Come si tramanda il sapere dei cozzari tarantini: il gesto che non si insegna

A Taranto, il mestiere del cozzaro non si apprende solo dalle parole. C'è un sapere antico che vive nei gesti, trasmesso di generazione in generazione come un'eredità invisibile. Il cozzaro è colui che raccoglie e coltiva le cozze negli specchi d'acqua della Città dei Due Mari, e il suo know-how rappresenta un patrimonio vivente che rischia di scomparire se non documentato e preservato con cura.
Come si insegna il mestiere di cozzaro senza seguire un vero corso formale?
Il sapere dei cozzari tarantini non segue i binari della formazione tradizionale. Non ci sono manuali, né certificazioni ufficiali, ma una trasmissione orale e gestuale che avviene negli ambienti di lavoro, a bordo delle imbarcazioni e nelle strutture di depurazione. Ogni cozzaro impara dal padre, dallo zio o da un maestro esperto osservando come si muove nel mare, come legge il vento e le correnti, come riconosce lo stato di salute dei molluschi.
Questa metodologia rappresenta una delle forme più autentiche di trasmissione del sapere tra pescatori e artigiani del mare. Il gesto ripetuto mille volte diventa consapevolezza del corpo, intuizione che non si può spiegare a parole ma solo mostrare, eseguire, ripetere.
Quale gesto caratteristico distingue davvero un cozzaro esperto?
Il gesto più importante è il "tocco". Un cozzaro veterano sa riconoscere la qualità di una cozza semplicemente toccandola, sentendone il peso, la compattezza del guscio, la reazione al contatto. Non è magia, ma il frutto di migliaia di contatti ripetuti nel tempo. Le dita sanno leggere ciò che gli occhi da soli non possono percepire completamente.
Questo gesto ingloba conoscenze multiple: l'esperienza di quale temperatura dell'acqua produce gusci più spessi, come il ciclo delle maree influisca sulla composizione interna, quali segni visibili rivelino malattie o alterazioni. È un codice tattile che racchiude Mycobacteriology|microbiologia marina applicata, anche se il cozzaro non la chiamerebbe così.
Il tocco è così cruciale che un apprendista può lavorare per anni senza acquisire pienamente questa capacità. Alcuni maestri dicono che "le mani devono svegliarsi da sole", come se esistesse un momento di rivelazione in cui la comprensione diviene istintiva.
In che modo le giovani generazioni mantengono viva questa tradizione oggi?
Oggi i cozzari che trasmettono il mestiere sono sempre meno, proprio come accade per altri antichi mestieri ancora praticati nelle botteghe tarantine. Alcuni giovani continuano il lavoro familiare, ma molti altri scelgono percorsi diversi, portando con sé il rischio che questa conoscenza si perda definitivamente.
Tuttavia, negli ultimi anni nascono iniziative di documentazione e sensibilizzazione. Associazioni locali raccolgono testimonianze video, fotografano le tecniche, creano archivi che permettano alle future generazioni di comprendere come funzionava realmente questo mestiere. Non è la stessa cosa di imparare sul campo, ma rappresenta un ponte salvavita tra passato e presente.
Alcuni istituti tecnici agrari della regione hanno iniziato a includere moduli sulla mitilicoltura nelle loro offerte formative, tentando di coniugare l'istruzione moderna con la trasmissione del sapere tradizionale. È un compromesso non perfetto, ma necessario.
Come cambiano i ritmi di lavoro e l'apprendimento tra il passato e oggi?
Cinquanta anni fa un cozzaro passava una vita intera nel mare. Lavorava solo con i ritmi naturali, senza protocolli standardizzati, seguendo l'istinto e l'esperienza accumulata. L'apprendimento era continuo, quotidiano, immerso totalmente in quel contesto.
Attualmente gli orari sono regolamentati, le tecniche più standardizzate, la responsabilità sanitaria più rigida. Questo riduce i tempi di trasmissione informale e richiede certificazioni formali che spesso i maestri tradizionali non possiedono. Il paradosso è che proprio quando il mestiere diviene più complesso dal punto di vista normativo, diviene più difficile insegnarlo nel modo antico.
Quali sono le conseguenze della perdita di questo sapere locale?
Se il gesto del cozzaro tarantino scompare, scompare anche una parte della memoria culturale di Taranto. Non si tratta solo di una tecnica, ma di una relazione profonda con il mare, con i cicli biologici, con l'identità della comunità. È sapere ecologico, sapere antropologico, sapere economico tutto insieme.
Inoltre, la qualità del prodotto finale potrebbe risentirne nel lungo termine. La cozza tarantina, riconosciuta IGP, deve la sua reputazione anche al metodo tradizionale di coltivazione e controllo qualitativo che solo maestri esperti sanno garantire.
Domande rapide
Chi erano i cozzari storici di Taranto? Generazioni di famiglie che vivevano sulle rive della laguna, specializzate nella raccolta e commercio del mollusco.
Quanto tempo serve per diventare cozzaro esperto? Almeno 10-15 anni di pratica quotidiana per acquisire i gesti fondamentali.
Dove si coltivano le cozze a Taranto? Principalmente nel Mar Piccolo, negli specchi d'acqua antistanti la città.
La cozza tarantina ha certificazioni particolari? Sì, possiede l'Indicazione Geografica Protetta (IGP).
Ci sono corsi per imparare il mestiere? Sono rari, ma esistono iniziative di formazione professionale presso alcuni istituti regionali.

