Nel 2013 il Presidente cinese Xi Jinping ha annunciato un progetto, poi diffuso dal ministro Li Keqiang, che coinvolgerebbe 65 Paesi, con un costo di almeno 900 miliardi di dollari.

Il nome del progetto cinese di una via della Seta in chiave contemporanea è “One Belt, One Road” – OboR ed è destinata a collegare l’Asia all’Africa e all’Europa e soprattutto mettere la Cina moderna al centro dei traffici e quindi riformare gli equilibrio economici e mondiali.

E’ una rete di collegamenti fondati su due percorsi: quello marittimo che comprende le coste del Dragone e del Mediterraneo, passando attraverso l’Oceano Indiano e l’altro terrestre, che dalla Cina occidentale all’Europa del nord attraversa l’Asia Centrale e il Medio Oriente.

Collegamenti terrestri e ferroviari.

Precisamente, i collegamenti terrestri e ferroviari viaggerebbero attraverso tre principali direttrici e cioè, una attraverso la Transiberiana, una che va dall’Europa e attraversa Kazakhstan, Russia e Polonia verso il Mar Baltico e la terza più a sud passa per il Golfo Persico, tocca Islamabad, Teheran e Istambul.

Rotte marittime.

Si prevedono due rotte marittime e la prima rotta riguarda il porto cinese di Fuzhou che attraversando l’Oceano Indiano e il mar Rosso, toccherebbe l’Africa fino a giungere in Europa, interessando l’Italia con i porti di Nord-est.

La seconda rotta, partendo sempre dal porto di Fuzhou giungerebbe alle isole del Pacifico con la realizzazione di oleodotti e gasdotti.

La nuova via della Seta andrà a ridisegnare l’intera mappa dei flussi economici.