Come si svolge la Processione del Venerdì Santo a Taranto? Il rito suggestivo raccontato da chi lo vive

Se stai pensando di vivere la Processione del Venerdì Santo a Taranto, sappi che non è una semplice sfilata devozionale: è un rito che ti entra nelle ossa, con un passo lento che scandisce la notte e un silenzio denso come l’aria salmastra del Mar Piccolo. Da anni accompagno amici e viaggiatori tra vicoli, chiese e ponti della città jonica: qui ti spiego come si svolge, dove metterti e cosa fare per rispettarla e capirla fino in fondo.
Che cos’è e perché è diversa dalle altre
La Processione del Venerdì Santo a Taranto è il cuore dei riti della Settimana Santa cittadina. Nasce dalla tradizione delle confraternite laicali legate alla Chiesa cattolica, che custodiscono abiti, simboli e tempi del rito. La riconosci dal passo “nazzicata”, un ondeggiare lentissimo delle coppie di confratelli (“le poste”) che porta le statue dei Misteri per ore e ore, accompagnate da marce funebri e dal suono secco della troccola, una tavoletta di legno percossa con un perno metallico. È un linguaggio senza parole: ritmo, respiro, sospensioni. Tu lo segui con rispetto, lasciando che siano i suoni e i gesti a spiegarti la storia.
La processione non è uno spettacolo: è un atto di fede condiviso, regolato da ruoli precisi. Noterai i cappucci bianchi, i rosari, i guanti, le scarpe nere, i cordoni che segnano l’appartenenza. Noterai soprattutto il tempo: dilatato, mai frettoloso. A Taranto il Venerdì Santo insegnano che la notte non si attraversa correndo.
Il percorso, gli orari e cosa vedrai passo dopo passo
Ogni anno la confraternita organizzatrice rende pubblici orari e tragitto ufficiale. In genere la processione esce nel tardo pomeriggio o in prima serata dalla chiesa del Carmine, attraversa la Città Nuova e il Ponte Girevole, entra nella Città Vecchia e rientra all’alba o in tarda mattinata. Il passaggio sul ponte è uno dei momenti più emozionanti: il mare, il castello Aragonese, le marce lente che si riflettono nell’acqua.
Le statue (i “Misteri”) raccontano la Passione: dalla Crocifissione al Cristo Morto, fino all’Addolorata. Tra un trono e l’altro camminano le poste, i troccolanti, i portatori di ceri, e le bande che intonano marce antiche. Se ti posizioni all’uscita vedrai la preparazione, i primi silenzi, gli sguardi tesi. In Città Vecchia, tra le chianche e i balconi bassi, sentirai il rito addossarsi alle case: è il teatro naturale di Taranto, dove il passo tocca davvero il cuore.
Di solito il rientro è un momento di concentrazione estrema: i portatori sono stanchi, la città è sospesa, la luce del mattino fa riaffiorare i dettagli degli abiti e dei volti. Preparati a tempi lunghi: la processione dura molte ore, e la “nazzicata” non conosce fretta.
Dove posizionarti: tre scelte e perché
Per goderti davvero il rito devi scegliere il punto giusto, in base a ciò che vuoi portare a casa: emozione, immagini o comprensione profonda.
- Uscita dalla chiesa del Carmine (inizio). Qui senti la vibrazione del primo istante. Pro: pathos altissimo, vicinanza ai simboli, ottime foto dei dettagli. Contro: folla, stazionamento lungo prima di vedere muovere tutto. Consiglio: arriva con largo anticipo e resta sul lato dove la luce del crepuscolo non ti abbaglia l’obiettivo.
- Ponte Girevole e affacci sul canale navigabile (cuore scenografico). Il passaggio sul ponte è iconico. Pro: composizioni fotografiche potenti, riverberi sull’acqua, acustica suggestiva. Contro: spazi ristretti, impossibilità di muoverti una volta posizionato. Consiglio: individua una ringhiera libera almeno un’ora prima e tieni una postura discreta: lascia spazio ai confratelli e alle autorità.
- Città Vecchia e rientro all’alba (profondità e raccoglimento). Tra via Garibaldi e le stradine verso la Cattedrale di San Cataldo la processione entra in dialogo con il quartiere. Pro: intimità, lentezza, contatto con i residenti. Contro: pavimentazione irregolare, umidità notturna. Consiglio: scarpe con buona suola e una felpa leggera sotto il giubbotto; qui l’aria sa di mare e pietra.
Cosa rispettare e come vestirti
Il primo criterio è il rispetto. Il silenzio non è un orpello: è parte del rito. Evita applausi, grida, indicazioni ai portatori. Se desideri fotografare, togli il flash e limita gli scatti durante i passaggi più lenti o davanti alle chiese: il bagliore spezza la concentrazione, e non è ben visto.
Abbigliamento: scegli strati, scarpe comode e scure, giacca anti-vento. Porta con te acqua, una barretta e un k-way pieghevole. Ricorda che starai in piedi a lungo e, se piove, la pietra diventa scivolosa. Una sciarpa leggera aiuta contro l’umidità notturna, specie sul ponte.
Spazio e sicurezza: non oltrepassare transenne e corde, non fermarti all’imbocco di vicoli stretti, non invadere il percorso. Se sei con bambini, tienili per mano e posizionati su vie laterali ampie. Per i droni: lascia perdere, sono inopportuni e spesso vietati.
Gli errori più comuni (e come evitarli)
- Arrivare in auto in Città Vecchia. Viabilità complessa e posteggi saturi. Soluzione: parcheggia in Città Nuova o usa i mezzi pubblici; valuta un taxi per lo spostamento tra i punti chiave.
- Pensare “tanto è solo un’oretta”. La processione dura molte ore: pianifica pause e un punto di fuga. Soluzione: studia due spot e collegali a piedi con calma.
- Fotografare senza criterio. Scatti frontali invadenti deconcentrano i portatori. Soluzione: laterale, senza flash, e pochi momenti ben scelti.
- Mettersi al centro del flusso. Intralci il passo “nazzicata”. Soluzione: stai a bordo percorso, lascia corridoi liberi, segui chi coordina.
- Sottovalutare freddo e umidità. Alle tre del mattino il mare si fa sentire. Soluzione: strati, cappello sottile e guanti leggeri.
I criteri per scegliere come viverla
Decidi in base a tre fattori: intensità, accessibilità, resistenza fisica.
- Intensità. Vuoi l’emozione pura? Scegli uscita o ponte. Vuoi interiorità? Città Vecchia e rientro.
- Accessibilità. Se ti muovi con bambini o anziani, opta per vie ampie in Città Nuova e defilati a margine.
- Resistenza fisica. Se reggi la notte, punta al rientro. Se preferisci orari comodi, segui le prime ore e poi ritorna per l’alba.
Se fossi al posto tuo, farei così
Arriverei nel pomeriggio e mi posizionerei vicino alla chiesa del Carmine per assistere all’uscita. Dopo il primo passaggio, mi sposterei con calma verso il Ponte Girevole e scegliere un punto con visuale pulita. Poi, una sosta breve per scaldarmi e bere qualcosa, e infine rientrerei in Città Vecchia per l’alba, quando la luce accarezza i volti e le marce si fanno lente come un respiro.
In tasca terrei l’essenziale: documento, telefono in modalità silenziosa, powerbank, fazzoletti, acqua. Prima di uscire, controllerei gli avvisi ufficiali della confraternita e del Comune: eventuali variazioni di orario o percorso sono comuni con il vento o la pioggia. Se il giorno dopo vuoi completare l’esperienza, concediti una camminata lenta tra i vicoli o una gita breve tra le masserie sulla litoranea ionica: il rito sedimenta meglio se lasci alla città il tempo di parlarti.
Checklist operativa finale
- Consulta orari e percorso ufficiali il giorno stesso.
- Scegli due punti d’osservazione: uscita/ponte oppure ponte/rientro all’alba.
- Arriva con anticipo di almeno 60 minuti nel primo punto scelto.
- Indossa strati, scarpe comode, porta acqua e k-way.
- Telefono in silenzioso, niente flash né droni.
- Rispetta transenne, corsie e indicazioni dei volontari.
- Pianifica un rientro sicuro: mezzi pubblici o taxi.
- Concediti una pausa breve tra un punto e l’altro: la processione è lunga.
- All’alba, se puoi, resta in Città Vecchia per il rientro: è il momento più intenso.
- Dopo, prenditi un caffè in centro e lascia decantare l’esperienza.
Così la Processione del Venerdì Santo a Taranto non sarà solo “vista”, ma davvero vissuta: con i tuoi tempi, nel rispetto dei tempi della città.

