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Incontro ex Ilva Taranto al ministero, le novità

Taranto: vertice al Ministero per il futuro dell'azienda ionica

Ex Ilva di Taranto
Ex Ilva di Taranto

TARANTO – Nuovo incontro per l’ex Ilva di Taranto questa volta al ministero dello sviluppo economico a Roma dove hanno preso parte anche Michele Emiliaro e il ministro Giorgetti oltre che ai sindacati e allo parti sociali. Al termine del vertice i partecipanti hanno rilasciato diverse dichiarazioni.

“Il piano presentato – afferma Giancarlo Giorgetti – è realistico ma non semplice. Il passaggio all’idrogeno e la gestione e le conseguenze degli aspetti occupazionali hanno bisogno di tempo”. Per questo, prosegue il ministro dello sviluppo economico, e alla luce del fatto che “il quadro delineato oggi è più complicato di quanto ci aspettassimo, serve fiducia e speranza da parte di tutti coloro che oggi siedono a questo tavolo . Il governo farà la sua parte, continuerà a lavorare con spirito costruttivo mettendo ordine in un pacchetto di norme e di strumenti che consentano di gestire la fase di transizione verso il green di un settore strategico quale quello dell’acciaio”.

La nota della Fiom-Cgil

“Si è svolto oggi l’incontro su Acciaierie d’Italia alla presenza dei Ministri Giorgetti e Orlando, del Presidente e dell’Amministratore delegato del gruppo siderurgico. Sono state presentate le linee guida di un piano industriale che delineano un’ipotesi di percorso che traguarda i prossimi dieci anni, ancora molto lontane dal dettaglio degli investimenti, delle risorse e dei tempi necessari alla realizzazione del piano stesso. Si è molto insistito sulle condizioni esterne, a partire da quelle contenute nell’accordo tra Governo e ArcelorMittal del dicembre 2020: la necessità del dissequestro degli impianti, la possibilità che da esso deriva la disponibilità al finanziamento corrente, alla variabilità del costo del gas, dell’elettricità, dai percorsi autorizzativi per quanto riguarda la nuova autorizzazione integrata ambientale“. Così in una nota congiunta Francesca Re David segretaria generale Fiom-Cgil e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia.

“Lo scenario delineato a dieci anni prevederebbe il passaggio dal ciclo integrale all’idrogeno con una transizione accompagnata dall’introduzione dei forni elettrici, fino alla completa sostituzione. In tale contesto dovrebbero essere redistribuiti e reimpiegati gli attuali livelli occupazionali che per quanto ci riguarda comprendono anche i lavoratori in amministrazione straordinaria. Si tratta, quindi, di scenari di lungo termine largamente condizionati da elementi non disponibili alla contrattazione tra le parti, mentre continuiamo a registrare l’assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie e il sistematico ricorso alla cassa integrazione. E’ evidente che non ci può essere una separazione tra i due piani, quello della prospettiva dell’idrogeno e quello della la gestione della transizione. E’ quindi necessario e urgente un tavolo sindacale che affronti, stabilimento per stabilimento, la realtà delle cose oggi e le prospettive industriali, ambientali e occupazionali di tutto il gruppo” infine dichiarano la Re David e Venturi.

Ex Ilva: Presente anche la Fim

“È stato un incontro interlocutorio che però ha cominciato a fare chiarezza rispetto ai tempi e il programma di decarbonizzazione 10 anni per rendere il sito di Taranto carbon neutral e che dovrà dare un futuro stabile a questo grande polo siderurgico. Sul tavolo però ci sono ancora molte difficoltà; non ultima che cosa succede a maggio del 2022 nel rapporto tra Stato e Arcelor Mittal rispetto al nuovo assetto societario che si verrà ad avere con l’aumento della quota di maggioranza e conseguente controllo pubblico”. E’ quanto affermano in una nota il segretario generale della Fim Cisl Roberto Benaglia e il segretario nazionale Valerio D’Alò sull’incontro che si è svolto al Mise su Acciaierie D’Italia.

Poi “Su questo fronte sono emerse molte criticità rispetto agli equilibri del nuovo assetto societario perché, da un lato c’è il tema degli approvvigionamenti dell’energia e dei costi necessari al nuovo impianto, dall’altro c’è quello di chi mette le risorse e come. Serviranno infatti quattro miliardi, nell’arco del decennio. A tanto ammontano gli investimenti necessari alla decarbonizzazione del sito – aggiungono -. Nel frattempo però bisogna continuare a lavorare in un impianto che ha scarsa manutenzione, con un problema di sicurezza e gli impianti che lavorano in maniera alternata e con aziende dell’indotto che non vengono pagate. C’è infatti una grave crisi di risorse finanziarie che va risolta rapidamente per permettere all’impianto di poter continuare a lavorare. Come Fim abbiamo chiesto di avviare un confronto dettagliato, un programma così lungo ha infatti bisogno di molti approfondimenti -, sottolineano i due sindacalisti, definendo – positivo che i ministri competenti abbiano anche ipotizzato l’idea di una legge speciale sulle decarbonizzazioni, legge necessaria non solo su Taranto, ma anche per tutte quelle aziende che stanno andando verso della carbonizzazione dalla siderurgia, all’automotive alla termomeccanica e tutti gli altri settori industriali che saranno fortemente impattati nei prossimi anni dalla transizione ecologica. Ci sarà bisogno di ammortizzatori speciali e di interventi sull’occupazione che non sono solamente la classica cassintegrazione ma di gestione e riqualificazione delle persone che saranno escluse dalla transizione ecologica”.

Il parere del sindacato Uilm

“Continuiamo a ricevere piani o progetti di aggiornamento, l’ultimo a luglio, mentre la situazione dell’industria siderurgica è in continuo cambiamento. Noi dobbiamo provare a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Un piano di dieci anni come quello che ci è stato a grandi linee accennato, di cui quindi non conosciamo i dettagli, è una eternità e la situazione impiantistica intanto è disastrosa, gli impianti si fermano e i lavoratori vengono messi continuamente a rischio”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm, a margine dell’incontro al ministero dello Sviluppo economico su Acciaierie d’Italia. “Il tema che ho posto al tavolo è innanzitutto capire se noi vogliamo che ci sia una giusta transizione verso la decarbonizzazione – spiega Palombella – perché è chiaro che su questo siamo tutti d’accordo, ma la decarbonizzazione non si fa in un giorno. L’insidia non è la magistratura – continua – perché con questo trend gli impianti si fermeranno prima, questa è la verità. L’industria siderurgica ha bisogno di investimenti continui”.

“Al momento – continua – abbiamo migliaia di lavoratori in cassa integrazione, le ditte terze non vengono pagate e i lavoratori di Ilva in As non sono stati neanche considerati. Siamo in grado di assicurare un futuro a questi lavoratori? Quando iniziamo? L’unica certezza ce la può dare il rifacimento dell’altoforno 5, con tecnologie innovative a zero impatto ambientale come previsto dall’unico accordo sindacale del 6 settembre 2018, altrimenti diciamoci con chiarezza che possiamo già passare al piano b”. “E per quanto riguarda il dissequestro – aggiunge Palombella – occorre fare gli investimenti necessari affinché ciò avvenga, diversamente è chiaro che il giudizio della magistratura sarà negativo. Ma dobbiamo fare quello che tocca a noi per arrivare a quell’appuntamento con un piano credibile. Il messaggio di speranza di Bernabè è positivo – conclude – ora inizia un confronto per discutere e approvare un piano che deve davvero tutelare ambiente e occupazione”.

Taranto, le parole di Ugl Metalmeccanici

“Abbiamo sollevato forti dubbi su quanto sta accadendo in merito agli ammortizzatori sociali per i lavoratori diretti e dell’indotto. Abbiamo chiesto l’impegno dello Stato nel monitorare le spese di avanzamento del piano industriale e degli aspetti produttivi, ritenendo legittimo conoscere nel dettaglio questioni che ad oggi appaiono troppo fumose”. Lo hanno dichiarato il segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, il vice segretario nazionale con delega alla Siderurgia, Daniele Francescangeli, e la Rsu dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto, che hanno partecipato all’incontro al Mise tra sindacati e ministri dello Sviluppo Economico, del Lavoro, della Transizione Ecologica, del Sud e i Presidenti delle Regioni Puglia e della Liguria.

“Vogliamo conoscere – sottolineano – il progetto complessivo, visto che, il 6 dicembre 2021, Acciaierie d’Italia ha incontrato i sindacati per dare avvio all’ennesima richiesta di Proroga della CIGO che, per ulteriori 13 settimane, interesserà 3500 lavoratori dello stabilimento di Taranto. Vogliamo altresì sapere quali saranno gli impianti fusori che produrranno i 6 milioni di tonnellate ‘garantite’ nel 2022 dalla proprietà, visto che a partire dal 1° dicembre 2021 è stato ‘necessario’ fermare l’Altoforno 4 per problemi tecnico-impiantistici che ‘comportano un urgente e straordinario programma di manutenzione dello stesso’, con inevitabili ripercussioni su tutto il ciclo produttivo dello stabilimento. Se e quando verranno realizzati i nuovi forni elettrici. Quando saranno raggiunti i volumi di garanzia, considerando che l’ad Morselli ha dichiarato che saranno necessari 10 anni per rendere sostenibile ambientalmente Acciaierie d’Italia”. “Alla luce della preoccupante situazione occupazionale del polo siderurgico di Taranto, richiediamo il monitoraggio del Mise e del Ministero del Lavoro e delle Regioni Puglia e Liguria, anche per coloro che dovranno attendere il reimpiego e l’erogazione degli ammortizzatori straordinari e degli investimenti di competenza. Posto che l’azienda ha confermato la volontà di non licenziare nessuno, ma di rilanciare con investimenti che porteranno a ottenere un prodotto con impatto ambientale vicino allo zero”, concludono.

Infine anche USB ha partecipato al dibattito sul lavoro

“L’incontro odierno presso il Ministero dello sviluppo economico ha dimostrato che USB ha sempre avuto ragione: definito da qualcuno addirittura preliminare, l’incontro non ha permesso in alcun modo di valutare concretamente il “piano” di Acciaierie D’Italia. Al MiSE abbiamo visto solamente un’azienda che ha posto una serie infinita di pregiudiziali e condizionalità per poter andare avanti (su un piano che si svolgerebbe in un arco temporale di 10 anni) partendo dal dissequestro degli impianti, passando per la questione energetica e finendo col porre la questione di un accordo sindacale che discuta di come gestire l’occupazione. USB ha ribadito che l’unica discussione possibile è quella che salvaguardi il reddito e l’occupazione di tutti i lavoratori, compresi quelli di Ilva in AS, neanche menzionati, e le società in appalto che non sono più in grado di pagare gli stipendi tredicesima mensilità”. E’ quanto si legge in una nota dell’Unione Sindacale di Base – Industria.

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“Non ci accontentiamo di favole e abbiamo ribadito che la questione doveva essere affrontata in un quadro di accordo di programma con la totale dismissione delle fonti altamente inquinanti e abbiamo espresso la necessità di un intervento legislativo straordinario per gestire il quadro reddituale e l’occupazione dentro al contesto straordinario della transizione ecologica e del rilancio industriale della siderurgia. Il Governo si assuma le sue responsabilità e se le assuma fino in fondo” concludono dall’Unione Sindacale di Base – Industria.

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