Antiche superstizioni tarantine: come influenzano la vita quotidiana anche oggi

Era una sera di novembre quando, seduta in una piccola trattoria nel centro storico di Taranto, un signore anziano mi raccontò di come sua nonna non attraversasse mai il Mar Piccolo il venerdì, convinta che portasse sfortuna. Non era una semplice abitudine: era una superstizione radicata, tramandata di generazione in generazione, come fosse parte del DNA tarantino. Quella conversazione mi ha aperto gli occhi su un aspetto della Puglia che spesso sfugge ai turisti, ma che permea profondamente la vita quotidiana di chi abita queste terre: il mondo affascinante e ancora vivo delle antiche superstizioni.
Taranto non è solo una città di mare cristallino e tramonti mozzafiato. È un luogo dove il passato continua a sussurrare nei vicoli, dove credenze millenarie si intrecciano con le abitudini contemporanee, dove una vecchia signora batte il ferro tre volte prima di partire per un viaggio e un giovane commerciante ancora tocca legno quando parla di affari importanti. Durante i miei viaggi slow lungo la costa jonica, ho scoperto che queste superstizioni non sono mere curiosità folkloriche, ma manifestazioni tangibili di come la storia, la tradizione e persino la Magia simpatica continuano a influenzare il modo di vivere dei tarantini.
Le radici storiche delle credenze tarantine
Taranto ha una storia straordinaria: colonia greca, porto romano, repubblica marinara. Ogni civiltà che l'ha abitata ha lasciato tracce non solo nei monumenti, ma anche nel folklore, nelle ritualità, nelle paure collettive. Le superstizioni tarantine affondano le radici in questo terreno fertile di incroci culturali. I Greci portarono i loro dei e i loro presagi. I Romani aggiunsero il culto degli anguri. Nel Medioevo, la Chiesa cristiana si intrecciò con le credenze pagane, creando un sincretismo unico e peculiare.
Camminando per le stradine del borgo antico, si percepisce ancora questa stratificazione. Gli anziani tarantini conoscono bene il significato di incontrare un'aquila, di trovare una moneta in una determinata posizione, di sentire il suono di una campana a una certa ora. Non sono sciocchezze: sono linguaggi attraverso cui le generazioni precedenti hanno cercato di decifrare il mondo, di controllare l'incertezza, di proteggersi dall'ignoto.
Superstizioni ancora vive nell'era moderna
Quello che mi ha sorpresa maggiormente durante le mie ricerche è scoprire che queste credenze non appartengono al museo del folklore, ma continuano a vivere attivamente. Durante una visita a una bottega artigiana nel centro storico, ho visto il proprietario appendere una bottiglia d'acqua benedetta accanto alla porta d'ingresso. Quando le ho chiesto perché, mi ha risposto con naturalezza: "È una protezione. Mia madre l'ha sempre fatto, e io continuo. Perché no?"
In tutta Taranto si trovano amuleti, piccoli oggetti rituali, pratiche che apparentemente moderni edifici e tecnologie digitali non hanno cancellato. Le nascite vengono ancora protette con certi oggetti. I matrimoni seguono accorgimenti precisi per evitare disgrazie. Gli affari importanti non si concludono in determinati giorni della settimana. Un mio conoscente tarantino non inizia mai un progetto il lunedì dopo una domenica di pioggia. Non per superstizione, mi ha assicurato, ma per "cautela".
La Anthropologia culturale ci insegna che queste pratiche non scompaiono semplicemente perché la società si modernizza. Piuttosto, si adattano e si trasformano. A Taranto, le superstizioni hanno trovato un equilibrio con la contemporaneità: una persona può controllare il suo account bancario online e allo stesso tempo evitare di acquistare una cosa importante il giorno del compleanno di un defunto della famiglia.
Il significato profondo dietro ogni credenza
Nella mia esperienza di viaggio, ho imparato che etichettare le superstizioni come "irrazionali" è riduttivo e persino disrespettoso. Nascondono una saggezza più profonda, una connessione con la comunità e con il passato. Quando una nonna tarantina dice al nipote di non lasciare le scarpe capovolte sul letto, non sta solo trasmettendo una credenza, ma un'etica, una responsabilità, un legame con chi è venuto prima.
Queste superstizioni sono anche un modo per dare senso agli eventi, per trasformare il caos in ordine comprensibile. Se evito una disgrazia perché ho seguito una precauzione tramandata, allora il mondo diventa meno casuale, più governabile. È una forma di agenzia nel mezzo dell'incertezza della vita. È psicologia e spiritualità intrecciate insieme.
Ho notato inoltre che queste credenze creano coesione sociale. I tarantini che le condividono si riconoscono come parte di una comunità con una memoria collettiva. Sono rituali che legano le persone non solo al passato, ma le une alle altre nel presente.
Un patrimonio intangibile da preservare
Durante i miei trekking lungo la costa jonica e i miei soggiorni nelle botteghe artigiane tarantine, ho compreso che queste superstizioni rappresentano un patrimonio immateriale della Puglia. Non sono reliquie da museificare, ma voci viventi che ancora sussurrano nelle case, nei negozi, nei mercati rionali di Taranto.
Documentarle, ascoltarle, comprenderle è un atto di rispetto verso chi le ha create e le mantiene vive. Per un giornalista che ama la Puglia come la amo io, non si tratta di giudicare se siano "vere" o "false", ma di riconoscere che sono vere per chi le vive, e che questa verità ha un valore antropologico, storico e profondamente umano.
Se tornerai a Taranto, guarda intorno con occhi diversi. Non vedrai solo chiese, porti e stelle marine. Vedrai i fili invisibili che legano il presente al passato, gli incantesimi che ancora proteggono questa città affascinante e contraddittoria. E forse, quando un anziano signore ti offrirà un amuleto o ti dirà di evitare una certa strada in una certa ora, sentirai il peso di secoli di storia e di umanità. Perché Taranto non è soltanto un luogo geografico: è un universo di significati dove antico e moderno danzano insieme, proprio come le onde del Mar Grande che lambiscono le sue sponde.

