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Come si svolge la Processione del Venerdì Santo a Taranto? Il rito suggestivo raccontato da chi lo vive

Angelo Fiorettidi Angelo Fioretti· 03/08/2026 08:47
Come si svolge la Processione del Venerdì Santo a Taranto? Il rito suggestivo raccontato da chi lo vive

Se stai pensando di vivere la Processione del Venerdì Santo a Taranto, sappi che non è una semplice sfilata devozionale: è un rito che ti entra nelle ossa, con un passo lento che scandisce la notte e un silenzio denso come l’aria salmastra del Mar Piccolo. Da anni accompagno amici e viaggiatori tra vicoli, chiese e ponti della città jonica: qui ti spiego come si svolge, dove metterti e cosa fare per rispettarla e capirla fino in fondo.

Che cos’è e perché è diversa dalle altre

La Processione del Venerdì Santo a Taranto è il cuore dei riti della Settimana Santa cittadina. Nasce dalla tradizione delle confraternite laicali legate alla Chiesa cattolica, che custodiscono abiti, simboli e tempi del rito. La riconosci dal passo “nazzicata”, un ondeggiare lentissimo delle coppie di confratelli (“le poste”) che porta le statue dei Misteri per ore e ore, accompagnate da marce funebri e dal suono secco della troccola, una tavoletta di legno percossa con un perno metallico. È un linguaggio senza parole: ritmo, respiro, sospensioni. Tu lo segui con rispetto, lasciando che siano i suoni e i gesti a spiegarti la storia.

La processione non è uno spettacolo: è un atto di fede condiviso, regolato da ruoli precisi. Noterai i cappucci bianchi, i rosari, i guanti, le scarpe nere, i cordoni che segnano l’appartenenza. Noterai soprattutto il tempo: dilatato, mai frettoloso. A Taranto il Venerdì Santo insegnano che la notte non si attraversa correndo.

Il percorso, gli orari e cosa vedrai passo dopo passo

Ogni anno la confraternita organizzatrice rende pubblici orari e tragitto ufficiale. In genere la processione esce nel tardo pomeriggio o in prima serata dalla chiesa del Carmine, attraversa la Città Nuova e il Ponte Girevole, entra nella Città Vecchia e rientra all’alba o in tarda mattinata. Il passaggio sul ponte è uno dei momenti più emozionanti: il mare, il castello Aragonese, le marce lente che si riflettono nell’acqua.

Le statue (i “Misteri”) raccontano la Passione: dalla Crocifissione al Cristo Morto, fino all’Addolorata. Tra un trono e l’altro camminano le poste, i troccolanti, i portatori di ceri, e le bande che intonano marce antiche. Se ti posizioni all’uscita vedrai la preparazione, i primi silenzi, gli sguardi tesi. In Città Vecchia, tra le chianche e i balconi bassi, sentirai il rito addossarsi alle case: è il teatro naturale di Taranto, dove il passo tocca davvero il cuore.

Di solito il rientro è un momento di concentrazione estrema: i portatori sono stanchi, la città è sospesa, la luce del mattino fa riaffiorare i dettagli degli abiti e dei volti. Preparati a tempi lunghi: la processione dura molte ore, e la “nazzicata” non conosce fretta.

Dove posizionarti: tre scelte e perché

Per goderti davvero il rito devi scegliere il punto giusto, in base a ciò che vuoi portare a casa: emozione, immagini o comprensione profonda.

  • Uscita dalla chiesa del Carmine (inizio). Qui senti la vibrazione del primo istante. Pro: pathos altissimo, vicinanza ai simboli, ottime foto dei dettagli. Contro: folla, stazionamento lungo prima di vedere muovere tutto. Consiglio: arriva con largo anticipo e resta sul lato dove la luce del crepuscolo non ti abbaglia l’obiettivo.
  • Ponte Girevole e affacci sul canale navigabile (cuore scenografico). Il passaggio sul ponte è iconico. Pro: composizioni fotografiche potenti, riverberi sull’acqua, acustica suggestiva. Contro: spazi ristretti, impossibilità di muoverti una volta posizionato. Consiglio: individua una ringhiera libera almeno un’ora prima e tieni una postura discreta: lascia spazio ai confratelli e alle autorità.
  • Città Vecchia e rientro all’alba (profondità e raccoglimento). Tra via Garibaldi e le stradine verso la Cattedrale di San Cataldo la processione entra in dialogo con il quartiere. Pro: intimità, lentezza, contatto con i residenti. Contro: pavimentazione irregolare, umidità notturna. Consiglio: scarpe con buona suola e una felpa leggera sotto il giubbotto; qui l’aria sa di mare e pietra.

Cosa rispettare e come vestirti

Il primo criterio è il rispetto. Il silenzio non è un orpello: è parte del rito. Evita applausi, grida, indicazioni ai portatori. Se desideri fotografare, togli il flash e limita gli scatti durante i passaggi più lenti o davanti alle chiese: il bagliore spezza la concentrazione, e non è ben visto.

Abbigliamento: scegli strati, scarpe comode e scure, giacca anti-vento. Porta con te acqua, una barretta e un k-way pieghevole. Ricorda che starai in piedi a lungo e, se piove, la pietra diventa scivolosa. Una sciarpa leggera aiuta contro l’umidità notturna, specie sul ponte.

Spazio e sicurezza: non oltrepassare transenne e corde, non fermarti all’imbocco di vicoli stretti, non invadere il percorso. Se sei con bambini, tienili per mano e posizionati su vie laterali ampie. Per i droni: lascia perdere, sono inopportuni e spesso vietati.

Gli errori più comuni (e come evitarli)

  • Arrivare in auto in Città Vecchia. Viabilità complessa e posteggi saturi. Soluzione: parcheggia in Città Nuova o usa i mezzi pubblici; valuta un taxi per lo spostamento tra i punti chiave.
  • Pensare “tanto è solo un’oretta”. La processione dura molte ore: pianifica pause e un punto di fuga. Soluzione: studia due spot e collegali a piedi con calma.
  • Fotografare senza criterio. Scatti frontali invadenti deconcentrano i portatori. Soluzione: laterale, senza flash, e pochi momenti ben scelti.
  • Mettersi al centro del flusso. Intralci il passo “nazzicata”. Soluzione: stai a bordo percorso, lascia corridoi liberi, segui chi coordina.
  • Sottovalutare freddo e umidità. Alle tre del mattino il mare si fa sentire. Soluzione: strati, cappello sottile e guanti leggeri.

I criteri per scegliere come viverla

Decidi in base a tre fattori: intensità, accessibilità, resistenza fisica.

  • Intensità. Vuoi l’emozione pura? Scegli uscita o ponte. Vuoi interiorità? Città Vecchia e rientro.
  • Accessibilità. Se ti muovi con bambini o anziani, opta per vie ampie in Città Nuova e defilati a margine.
  • Resistenza fisica. Se reggi la notte, punta al rientro. Se preferisci orari comodi, segui le prime ore e poi ritorna per l’alba.

Se fossi al posto tuo, farei così

Arriverei nel pomeriggio e mi posizionerei vicino alla chiesa del Carmine per assistere all’uscita. Dopo il primo passaggio, mi sposterei con calma verso il Ponte Girevole e scegliere un punto con visuale pulita. Poi, una sosta breve per scaldarmi e bere qualcosa, e infine rientrerei in Città Vecchia per l’alba, quando la luce accarezza i volti e le marce si fanno lente come un respiro.

In tasca terrei l’essenziale: documento, telefono in modalità silenziosa, powerbank, fazzoletti, acqua. Prima di uscire, controllerei gli avvisi ufficiali della confraternita e del Comune: eventuali variazioni di orario o percorso sono comuni con il vento o la pioggia. Se il giorno dopo vuoi completare l’esperienza, concediti una camminata lenta tra i vicoli o una gita breve tra le masserie sulla litoranea ionica: il rito sedimenta meglio se lasci alla città il tempo di parlarti.

Checklist operativa finale

  • Consulta orari e percorso ufficiali il giorno stesso.
  • Scegli due punti d’osservazione: uscita/ponte oppure ponte/rientro all’alba.
  • Arriva con anticipo di almeno 60 minuti nel primo punto scelto.
  • Indossa strati, scarpe comode, porta acqua e k-way.
  • Telefono in silenzioso, niente flash né droni.
  • Rispetta transenne, corsie e indicazioni dei volontari.
  • Pianifica un rientro sicuro: mezzi pubblici o taxi.
  • Concediti una pausa breve tra un punto e l’altro: la processione è lunga.
  • All’alba, se puoi, resta in Città Vecchia per il rientro: è il momento più intenso.
  • Dopo, prenditi un caffè in centro e lascia decantare l’esperienza.

Così la Processione del Venerdì Santo a Taranto non sarà solo “vista”, ma davvero vissuta: con i tuoi tempi, nel rispetto dei tempi della città.

Angelo Fioretti
Angelo Fioretti

Angelo conosce ogni angolo delle Murge grazie alla sua lunga esperienza come accompagnatore turistico indipendente. Adora descrivere tradizioni rurali, feste patronali e percorsi tra masserie e uliveti secolari, sempre coinvolgendo amici locali nelle sue storie.