Escursione in kayak sotto le scogliere joniche: avventura accessibile anche ai principianti

Ci sono giornate, tra Leporano e Campomarino, in cui il mare sembra lucidato a mano. È lì che il kayak diventa la chiave per leggere le scogliere joniche da una distanza giusta: abbastanza vicino da scoprire anfratti e grotte, abbastanza lontano da rispettarne il respiro. Da ex organizzatrice di eventi nel Salento, oggi racconto percorsi che tengono insieme bellezza, praticità e quel margine di autenticità che a Taranto e dintorni non manca mai.
Qual è il percorso migliore per ammirare le scogliere joniche vicino a Taranto?
Per un primo assaggio, il tratto Saturo–Porto Pirrone è il più suggestivo e accessibile. Si pagaia lungo falesie basse, calette turchesi e piccole grotte che si aprono a raso d’acqua, con rientro in circuito ad anello. In alternativa, Torre Ovo–Campomarino regala acque cristalline e dune alle spalle, perfetto con mare calmo.
Partite presto da Baia di Saturo: la costa offre frangionde naturali e ridossi dove riposare. Puntate a Porto Pirrone mantenendo 20–30 metri dalla roccia, sostate nelle insenature di Porto Cupo e tornate seguendo la stessa linea costiera. Chi cerca un’uscita più lunga può spostarsi verso Torre Castelluccia e le punte rocciose di Marina di Pulsano.
Sul versante orientale, da Torre Ovo verso Campomarino la linea delle scogliere si alterna a tratti sabbiosi con fondale chiaro. È un itinerario lineare facile da gestire: all’andata con la costa a sinistra, al ritorno a destra, sempre a ridosso del bordo esterno della schiuma per restare fuori dall’onda di riflusso.
È davvero un’uscita adatta ai principianti e alle famiglie?
Sì, se rispettate alcune condizioni: mare calmo, vento debole e tratta breve di 4–6 km. I kayak sit-on-top doppi sono stabili e perdonano gli errori, mentre i giubbotti di aiuto al galleggiamento sono obbligatori. Evitate grotte strette e scogli affioranti con onda laterale.
Principianti e famiglie dovrebbero pianificare un percorso andata/ritorno lungo costa, con soste ogni 20–30 minuti. I bambini siedono davanti nel doppio; zaino asciutto con acqua, snack e maglia di ricambio. Fate una prova di risalita in acqua bassa prima di partire: vi toglie l’ansia e accelera i tempi in caso di caduta.
In gruppo, nominate un “capo coda” che chiude la fila e controlla il ritmo. Evitate passaggi sotto tetti rocciosi quando c’è risacca. Se qualcuno è stanco, invertite la rotta vicino a una spiaggia di fuga: lungo questa costa non mancano arenili comodi per uno sbarco rapido.
Qual è il periodo migliore e come leggere vento e mare?
Le settimane top vanno da fine maggio a inizio ottobre, con partenze all’alba o nel tardo pomeriggio. Maestrale leggero pulisce l’acqua, Scirocco alza onda lunga e chiede prudenza. Controllate due fonti meteo e scegliete giorni con onda inferiore a 0,5 m e vento sotto i 10 nodi.
Usate bollettini locali e webcams prima di muovervi. Il Maestrale, qui, tende a intensificarsi a metà giornata: partite presto e rientrate prima di pranzo. Dopo piogge intense l’acqua può intorbidirsi per 24–48 ore: rimandate se puntate alle grotte.
Nei tratti più esposti le correnti costiere sono generalmente deboli, ma l’onda di riflessione sulle pareti può sorprendere. Tenete una distanza costante dalla roccia e attraversate le imboccature delle calette perpendicolarmente, senza sostare al centro dove l’onda converge.
Quanto costa e dove noleggiare un kayak tra Taranto e Maruggio?
Il noleggio giornaliero di un sit-on-top singolo va in media da 20 a 35 euro; il doppio da 35 a 50 euro. Alcuni centri offrono formule di 2–3 ore tra 15 e 25 euro, con giubbotto e pagaia inclusi. Le escursioni guidate costano di solito 30–50 euro a persona per 2 ore.
Nei weekend estivi conviene prenotare il giorno prima. Cercate centri a Saturo, Porto Pirrone, Marina di Pulsano e Campomarino: molti propongono partenze all’alba e al tramonto. Se siete esordienti, scegliete la formula con briefing e prova in acqua bassa inclusi.
Per sicurezza, lasciate sempre il vostro piano di rientro al noleggiatore e verificate i recapiti della locale Guardia Costiera. È una buona abitudine, soprattutto quando puntate a tratti meno frequentati.
Che attrezzatura serve e come vestirsi in estate e mezza stagione?
Servono kayak stabile, pagaia leggera, aiuto al galleggiamento omologato, sacca stagna e cappellino. In estate bastano maglia tecnica a maniche lunghe anti-UV e crema solare resistente all’acqua. In primavera e autunno aggiungete giacca leggera antivento e calzari in neoprene.
Checklist rapida:
- Aiuto al galleggiamento regolato; fischietto e luce frontale se rientrate tardi.
- 1,5 litri d’acqua a persona, snack salati, telo in microfibra.
- Kit minimo: cerotti impermeabili, disinfettante, laccio per occhiali, coltello marino.
- Telefono in custodia IPX8 con posizione attiva; powerbank sottile.
Se amate le foto, portate una action cam con supporto adesivo: le mani restano libere. Evitate borse rigide in coperta che possono sbilanciarvi sotto raffiche laterali. Ricordate che giubbotto e dotazioni rientrano nelle buone pratiche suggerite dal Codice della nautica da diporto anche per unità senza motore.
Come si rispettano scogliere, grotte e fondali lungo il percorso?
Mantenete una distanza di sicurezza dalle pareti per evitare urti e minimizzare l’erosione indotta dal moto delle pagaie. Non toccate stalattiti e formazioni: sono fragili e crescono millimetro a millimetro. Evitate musica a volume alto e uscite l’ancora vicino a posidonieti.
Molti tratti ricadono in aree di tutela paesaggistica e siti della rete Natura 2000. Informatevi su divieti temporanei e nidificazioni stagionali di uccelli marini: se vedete volo ripetuto e grida d’allarme, allontanatevi in silenzio.
Lasciate le grotte quando entra un gruppo numeroso: la CO2 sale e l’acqua si intorbidisce. Portate sempre via i vostri rifiuti, anche organici. La fotografia migliore è quella che non lascia traccia.
Da dove si parte e dove parcheggiare senza stress?
Tre imbarchi comodi: Baia di Saturo (sabbia, riparo dal Maestrale), spiaggia di Porto Pirrone (accesso breve), lido sabbioso a est di Torre Ovo (acque basse). In alta stagione arrivate entro le 8:30 per trovare posto.
- Saturo: piccolo parcheggio vicino al mare; dislivello minimo con carrello.
- Porto Pirrone: sosta lungo strada e discesa a piedi di pochi minuti.
- Torre Ovo est: accesso su sterrato, c’è spazio per varo rapido.
Evitate calette con scalinata ripida e scogli sdrucciolevoli, soprattutto con kayak doppi. Se non siete sicuri, fate un sopralluogo il giorno prima a piedi: vi farà risparmiare tempo e spalle.
Meglio fai-da-te o tour con guida locale?
Per la prima uscita tra le scogliere, una guida locale accelera l’apprendimento e aumenta la sicurezza. In 2 ore imparate virate, rientro assistito e gestione dell’onda di riflusso. I costi sono contenuti e spesso includono foto e briefing meteo.
Cercate istruttori con certificazioni riconosciute (FICK, UISP, EPP) e gruppi sportivi locali che conoscono ridossi e correnti. Le associazioni di zona organizzano spesso uscite al tramonto con spiegazioni sul paesaggio costiero e soste in calette tranquille.
Io consiglio di fare almeno un’uscita guidata, poi replicare in autonomia sullo stesso itinerario. È un investimento che ripaga in serenità e margine d’errore. E a fine pagaia, premio di territorio: frisella con pomodoro e olive celline, o una porzione di cozze tarantine.
Domande rapide
- Serve saper nuotare? Sì, almeno un galleggiamento base in mare calmo.
- Casco necessario? Utile solo se entrate in grotte con soffitti bassi.
- Meglio singolo o doppio? Doppio per principianti e famiglie, singolo per agilità.
- Quanto dura un giro breve? Tra 90 e 120 minuti con una sosta in caletta.
- Si può pescare dal kayak? Solo dove consentito e con permessi previsti.
- Animali a bordo? Possibile su sit-on-top ampi, con giubbotto per cani.

