La pasta ci costerà di più a breve: l’inflazione colpisce anche il grano duro

Carboidrati più cari a breve, perché l'inflazione non risparmia nulla, neppure il grano duro, e quindi nemmeno penne, spaghetti o fusilli. Le ultime.

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Sarà un autunno difficile per i consumatori e risparmiatori italiani, che se la dovranno vedere non solo con il caro bollette, problema che il governo sta cercando di arginare (per saperne di più, leggi questo articolo), ma anche con il caro pasta. Tutta colpa dell’inflazione, che spinge in su anche il grano duro, influendo così sul prezzo dei carboidrati. Il grano manca, le associazioni di settore stanno iniziando a dare l’allarme e tra l’autunno e l’inverno, ovvero tra Natale e inizio 2022, potremmo dover fare a meno di pasta e pizza e quella che ci sarà costerà molto.

Dopo le bollette la pasta: produzione grano duro in calo

L’allarme è stato dato da Giuseppe Ferro, amministratore delegato del pastificio La Molisana, al Sole 24 Ore, prevedendo uno scenario molto difficile per i produttori, visto che il Canada, il Paese maggior produttore al mondo di grano duro, ha prodotto quasi la metà di quanto prodotto di consueto (3,5 milioni di tonnellate invece di 6,5%), con un crollo delle forniture del 26% a causa anche di fattori climatici, quali aridità e siccità. L’allarme è da prendere sul serio, perché Ferro ha detto che “nemmeno durante la guerra mancò così tanto grano”. Non ci dovrebbero essere meno scorte, ma un rialzo dei prezzi importanti, considerando che da un mese all’altro i prezzi mondiali hanno registrato un rialzo del 9%.

La tempesta perfetta sta arrivando

Il presidente di Italmopa Silvio Grassi ha ricordato come già lo scorso luglio si preannunciò l’arrivo di una “tempesta perfetta sul mercato del grano duro alla luce delle significative flessioni produttive attese in alcuni paesi produttori ed esportatori e al basso livello di scorte internazionali di grano duro”. Previsioni pessimistiche che però sono state confermate, considerando l’aumento delle quotazioni della materia prima oltre il 65% in soli 60 giorni (500 euro a tonnellata, ovvero il doppio rispetto alla media di 250 euro a tonnellata, valore registrato negli ultimi 5 anni).

Crisi del grano duro? Colpa del clima

Per il Direttore Commerciale di Pasta Garofalo, Emidio Mansi, come riportato dal sito di Nicola Porro, “stiamo vivendo un momento molto complicato. I nostri grani autoctoni erano già in forte aumento di prezzo, quando la situazione generale è stata complicata da ciò che è accaduto in Canada e nelle Americhe”. Si parla di siccità, di fattori climatici che hanno influito notevolmente sulla produzione di grano. “Non è un fenomeno che passerà in fretta”, la conclusione.