ArcelorMittal Taranto. In corso gli accertamenti disposti dalla Procura sulla morte del gruista Massaro

Occorre fare chiarezza riguardo i dispositivi anti-uragano delle gru.

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ArcelorMittal Taranto.

TARANTO – Sono stati due giorni importanti, caratterizzati dagli accertamenti tecnici disposti dalla Procura. Hanno riguardato l’inchiesta avviata sulla morte del gruista Mimmo Cosimo Massaro che ha perso la vita lo scorso 10 luglio.

Sulla città di Taranto si era abbattuta una tromba d’aria. Mentre l’operaio si trovava a bordo della macchina scaricatrice Dm5, la tempesta di vento lo ha fatto precipitare in mare assieme alla gru.

Nella giornata di ieri, il consulente tecnico della Procura Antonio Galati, si è recato sul luiogo della disgrazia.

Si è avvalso della collaborazione dei consulenti tecnici di parte Giuseppe Carbone, Luca Tagliente, Maurizio Scudella. Angelo Gentile, Massimo Trotta, Antonio Ficarella, Lorenzo Spinelli e Salvatore Pantone. Si sono recati sul luogo della disgrazia per rimuovere i teli antivento che coprivano le due gru Dm6 e Dm8 rimaste in bilico sul quarto sporgente, dopo essere finite addosso al Dm5.

Dopo l’ispezione si è proceduto all’esame di un dispositivo anti-uragano, montato su una delle gru.

10 le persone indagate per la tragedia del 10 luglio scorso.

Per la morte del gruista Massaro sono state indagate dieci persone:

  • Stefan Michel Van Campe, il datore di lavoro e gestore dello stabilimento di Taranto di ArcelorMittal Italia;
  • Vincenzo Di Gioia, capo area sbarco materie prime Carmelo Lucca;
  • Giuseppe Dinoi, capo reparto di esercizio;ù
  • Domenico Blandamura, capoturno esercizio quarto sporgente;
  • Stefano Perrone, capo squadra esercizio quarto sporgente;
  • Mauro Guitto, capo reparto manutenzione meccanica;
  • Andrea Dinoi, capo reparto di manutenzione elettrica;
  • Teodoro Zezza, capoturno di esercizio al quarto sporgente;
  • ArcelorMittal Italia, indagata per l’illecito amministrativo della legge 231 del 2001 che disciplina la responsabilità delle imprese, in ordine all’omicidio colposo.

Alle ricerche dello sfortunato Cosimo Mimmo Massaro hanno partecipato il nucleo sommozzatori subacquei dei carabinieri di Pescara che hanno ritrovato il corpo dopo tre giorni di ricerche. Hanno collaborato la Guardia Costiera e ai Vigili del fuoco, con il supporto dello Spesal.

Dall’esame eseguito sul corpo da parte del medico legale Marcello Chironi, è emerso che il decesso è avvenuto per annegamento, poiché la ferita alla testa non era in grado da sola di causarne la morte.

Da quanto è emerso dalle indagini, i dieci indagati avrebbero “permesso l’utilizzo di apparecchiature di sollevamento, le gru di banchina,  “non idonee all’uso da parte dei prestatori di lavoro. Omettendo di collocare impianti destinati a prevenire infortuni sul lavoro, ovvero rimuovendoli o danneggiandoli, in tal modo cagionando l’infortunio mortale del lavoratore Mimmo Massaro”.

Accertamenti tecnici del consulente.

I pubblici ministeri hanno consentito al consulente di svolgere l’accertamento tecnico irripetibile. Permetterà di ricostruire la dinamica degli eventi e individuare quindi le cause che hanno cagionato la caduta in mare della scaricatrice Dm5 e la traslazione delle gru Dm6 e Dm8.

Con gli accertamenti che riprenderanno il 4 settembre, il consulente dovrà verificare le condizioni strutturali e manutentive delle gru.

Dovrà accertare se al momento del loro utilizzo fossero in condizioni di sicurezza, come disposto dalla normativa vigente.

Dovrà essere verificato, infine, se l’attività lavorativa fosse svolta “nel rispetto delle procedure e delle normative in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.