Dove si trova la statua dei due mari? Il simbolo fotografato più spesso dai turisti

Se vieni a Taranto e chiedi a un tassista o a un vecchio pescatore dove si trova la “statua dei Due Mari”, ti risponderanno con un mezzo sorriso: “Ué, proprio al Lungomare, alla Rotonda”. Perché per noi tarantini quel soprannome indica, senza giri di parole, il Monumento a Taras, il ragazzo sul delfino che saluta il mare. È il simbolo che trovi su cartoline, profili Instagram e calamite: il più fotografato dai turisti, e per un motivo semplice. Sta lì, a cavallo tra i venti e le maree del Mar Grande, a pochi passi dal canale che unisce i due specchi d’acqua della città. E ogni tramonto gli regala un vestito diverso.
Dove si trova, in parole semplici
La “statua dei Due Mari” si trova sulla Rotonda del Lungomare Vittorio Emanuele III, nel cuore del Borgo di Taranto. È un belvedere circolare affacciato sul Mar Grande, a due passi da Via d’Aquino (la via dello shopping) e a pochi minuti a piedi dal Ponte Girevole e dal Castello Aragonese. Se sei sul Lungomare e senti l’odore di salsedine mescolato al profumo dei pini marittimi, sei sulla strada giusta: ti basta seguire la ringhiera azzurra verso la Rotonda e, appena la passeggiata si allarga, il bronzo di Taras ti viene incontro, braccio alzato e sguardo puntato all’orizzonte.
Per orientarti senza mappe: spalle ai palazzi del Lungomare, mare davanti. Guardando a sinistra, più in là c’è il Ponte Girevole; guardando a destra, il profilo della costa che scende verso viale Virgilio. La statua è proprio al centro della Rotonda, leggermente rialzata, così che il delfino “nuoti” idealmente verso le isole Cheradi.
Perché la chiamano “statua dei Due Mari”
Taranto è detta Città dei Due Mari perché vive tra Mar Grande e Mar Piccolo, collegati dal Canale Navigabile, dove passa il famoso ponte mobile. La statua si affaccia sul Mar Grande, ma basta fare pochi passi per intravedere, oltre il ponte, l’acqua più calma del Mar Piccolo. È un po’ come stare all’incrocio di due strade che portano entrambe a casa: a seconda di come gira il vento, senti il respiro di uno o dell’altro. E Taras, con il suo delfino, sembra fare da guida a chi arriva dal Mar Ionio e a chi planeggia verso la quiete delle rada interne.
Il soprannome quindi nasce spontaneo: è il punto dove i turisti capiscono davvero la geografia sentimentale di Taranto, quel gioco di correnti e luci che cambia dal mattino alla sera. Un luogo-simbolo che, senza parlare, ti racconta i due mari.
Come arrivarci senza stress
A piedi: se alloggi in centro, dal Ponte Girevole alla Rotonda sono meno di 10 minuti. Passi davanti ai caffè storici, senti qualche nota di musica uscire dai locali e in un attimo sei al belvedere.
In bus: le linee urbane che attraversano Via d’Aquino e Lungomare fermano a poche decine di metri. Scendi dove vedi la grande curva del belvedere e la balaustra turchese.
In auto: il consiglio? Parcheggia in una delle vie parallele al Lungomare o nei parcheggi a pagamento del Borgo. Nelle ore di punta, soprattutto in estate e nei fine settimana, la zona si riempie. Meglio arrivare un po’ prima del tramonto.
In bici: la pedalata sul Lungomare è una carezza, ma occhio alle folate di Maestrale: quando si alza, spinge come un amico troppo entusiasta. Porta una giacca leggera, anche d’estate.
Il momento migliore per la foto perfetta
Te lo dico da uno che ha imparato a guardare l’acqua prima ancora di saper leggere: la luce al Lungomare è tutto. E funziona come quando decidi se friggere o infornare: cambia il risultato finale.
- Alba: colori freddi e aria limpida. Se il cielo è terso e il vento cala, la statua si staglia netta, con il mare che sembra di vetro.
- Tramonto: il classico. D’estate, l’arancio si tinge di rosa e il bronzo di Taras lucida come fosse appena uscito dalla fonderia. Inquadra la statua con il sole di taglio e lascia entrare una striscia d’acqua nell’angolo basso del fotogramma.
- Dopo il tramonto: la “blue hour” regala toni cobalto; con le prime luci del Lungomare accese, la figura del ragazzo e del delfino prende una teatralità che al mattino non c’è.
Se c’è Maestrale, l’aria è pulita e i contorni sono vivi. Con Scirocco, il cielo si fa lattiginoso: in quel caso meglio cercare un’inquadratura più ravvicinata, giocando con i dettagli del delfino e la texture del bronzo.
Un simbolo che racconta un mito (senza paroloni)
Taras, nella mitologia, è un giovane salvato da un delfino, figlio di Poseidone. Non serve essere studiosi per capirne il senso: il mare che nutre e protegge, ma che chiede rispetto. Crescendo sulla banchina, questa cosa la senti nelle ossa. La statua traduce tutto in un gesto semplice: il braccio alzato come a dire “seguimi”. È un invito ai forestieri, ma anche un promemoria per noi tarantini, a ricordarci chi siamo quando guardiamo l’orizzonte.
Molti visitatori non lo sanno, ma il disegno di Taras sul delfino è lo stesso che da secoli appare sulle monete antiche della città e nello stemma comunale. Cambiano gli stili, resta il messaggio: qui la vita si fa tra il sale del mare e il ferro delle navi.
Angoli da insider: tre inquadrature che funzionano sempre
- Dalla balaustra bassa, controluce: metti la statua a un terzo del fotogramma e lascia il sole in alto a sinistra. Con una lieve sottoesposizione, il profilo di Taras diventa grafico e moderno.
- Verso il Ponte: spostati di qualche passo in modo che, dietro il braccio alzato, si intraveda la sagoma scura del ponte. Non serve che sia riconoscibilissima: basta un accenno per raccontare il luogo. Un richiamo al Ponte girevole fa sempre colpo su chi guarda.
- Dettaglio del delfino e mare mosso: nei giorni di vento, aspetta l’onda che spacca in controluce sotto la balaustra. Scatta veloce: l’effetto è una carezza di luce che esalta il bronzo bagnato.
Piccole regole di convivenza (e di buon senso)
La Rotonda è un posto frequentato da famiglie, runner e turisti. Se usi il treppiede, tieniti a bordo ringhiera e lascia spazio. Evita di arrampicarti sulla base del monumento: oltre a essere pericoloso, è un gesto che qui non si fa. Porta con te una bustina per eventuali rifiuti: il vento fa presto a giocarti un brutto scherzo con scontrini e bottigliette.
Se ti fermi a lungo, capiterà che qualche anziano ti rivolga la parola. Ascolta: in due minuti ti racconterà una storia di pesca nel Mar Piccolo o di un’apertura spettacolare del ponte. Sono i dettagli che non trovi sulle guide, ma che ti restano in tasca più delle foto.
Abbinare la visita: un’ora ben spesa
Dopo lo scatto alla “statua dei Due Mari”, attraversa il ponte e fai un salto al Castello Aragonese con la visita guidata: è una passeggiata breve e racconta l’anima militare e marinara della città. In alternativa, resta sul Lungomare e prenditi un caffè guardando le Cheradi: quando il mare fruscia, sembra di sentire i remi antichi che battono piano.
Domande che mi fanno spesso
Si può fotografare di notte? Sì, e vale la pena. Porta un piccolo cavalletto, scatta a ISO bassi e lascia che siano le luci calde dei lampioni a disegnare i volumi.
D’inverno conviene? Assolutamente sì. Meno gente, aria tesa e cieli profondi. Un giaccone, un berretto e sei a posto. Il mare d’inverno è come un amico sincero: meno chiasso, più verità.
Porto i bambini? Certo. C’è spazio, panchine e la passeggiata è tutta su un piano. Solo attenzione ai giorni di vento forte: le folate possono sorprendere.
Perché questa foto non stanca mai
Ogni giorno il mare cambia abito. Chi, come me, è cresciuto sull’acqua, sa che non esistono due onde uguali: la luce le disegna in modo diverso, come quando tua nonna impasta il pane “a occhio”. La “statua dei Due Mari” funziona allo stesso modo: non la fotografi mai davvero due volte. Per questo, se stai in città un paio di giorni, passa alla Rotonda più di una volta. Vedrai che ogni scatto avrà un carattere proprio, e dentro ci sentirai il respiro di Taranto.

