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Taranto: restauro reperti del relitto di Otranto alla Soprintendenza

Restauro reperti del relitto di Otranto a Taranto presso la Soprintendenza

Taranto, restauro reperti
Taranto, restauro reperti

TARANTO Dario Franceschini, Ministro dei Beni Culturali ha dichiarato sulla sua pagina Facebook che occorre investire sull’archeologia subacquea per ricercare sempre più informazioni sulla Magna Grecia. In dettaglio gli studi recenti della Soprintendenza nazionale per il Patrimonio Subacqueo sul relitto individuato nel 2019 a 780 metri di profondità nel canale di Otranto invitano a procedere in questa direzione.

Restauro reperti a Taranto, parla Franceschini

“L’archeologia subacquea è uno dei settori di ricerca più importanti del nostro Paese su cui è necessario tornare a investire. Siamo un paese circondato dal mare e abbiamo un ricco patrimonio culturale sommerso che va ancora studiato, salvaguardato e valorizzato. Le recenti indagini del canale di Otranto confermano che si tratta di un patrimonio ricchissimo in grado di restituirci non solo i tesori nascosti nei nostri mari. Ma anche la nostra storia”, queste le parole del ministro Franceschini.

La soprintendente di Taranto

Inoltre la soprintendente di Taranto e Archeologa Barbara Davidde dice “Le tecnologie solitamente utilizzate nell’ambito dei lavori della pratica subacquea industriale del comparto “oil & gas”, utilizzate sotto il controllo attento degli archeologi della Soprintendenza, hanno permesso di portare in superficie parte del carico del primo relitto databile all’inizio del VII secolo a.C. ritrovato nel mar Adriatico; si tratta di un recupero di eccezionale importanza. Questo anche per le tecnologie utilizzate per il recupero, realizzato nei mari italiani a quasi 800 metri di profondità”.

Massimo Osanna sulle scoperte archeologiche

“La scoperta ci restituisce un dato storico che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia, meno documentate da rinvenimenti subacquei; poi dei flussi di mobilità nel bacino del mediterraneo è un carico intatto che getta luce sulla prima fasi della colonizzazione greca in Italia meridionale. Grazie anche allo stato di conservazione significativo che ci permette di capire quello che trasportavano: non solo cibi come olive; ma anche coppe da vino considerate beni di prestigio e molto apprezzate anche dalle genti italiche”, ha spiegato Osanna.

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A questo proposito riprende la parola la Soprintendente di Taranto Davidde che spiega “Si tratta in particolare di tre anfore della tipologia corinzia A, dieci skyphoi di produzione corinzia, quattro hydriai di produzione corinzia, tre oinochoai trilobate in ceramica comune e una brocca di impasto grossolano, di forma molto comune a Corinto. Molto interessante il pithos, recuperato frammentario con tutto il suo contenuto costituito da skyphoi impilati al suo interno in pile orizzontali ordinate. In questa fase, se ne contano almeno 25 integri, oltre a diversi frammenti pertinenti ad altre coppe. Il numero totale degli skyphoi ed eventuali altri elementi contenuti originariamente nel pithos; saranno definiti attraverso uno scavo in laboratorio con la rimozione del sedimento marino” conclude l’intervento.

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