TARANTO – ArcelorMittal ha inviato al sindaco Melucci un dossier dettagliato nel quale viene dichiarato che non emerge alcuna emergenza sanitaria o ambientale.
Per questo motivo qualunque provvedimento adottato nei confronti dello stabilimento sarebbe ingiustificato.

Ecco cosa dichiarano Matthieu Jehl, amministratore delegato di ArcerlorMittal Italia e Samuele Pasi, responsabile dei rapporti istituzionali della stessa azienda.

“Manca qualsiasi riscontro oggettivo circa la pretesa situazione emergenziale necessaria a supportare qualsiasi provvedimento volto a limitare l’esercizio dello stabilimento di Taranto”.

Il primo cittadino, entro il 2 aprile, desiderava conoscere la reale situazione riguardante i danni ambientali prodotti dal siderurgico. Per questo motivo, la multinazionale che ha la gestione dall’1 novembre dello stabilimento siderurgico di Taranto, ha ritenuto di dover rispondere al sindaco Melucci con un dossier dettagliato che ha pubblicato sul sito del Comune.

Jehl e Pasi scrivono:
“Comprendiamo la sua volontà nel responsabile esercizio delle funzioni che la legge le attribuisce, di fare chiarezza rispetto alla reale situazione ambientale e sanitaria di Taranto alla luce delle fuorvianti e contraddittorie esternazioni riprese dalla stampa che si sono succedute nell’ultimo periodo, che hanno contribuito ad accrescere senza motivo le preoccupazioni della cittadinanza e dell’opinione pubblica. Ma non possiamo esimerci dal rilevare che, dalle evidenze ad oggi già ampiamente disponibili, non emerge alcuna emergenza sanitaria o ambientale, con la conseguenza che eventuali provvedimenti adottati nei confronti dello stabilimento siderurgico di Taranto sarebbero ingiustificati, carenti dei necessari presupposti e certamente dannosi”.

Viene sottolineato:
“La produzione delle cokerie non è aumentata e non può aumentare in ossequio alle prescrizioni imposte dal DPCM 29.09.2017. Ogni contraria indicazione è destituita di alcun fondamento e l’impianto viene gestito”.

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha dichiarato che, da novembre 2018 a marzo 2019, “non sono state riscontrate nel periodo criticità né in ordine al rispetto dei valori limite di emissione Aia né in ordine all’attuazione degli interventi del Piano Ambientale”.

Viene sottolineato che: “Solo l’attuazione del piano ambientale nei tempi stringenti dettati dal DPCM 29 settembre 2017 ed ulteriormente accelerati dall’Addendum firmato con i Commissari Straordinari il 14 settembre 2018 consentirà di porre in essere, nel più breve tempo possibile, interventi che non solo sono coerenti con le migliori tecnologie oggi disponibili (BAT) ma in molti casi si pongono ben oltre le BAT medesime (come, ad esempio, nel caso della copertura dei parchi primari e secondari; della chiusura completa dei nastri trasportatori, del rispetto del limite per le polveri pari ad 8 mg/Nm3 alle batterie; ecc.). Tale percorso di attuazione degli interventi ambientali è, appunto, ben avviato e prosegue a pieno ritmo”.

Riguardo alle famose collinette ecologiche, è stato chiarito che “Sono state realizzate negli anni ’70 quale presidio fisico a protezione del quartiere Tamburi e non sono interessate da alcuna attività operativa dello stabilimento e, pertanto, nessun provvedimento adottato per contrastare asseriti rischi derivanti dalle “collinette ecologiche” potrebbe essere diretto ad ArcelorMittal e, soprattutto, potrebbe limitare l’attività industriale dello stabilimento”.

Per concludere:
Un’eventuale ordinanza di sospensione dell’attività dello stabilimento comporterebbe invece danni gravissimi proprio rispetto a quei beni che il provvedimento vorrebbe asseritamente tutelare.….. Sotto altro profilo, le operazioni di fermata degli impianti implicano un rischio elevato in termini di sicurezza. Per poter essere effettuate in sicurezza per i lavoratori e per la pubblica incolumità dette azioni debbono essere correttamente programmate e necessitano un tempo tecnico di attuazione molto lungo che varia a seconda dei diversi impianti (altoforni, batterie, ecc.). Un’eventuale fermata delle cokerie determinerebbe pertanto l’impossibilità tecnica di riattivazione e la conseguente chiusura di tutto lo stabilimento in modo permanente data la dimensione dello stesso”.

“Le gravi criticità in termini di sicurezza e di danno ambientale si aggiungono agli impatti, fin troppo ovvi, che il provvedimento avrebbe in termini occupazionali nonché alle conseguenze di natura economica, rispetto a cui ArcelorMittal si riserva fin d’ora ogni più ampio diritto”.