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Fondali marini nelle calette di Taranto: cosa si vede davvero sott'acqua

Marta Fagnanodi Marta Fagnano· 29/08/2026 18:50
Fondali marini nelle calette di Taranto: cosa si vede davvero sott'acqua

Con l’arrivo dell’estate, chi visita Taranto si chiede cosa troverà davvero sotto la superficie delle sue calette: dove andare, quando entrare in acqua, cosa aspettarsi. Lo abbiamo verificato sul campo, tra Mar Grande e la litoranea che corre verso Leporano e Pulsano, parlando con guide locali e biologi marini. L’obiettivo: raccontare cosa si vede, come vederlo al meglio e perché questo microcosmo è così prezioso.

Trasparenze e colori: come cambiano con il vento

Nelle giornate di tramontana la visibilità può superare i 15 metri nelle baie più riparate, con acque limpide e un blu teso che esalta i contrasti del fondale. Con lo scirocco, invece, la sospensione di sabbia e detrito costiero riduce la trasparenza: meglio scegliere orari mattutini, quando il moto ondoso è spesso più calmo.

Il profilo delle calette alterna piccoli tavolati rocciosi, chiazze di sabbia fine e macchie verdi: sono le praterie di Posidonia oceanica, l’ingegnere ecologico del Mediterraneo. Qui la luce si frange in colori smeraldo e si muovono banchi di pesci giovani, che sfruttano le foglie come nursery naturale.

Attenzione al termoclino: a inizio stagione la differenza di temperatura tra superficie e qualche metro di profondità può essere netta. Una muta leggera da 2-3 mm prolunga il tempo in acqua e permette osservazioni più rilassate.

La vita tra rocce e praterie

Nei lastroni affioranti e lungo le pareti basse si alternano bavose curiose, donzelle ornate e piccoli tordi, spesso accompagnati da sciami di castagnole e occhiate. Tra la posidonia pascolano salpe e saraghi, mentre sui ciottoli si intravedono granchi corridori e paguri in gusci di conchiglie.

Chi osserva con calma noterà spirografi che si ritraggono al minimo movimento, spugne arancioni e la stella rossa del Mediterraneo, Echinaster sepositus. Sotto le rocce, i polpi mimetici sono maestri di travestimento; sui fondi sabbiosi, in tarda primavera, si incontrano spesso seppie intente alla deposizione.

In tratti più quieti, soprattutto presso canneti e fondali misti, è possibile avvistare cavallucci marini. Serve pazienza e un assetto molto controllato: non toccare, non inseguire, non usare luci abbaglianti. «Lo spettacolo delle nostre calette è fatto di dettagli e comportamenti, più che di grandi incontri: il valore è nella biodiversità diffusa», spiega un biologo marino che monitora le coste ioniche.

Dove affacciarsi in sicurezza

Lungo la costa di Leporano e Pulsano le insenature con accesso dolce al mare sono ideali per chi inizia. Tra Gandoli e Porto Pirrone, i fondali alternano roccia bassa e sabbia, con correnti generalmente deboli nelle prime ore del mattino. Più a sud, tra Montedarena e Lido Silvana, l’ampiezza delle baie consente di allontanarsi di qualche decina di metri mantenendo sempre il riferimento della riva.

Quando le onde scarseggiano e la visibilità è buona, vale la pena esplorare le piccole grotte poco profonde che punteggiano i promontori, ricordando di non sostare sotto le volte e di evitare qualsiasi contatto con le pareti colonizzate da alghe e spugne. Per raggiungere cale meno accessibili da terra, molte famiglie optano per uscite in barca lungo tratti di costa con insenature riservate, soluzione comoda che riduce l’impatto sugli accessi dunali.

Se siete all’esordio o se volete scoprire punti precisi con fauna interessante, le guide locali propongono anche snorkeling accompagnato da biologi e istruttori, utile per imparare a riconoscere specie e comportamenti senza stressare l’habitat.

Cosa aspettarsi metro dopo metro

Nei primi 50-80 centimetri d’acqua vivono avannotti e invertebrati che sfuggono allo sguardo frettoloso: minuscoli gobidi appiattiti sulla sabbia, telline che si interrano in un attimo, microrganismi sospesi che illuminano le fotografie controluce.

Tra 1 e 3 metri si entra nel regno delle praterie e dei massi colonizzati. È la fascia migliore per chi ama l’osservazione lenta: qui i pesci sono abituati alla presenza umana e permettono di avvicinarsi qualche secondo in più. Lungo i bordi delle chiazze di posidonia si vedono spesso le tracce lasciate da razze e sogliole, che si infossano per mimetizzarsi.

Sotto i 4-5 metri, in giornate di mare calmo, il disegno del fondale si fa più stratificato: anfratti, piccole spaccature, corridoi sabbiosi. Servono maggiore prudenza e una boetta di segnalazione ben visibile, soprattutto vicino alle rotte dei natanti.

Buone pratiche e tutela dell’habitat

Le regole di base che proteggono l’ecosistema sono semplici. Evitate di calpestare la posidonia: è un habitat prioritario, rifugio e vivai per moltissime specie. Non prelevate conchiglie vive o ricci; informatevi sulle norme locali di raccolta e sui periodi di fermo biologico. Usate creme solari a basso impatto, resistenti all’acqua e prive di filtri dannosi per i coralli e le spugne.

  • Assetto orizzontale e pinne corte per non sollevare sedimento.
  • Boetta segnasub e fischietto; bandiera ben visibile vicino ai tratti frequentati dalle barche.
  • Mantenere la distanza di sicurezza dai pescatori in attività e dalle reti.
  • Nei mesi caldi, preferire l’alba o il tardo pomeriggio: meno affollamento, fauna più attiva.
  • In aree istituite come Area marina protetta, verificare zonazione e regole d’uso prima di entrare in acqua.

Ricordate che le foglie di posidonia spiaggiata non sono rifiuti: proteggono l’arenile dall’erosione. Lasciarle dove sono è un gesto concreto di tutela costiera.

Il fascino discreto del Mar Piccolo

Sebbene non sia una caletta in senso stretto, il Mar Piccolo racconta un altro volto del mare tarantino: acque salmastre, sorgenti di acqua dolce, fondali ricchi di spugne e tunicati. Qui storicamente sono stati osservati cavallucci marini e granchi violinisti; l’osservazione, però, va pianificata con guide esperte e nel pieno rispetto delle aree produttive e delle normative vigenti. La qualità dell’acqua e le condizioni di sicurezza possono variare: informarsi è parte dell’esperienza responsabile.

Alla fine, il valore delle piccole baie tarantine è nell’equilibrio tra accessibilità e sorpresa: a pochi passi dalla riva si apre un Mediterraneo in miniatura. Con qualche accorgimento e la curiosità giusta, lo spettacolo è alla portata di tutti, e resta intatto per chi verrà dopo di noi.

Marta Fagnano
Marta Fagnano

Marta, originaria di Martina Franca, si dedica all’ecoturismo e alla promozione delle riserve naturali pugliesi. Da anni collabora con guide locali per segnalare percorsi tra gravine e oasi, suggerendo attività sostenibili nelle sue guide di viaggio online.