Ex Ilva Taranto: produzione quasi al minimo

Taranto: Ex Ilva ancora in una situazione grave. La nota

Ex Ilva di Taranto
Ex Ilva di Taranto

TARANTO – Grave quello che sta accadendo nell’impianto di Taranto gestito dall’azienda Acciaierie d’Italia. Infatti i sindacati denunciano ancora una volta da un lato la gestione ambigua della fabbrica e dall’altro la totale mancanza di disposizioni. Ecco il comunicato al veleno.

“Ci sono molti impianti fermi, il volume produttivo è basso e attualmente viene impiegata meno della metà della forza-lavoro con un un ricorso massiccio alla cassa integrazione. La presenza dello Stato nella compagine societaria, tramite Invitalia, non si nota assolutamente. Sembra che non sia cambiato nulla e l’incertezza regna sovrana”. Questo spiega il segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto-Brindisi, Biagio Prisciano con Pietro Cantoro, attuale membro della segreteria territoriale Fim Cisl, Rsu ed esecutivo di fabbrica di Acciaierie d’Italia, in merito alla situazione attuale dello stabilimento siderurgico.

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“La fabbrica – aggiungono – ora sta marciando con l’Acciaieria 2 e gli Altoforni 1 e 2 a basso regime, mentre l’Acciaieria 1 è ferma come l’Afo4 che ha seri problemi tecnici. Sono a casa anche i lavoratori del quarto sporgente del porto. Non stanno lavorando più di 3500-3600 persone al giorno come media con questo volume produttivo ed è un paradosso nel momento in cui l’acciaio è paragonato all’oro. Invece qui si va avanti con la cassa integrazione a go-go. E l’azienda rappresentata in questo momento da ArcelorMittal scarica tutto sul governo”.

L’accusa sindacale all’azienda

Secondo i due esponenti della Fim, “l’azienda si blinda dietro una non gestione. I dirigenti dicono di non avere direttive. Si sta andando molto a rilento, scarseggiano le manutenzioni ordinarie e quelle straordinarie stanno diventando utopia. C’è la necessità di spingere sull’acceleratore della transizione ma la fabbrica oggi viaggia veramente al minimo storico“. L’auspicio, concludono, “è che il prossimo anno arrivino le risposte che tutti attendono. Questi lavoratori non possono rimanere a vita in cassa integrazione a 700-800 euro al mese e la svolta green tanto sbandierata non deve rimanere una semplice dichiarazione d’intenti”. Così termina l’intervento del sindacato.