ITALIA – Nel mondo vivono 650 milioni di persone obese e rispetto al 1975 si sono triplicate. Questo fenomeno che un tempo interessava principalmente l’America, in Europa si è sviluppato e interessa moltissimo gli adolescenti.

Le cause sono da attribuirsi alle cattive abitudini alimentari. Si stanno abbandonando le tradizioni che imponevano di consumare un pasto caldo seduti a tavola in compagnia della famiglia. Si mangia in fretta e per strada, copiando lo stile di vita americano e si prediligono le salse e i fritti.

L’obesità non è un problema da sottovalutare perché se fin dall’infanzia si tende ad essere sovrappeso, questa condizione porta in breve tempo all’obesità.

Nel mondo, oltre il 50% degli adulti è in sovrappeso e il 20% è obeso. Solo in Italia lo è il 46% degli adulti che corrisponde a oltre 23 milioni di persone e  lo è il 24,2% di bambini e adolescenti che sono 1 milione e 700 mila.

I dati, forniti dall’ Italian Obesity Barometer Report e Istat sono davvero allarmanti perché denotano che le cattive abitudini alimentari sono diffuse e partono fin dall’infanzia.

Con la Giornata dedicata all’obesità promossa dall’Associazione europea per lo studio dell’obesità, si desidera sensibilizzare le istituzioni, il modo scientifico e la società civile, per trovare le soluzioni al problema del sovrappeso che si trasforma in una vera e propria malattia.

L’obesità è solo il punto di partenza perché dà il via a una serie di patologie difficili da curare in soggetti sovrappeso e che quindi con il tempo, possono portare alla morte.

In Italia è stato presentato l‘Open-Obesity Policy Engagement Network, promossa dalla Federazione mondiale World Obesity, che con un contributo di Novo Norsisk vuole mettere a punto dei programmi che hanno l’obiettivo di affrontare questa malattia e tutto ciò che essa comporta.

Si vuole fare in modo che l’obesità venga riconosciuta come malattia e problema sociale e di conseguenza venga realizzato un piano d’azione con la collaborazione delle istituzioni.

Occorre trovare al più presto delle soluzioni considerando che ogni anno, nel mondo, muoiono per obesità e sovrappeso, 4 milioni di persone oltre a ridurre le aspettative di vita e causare gravi patologie.

Il mondo scientifico è d’accordo nel considerare l’obesità una malattia multifattoriale che necessita di cure a lungo termine, ma nonostante ciò ad oggi i sistemi sanitari e i decisori ritengono che essa costituisce una responsabilità dell’individuo.

Il brindisino Antonio Caretto, presidente Fondazione Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, dichiara che l’obesità non è ancora considerata una malattia perché non è vista nel suo complesso.

Spesso, il soggetto obeso non chiede aiuto oppure cerca una cura e in questo modo andrà incontro a gravi patologie come diabete, malattie cardiovascolari, tumori e conseguenze anche dal punto di vista sanitario, poiché per l’assistenza e le cure vi sono costi eccessivi da affrontare.

In conclusione, l’obesità deve essere considerata una malattia cronica e di conseguenza, bisogna mettere in atto delle strategie integrate e multidisciplinari che prevedono l’assistenza alle persone obese.
In questo modo si ridurranno i rischi per la salute che incidono negativamente sulla società.