Leonardo Taranto: Fiom contro la chiusura

A Taranto per la Leonardo la Fiom insorge in difesa dei lavoratori

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TARANTO – La Fiom non ci sta e insorge contro la chiusura dello stabilimento Leonardo di Taranto. Infatti attraverso una nota inviata alla stampa mancano tutti i criteri relativi a una eventuale crescita aziendale e futura per i dipendenti. Ciò nonostante i grandissimi investimenti che il comparto aziendale sta effettuando anche grazie ai fondi del PNRR.

Leonardo Taranto: tutte le incertezze

“Nel piano industriale presentato dall’azienda è, al momento, evidenziato solo un mero trasferimento di risorse. Non esiste alcuna evidenza di ottimizzazione e crescita industriale nel senso stretto del termine. Si ribadisce ancora una volta che la FIOM chiede il rilancio del sito industriale di Taranto (Paolo VI), creando sinergia sul territorio locale, a partire dalla Università che, per esempio, risulta essere un centro di eccellenza internazionale per la Cyber security, tema sul quale la Leonardo sta investendo moltissimo (vedi PNRR). Non si intravede altresì alcun punto di contatto con la divisione Aerostrutture tale da rendere il trasferimento della divisione Elettronica propedeutico a futuri investimenti in questo settore” proseguono dalla Fiom.

Lavoratori chiedono chiarezza

Per questo i lavoratori confessano di ritenere insufficiente e inaccettabile la modalità attraverso la quale l’azienda sta affrontando questo processo tenendoli all’oscuro di tutto. Infine non manca l’auspicio per favorire una riconversione ecologica da parte dell’azienda.

“I lavoratori ritengono inaccettabile il pressapochismo con cui l’azienda sta trattando questo delicato tema e intendono evidenziare la centralità dei lavoratori in questo processo che al momento li vede completamente all’oscuro di tutto. In ogni caso la FIOM, qualsiasi sia il piano industriale, al momento ignoto, che sottende a questo trasferimento, chiede di avere una chiara evidenza del perché questo sia impossibile da realizzare a Taranto (Paolo VI), sito che dovrebbe anzi essere preservato e valorizzato proprio perchè parte di un territorio che presenta un tessuto industriale già in crisi e per il quale si auspica una riconversione ecologica”

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