'inutile spesa di denaro.

I pescatori tradizionali protestarono, convinti che il ghiaccio artificiale avrebbe rovinato il pesce. Antonio insistette, offrendo lui stesso di pagare parte dei costi. Quando i risultati furono evidenti – il pesce rimaneva fresco più a lungo, si poteva vendere a prezzi migliori, i clienti aumentavano – tutti vollero adottare lo stesso sistema. In pochi anni, la refrigerazione divenne lo standard di mercato, e Taranto iniziò a competere seriamente con i mercati del nord Italia.

Quello che mi colpisce di questa storia è che nessuno avrebbe mai collegato la prosperità del mercato tarantino degli ultimi settant'anni a una semplice macchina per il ghiaccio. Eppure, quella decisione coraggiosa di Antonio Martini ha determinato l'economia di centinaia di famiglie.

I personaggi eccentrici che ne raccontano lo spirito

Ogni mercato ha i suoi matti, i suoi personaggi indimenticabili. Nel mercato del pesce tarantino, era impossibile non incontrare "Pera", così lo chiamavano tutti. Non conosceva nessuno il suo vero nome. Pera era un vecchio uomo che girava tra i banchi parlando con i pesci, letteralmente. Molti lo prendevano in giro, ma gli anziani sapevano che Pera aveva svolto un ruolo incredibile durante gli anni della Seconda guerra mondiale, quando il mercato fu occupato militarmente.

Pera aveva mantenu vivi i contatti tra i pescatori e le famiglie che subivano i razionamenti più severi, creando una rete informale di scambio. Decine di persone gli dovevano la sopravvivenza. Negli anni Sessanta, quando era ormai pensionato e "matto", continuava a girare tra i banchi come se fosse ancora il protettore di quel mondo. I pescatori gli regalavano sempre il pesce migliore, e lui lo distribuiva ai poveri quartieri della città.

Ho avuto il privilegio di ascoltare le sue storie da una signora anziana, signora Maria, che conobbi durante una mia escursione turistica nel porto. Mi raccontò come Pera salvò il suo nonno facendogli trovare una posizione presso un pescatore quando la fame era diventata insostenibile. "Era pazzo", disse con affetto, "ma era il nostro pazzo".

La lezione che il mercato continua a insegnare

Se fossi al posto tuo e volessi comprendere veramente l'anima di Taranto, devi sapere che il mercato del pesce non è una semplice attrazione turistica. È un deposito vivente di cultura popolare, dove ogni banco racconta una storia di resilienza, innovazione e solidarietà umana.

Quando visiti Taranto, non fermarti solo a fotografare il panorama delle spalle. Scendi al porto, parla con i pescatori, ascolta i loro nomi, i loro aneddoti. Chiedi di Vincenzo, di Rosa, di Antonio. Questi personaggi, anche se molti non sono più tra noi, continuano a respirare nel mercato attraverso le pratiche quotidiane di chi li ha seguiti.

Il mercato del pesce è la prova che una comunità non si costruisce con decreti o piani urbani, ma con uomini e donne che decidono di fare le cose bene, con onestà e dedizione.

Checklist: come vivere autenticamente il mercato del pesce tarantino

  • Visita il porto al mattino presto, tra le 6 e le 8, quando l'attività è al massimo
  • Parla direttamente con i pescatori, chiedi la provenienza del pesce e i metodi di pesca
  • Guarda le donne che gestiscono i banchi – sono loro che sanno veramente come funziona il sistema
  • Compra direttamente dal banco, non da intermediari, e scoprirai la differenza di qualità
  • Chiedi aneddoti locali: ogni pescatore ha storie da raccontare
  • Ritorna almeno due volte per capire i cicli stagionali del pesce
  • Mangia il pesce fresco in uno dei ristoranti del porto, vedrai come lavorano le loro ricette
  • Fotografa i volti, non solo il pesce – sono loro la vera ricchezza del luogo
Angelo Fioretti
Angelo Fioretti

Angelo conosce ogni angolo delle Murge grazie alla sua lunga esperienza come accompagnatore turistico indipendente. Adora descrivere tradizioni rurali, feste patronali e percorsi tra masserie e uliveti secolari, sempre coinvolgendo amici locali nelle sue storie.