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La cucina delle masserie tarantine: ricette contadine e pranzi genuini che sorprendono

Ilenia Scioscidi Ilenia Sciosci· 05/08/2026 19:52
La cucina delle masserie tarantine: ricette contadine e pranzi genuini che sorprendono

Nelle masserie tarantine si mangia come secoli fa. Piatti nati dall'ingegno contadino, ingredienti che arrivano dall'orto e dal pollaio, ricette tramandate dalle nonne ai figli. Non è nostalgica riscoperta: è ancora cucina quotidiana, genuina, capace di sorprendere chi credeva di conoscere la gastronomia pugliese.

Cosa mangiano nelle masserie

La cucina delle masserie tarantine gira attorno a pochi ingredienti base: verdure dell'orto, legumi, pane casereccio, formaggi caseifici locali. Raramente la carne rossa. Molto spesso uova, verdure selvatiche, pasta fatta in casa. Niente è scartato: gli scarti diventano brodi, i pani raffermo diventa pane grattugiato, le verdure appassite si trasformano in zuppe dense.

I piatti cambiano con le stagioni. In primavera le fave, crude con Formaggio|formaggio e pane, o cotte nel minestrone. In estate le salse di pomodoro fatte in casa, gli ortaggi grigliati, le insalate di verdure crude. In autunno e inverno tornano i legumi, le minestre d'orzo, i cavolfiori in umido.

Le ricette hanno nomi dialettali precisi: le orecchiette con le cime di rapa, la minestra maritata, le polpettone di pane e formaggio. Ogni masseria custodisce variazioni proprie, piccole modifiche tramandabili da generazione a generazione.

Le ricette che raccontano storie

La minestra di riso e ceci non è uno semplice piatto: è il primo pasto dei braccianti nei campi al tramonto. Le fave puree con cicoria sono il cibo dei contadini poveri che si è trasformato in delicatezza ricercata. Le polpettone di pane, formaggio e uova nascono dalla necessità di non buttare nulla.

Ascoltando le massaie tarantine emerge una consapevolezza che oggi si chiama sostenibilità, allora era semplicemente il modo di vivere. Non c'era scelta, c'era intelligenza e rispetto per ciò che la terra offriva.

Le paste fresche meritano una menzione speciale. Le orecchiette non vengono tirate con forza sulla tavola, ma con movimenti precisi e ripetuti che creano la forma caratteristica. Ogni pezzo è legggermente diverso dagli altri. È il contrario della standardizzazione: è mestiere.

I pranzi nelle masserie oggi

Ancora oggi alcune masserie aprono al pubblico per pranzi domenicali. Tavoli lunghi in stanze dal soffitto alto, piatti che arrivano senza menu predefinito, vini locali. Non è turismo hollywoodiano: è condivisione genuina di quello che la masseria produce.

Questi pranzi hanno rituali precisi. Si inizia con gli antipasti: formaggi, insaccati, verdure crude o sott'olio. Poi le paste: orecchiette, cavatelli, lagane. Poi i secondi a base di verdure. Infine i dolci, spesso semplici biscotti o frutta.

La velocità non esiste. Un pranzo in masseria dura ore. Non per ostentazione, ma perché il tempo della Gastronomia|gastronomia non è il tempo delle città. È il tempo dei raccolti, delle stagioni, della crescita lenta.

I costi sono contenuti. Non siamo nella logica del ristorante stellato: siamo nella logica di una famiglia che condivide quello che ha coltivato. Questo rende i pranzi nelle masserie accessibili, autentici, lontani dalle trappole turistiche.

Chi arriva da fuori Taranto rimane sorpreso. Credeva di conoscere la cucina pugliese dai ristoranti. Scopre che la vera Puglia mangia diversamente: più sobria, più colma di sapore, più sostenuta dal territorio. Le masserie tarantine custodiscono questa differenza. La preservano senza sentirsi eredi di un museo. Continua semplicemente la vita di sempre.

Ilenia Sciosci
Ilenia Sciosci

Ilenia è cresciuta tra le viuzze del centro storico di Taranto ascoltando storie di pescatori. Dopo aver viaggiato a lungo, si è dedicata a valorizzare i quartieri popolari della città attraverso itinerari storici e racconti di vita quotidiana e antiche ricette di mare.