MANDURIA – Riapre la mostra documentaria, testimone di un periodo storico molto duro della nostra storia italiana, quello della Prima Guerra Mondiale che viene ricordata, grazie all’iniziativa della sezione A.N.S.I. con il suo presidente Giuseppe Attanasio e degli altri soci.

E’ una testimonianza unica, che attraverso le immagini di foto e documenti, vi è la testimonianza di quanto accaduto e che non si deve dimenticare.

La mostra documentaria dei profughi trentini delle Valli di Primiero e del Vanoi della Grande Guerra è stata donata a Manduria in comodato d’uso dall’Associazione Nazionale Sottufficiali d’Italia.

E’ un’occasione unica che darà alla città di Manduria, di venirla a visitare. Si tratta di fotografie dell’epoca e documenti che vanno ad arricchire il museo civico allestito nei locali dell’ex convento delle Servite.

La proposta avanzata dal presidente della sezione manduriana dell’Ansi Giuseppe Attanasio è stata accettata dalla Commissione straordinaria. Così gli adulti che hanno sentito parlare tanto dell’arrivo in città dei profughi triestini, avranno d’avanti ai loro occhi l’immagine di un pezzo di storia dolorosa.

Per i giovanissimi sarà un modo per vedere concretizzarsi quanto hanno studiato sui banchi di scuola.

La mostra narra di una storia di sofferenze e di lutti, ma anche di amicizia e di legami fra gente di zone diverse d’Italia: la comunità manduriana e un folto gruppo di profughi trentini delle Valli di Primieo e del Vanoi che furono accolti nella città tarantina il 26 maggio del 1916.

In seguito all’avanzata degli austriaci, molti trentini furono costretti ad abbandonare le loro case e a fuggire.
Molti di loro vennero accolti proprio nella struttura che oggi è aperta al pubblico in occasione della mostra donata lo scorso anno dai centri trentini di Canal San Bovo e di Primiero.

La popolazione manduriana, dopo l’iniziale diffidenza, accolse questa gente in difficoltà e  nacquero delle belle storie di amicizia, come quella di Mandurino Weiss,  un bambino nato  Manduria dove la famiglia era sfollata.

Al momento della dichiarazione di nascita, il padre scelse questo particolare nome, per dimostrare la riconoscenza a questa gente che lo aveva accolto amorevolmente.

La mostra è già stata aperta al pubblico, nel corso di un’iniziativa culturale che si è tenuta lo scorso novembre. In quella occasione ed è stata molto apprezzata dalla cittadinanza.