E’ scomparso David Dushman, l’ultimo liberatore di Auschwitz

Nel 1945 David Dushman abbatté la recinzione elettrica del campo di concentramento col carrarmato

david dushman

L’ultimo liberatore di Auschwitz, David Dushman, è morto. Il 27 gennaio 1945, a bordo del leggendario T-34 sovietico che ha sbaragliato le difese naziste, ha abbattuto la rete di recinzione elettrificata che circondava il campo e ha aperto la strada ai suoi compagni. Immediatamente i sovietici sono stati circondati dai prigionieri, grati per averli liberati. Quando Dushman ricordava quei momenti diceva che era stato tutto terribile. Deceduto a Monaco, in Germania, aveva 98 anni ed era oramai il solo soldato sopravvissuto fra coloro che hanno liberato Auschwitz. Eva Mozes Mor, che aveva 10 anni quando dall’altra parte della recinzione vide i sovietici, ha detto che diedero loro biscotti e cioccolato.

David Dushman era il solo sopravvissuto

La Mor era stata vittima degli esperimenti di Josef Mengele, così come molte altre centinaia di bambini. Nella struttura in totale vivevano 7 mila prigionieri, mentre altre migliaia di persone erano state costrette a fare la marcia della morte con i nazisti che fuggivano verso le zone controllate ancora dal Reich. Coloro che erano ritenuti un peso venivano uccisi, oppure abbandonati al proprio destino. Dal 1940 nei campi erano stati sterminati oltre un milione di persone, per la maggior parte ebrei. David Dushman, insieme agli altri soldati sovietici, trovarono montagne di cadaveri, magazzini pieni di vestiti, 44 mila paia di scarpe.

L’orrore dei campi di concentramento

Quando David Dushman parlava di quello che avevano trovato e visto nel campo di concentramento gli si rompeva la voce dall’emozione. Nel suo racconto diceva che inizialmente non sapevano cosa avrebbero scoperto, e solo alcuni anni dopo capì di aver compiuto un gesto storico andando avanti con i cingoli del carro armato per abbattere la rete di recinzione elettrificata. Dushman fu uno dei 69 soldati sui 12 mila della sua Divisione che sopravvisse alla guerra, poi divenne famoso nello sport e per decenni allenò la squadra olimpica sovietica di scherma femminile.