Ex Ilva Taranto: manca l’accordo sulla cassa integrazione

Ex Ilva di Taranto
Ex Ilva di Taranto

TARANTO – Niente da fare a Taranto, sindacati e Acciaierie d’Italia sono distanti dal raggiungere un accordo sulla Cassa Integrazione dei lavoratori nonostante l’incontro che si è tenuto presso il Ministero del Lavoro. C’è molta disapprovazione dalla parte sindacale per quanto sta avvenendo in queste fasi che non stanno portando a nessun risultato specifico.

Ex Ilva Taranto, parlano i sindacati

Sono molto chiare e precise le parole del sindacato Ugl Metalmeccanici che era presente all’incontro coi suoi delegati. «Acciaierie d’Italia ha prospettato il reintegro dei lavoratori da collocare in Cigs non al raggiungimento di 6 milioni di tonnellate di produzione bensì di volumi produttivi pari a 8 milioni di tonnellate l’anno, quindi al completamento della prevista riorganizzazione che presumibilmente si realizzerebbe nel 2025. Le troppe incognite nel modo e soprattutto nei tempi di gestione e realizzazione del piano industriale, non del tutto noto alle organizzazioni sindacali, hanno reso vano l’incontro al Ministero del Lavoro».

Poi «i dubbi – conferma l’organizzazione sindacale – e le paure di un’intera forza lavoro, ormai stremata e sfiduciata dal modus operandi di Acciaierie d’Italia. Ribadiamo, a gran voce, che per noi è ancora efficace l’accordo del settembre 2018, che ogni lavoratore ha la sua dignità che da troppo tempo è ignorata. Si tratta della forza-lavoro che ha permesso all’acciaieria tarantina di essere un fiore all’occhiello della filiera siderurgica». Questa la fotografia della situazione attuale vista dall’Ugl.

Occasione persa per Cisl

Luigi Sbarra della Cisl commenta dal punto di vista della sua sigla sindacale l’esito dell’incontro. “E’ stata un’occasione persa il confronto con l’azienda per limitare il ricorso alla cassa integrazione. La domanda di acciaio è in aumento e questa è la ragione per la quale avevamo chiesto di aprire una seria riflessione per discutere di piano industriale, di rilancio della capacità produttiva, di salvaguardia dei posti di lavoro. Il ricorso agli ammortizzatori sociali è sbagliato perché tra le tante negatività colpisce e indebolisce il reddito dei lavoratori. Non servono le decisioni unilaterali: bisogna invece avviare una stagione, una fase nuova di confronto, che metta al centro il principio della responsabilità sociale delle imprese e la valorizzazione delle relazioni industriali”.

Cantoro di Fim Cisl rilascia dichiarazioni

Purtroppo Cantoro fa notare che la situazione è critica per «centinaia di piccole e medie imprese del territorio ionico, prevalentemente mono committenti collegate ad Acciaierie d’Italia. Le aziende d’appalto continuano a permanere in uno stato di totale e forzato immobilismo perché a un proporzionale e crescente incremento di volumi produttivi, gli interventi manutentivi non solo di carattere ordinario ma anche straordinario, vengono clamorosamente trascurati e posti in secondo piano. Il tutto a discapito della necessità e dell’urgenza di intervento impiantistico, nonché della sicurezza dei lavoratori». Inoltre sempre il segretario Fim aggiunge che la «condizione non solo di fatto determina situazioni estremamente critiche sotto il profilo di esposizioni al rischio tenuta impianto, ma di rimando, collassa interi comparti delle aziende d’appalto che sono costrette inevitabilmente ad aprire procedure di cassa integrazione o addirittura a chiudere».
La situazione «risulta ulteriormente aggravata – aggiunge ancora Cantoro – dalla cronica difficoltà finanziaria, causata dalle dilatate e arbitrarie tempistiche di pagamento della committente Acciaierie d’Italia e dal crescente disequilibrio strutturale legato ai ritardi nei pagamenti, causativo, tra l’altro, dell’accumulo di crescenti ritardi nei pagamenti delle competenze dei dipendenti della società e di crescenti difficoltà di pagamento di fornitori e approvvigionamento delle materie prime». Occorre evitare «il baratro, a fronte – conclude il segretario Fim – del disastroso e drammatico contesto posto in essere, auspichiamo un definitivo cambio di passo che vada nella direzione di smorzare le grandi tensioni sotto il profilo economico e sociale scaricate sulla collettività». Queste le parole molto dirette.

Vincenza Labriola rilascia un comunicato

Anche Forza Italia con Vincenza Labriola ha voluto rilasciare un comunicato stampa in cui esprime la propria posizione in relazione alla fumata nera avvenuta al Ministero del Lavoro. Infatti la parlamentare da detto: “La fumata nera arrivata dal Ministero del Lavoro è la cartina tornasole di un Governo che non ha intenzione di mettere in campo le soluzioni migliori per il siderurgico tarantino. Sono anni che propongo di utilizzare il prepensionamento per ridurre il personale in esubero e di certificare la crisi industriale per fare fronte con responsabilità alle criticità ambientali e sanitarie che devono essere affrontate con responsabilità. Ecco perché è importante che le risorse stanziate per le bonifiche non vengano destinate ad altro, come si è tentato di fare con il decreto Sostegni prima e con quello energia dopo. Taranto, con i giusti passaggi, può e deve diventare fiore all’occhiello della transizione energetica e di quella ecologica, ma serve l’aiuto del governo per superare le criticità che da anni minacciano i suoi cittadini. Basta morire per il Pil, abbiamo bisogno di certezze”. Molto chiara quindi anche la politica su questo fronte.

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