Operai Taranto in rivolta: “Governo di irresponsabili”

Per i sindacati, l'addio di ArcelorMittal a Taranto dipende anche dal Governo nazionale.

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Riconoscimento editoriale: Bridgesward / Pixabay.com

TARANTO – I sindacati degli operai Taranto attendono risposte immediate dal Governo nazionale dopo la chiusura dell’Ex Ilva annunciata da ArcelorMittal.

“Siamo di fronte ad un vero e proprio ricatto della multinazionale e ad una mancata programmazione di politiche industriali da parte del governo che continua a non affrontare un tema scottante come il futuro ambientale, occupazionale e industriale di Taranto e di tutto il Mezzogiorno” spiegano i sindacati degli operai Taranto Fim, Fiom e Uilm.

Secondo i sindacati, la società ora deve chiarire se rispetterà il contratto di settembre 2018. Anche il Governo deve fare la sua parte, predisponendo un tavolo.

Per la Fiom, il Governo sta pensando a mettere la tassa sulle bottigliette di plastica [Plastic Tax, inserita nella Manovra 2020 n.d.r], piuttosto che pensare a 15mila lavoratori tarantini e a una produzione di acciaio pari al 2% del Pil nazionale.

Secondo il segretario della Fiom, il Governo non poteva non sapere della decisione di ArcelorMittal e non ha fatto nulla per impedirla.

Anche il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha commentato la vicenda degli operai Taranto su Twitter: “Siamo davanti ad un vero disastro industriale, sociale ed ambientale. Chiediamo a questo punto al Governo di intervenire ed alla azienda di recedere da questa decisione. Porremo stasera questo tema al presidente del Consiglio Conte come una priorità assoluta da affrontare per il bene della comunità di Taranto, del Mezzogiorno e del Paese tutto”.

Operai Taranto ed Ex Ilva: le opinioni delle federazioni

Oltre ai sindacati, anche la Federacciai ha commentato la notizia. Per il Presidente Alessandro Banzato, questa soluzione costringerà le aziende della filiera ad acquistare a caro prezzo l’acciaio necessario all’estero. Quindi, si aspettano danni per tutto il comparto. Il presidente punta l’accento anche sul grave danno industriale che porterà l’addio a importanti posti di lavoro, con ricadute su Taranto e sul territorio nazionale.

Anche da Cgil Puglia si spera in un cambio di rotta. “Impresa e governo rispettino gli accordi già presi che consentono, non senza responsabilità sul mantenimento dei livelli occupazionale e impegni di investimento sulla compatibilità ambientale”.

Per Federmeccanica, il problema degli operai Taranto dipende solo dallo scudo penale non dato ad ArcelorMittal. Per Federmeccanica, quindi, è venuto meno un legame di fiducia tra le parti e si è scelta la via della sfiducia a livello legale. Non essendoci più i presupposti, quindi, la società ha deciso di andarsene.

In realtà, in tanti temono che lo scudo penale non sia l’unico motivo. Entro il 15 dicembre, infatti, si dovevano completare dei lavori per ridurre l’impatto ambientale. In più, un altoforno doveva essere spento per via della sentenza del Tribunale di Taranto, riducendo così la produzione.

La stessa azienda ha dichiarato che l’assenza di uno scudo penale era tra le cause della richiesta di rescissione del contratto, ma non ha spiegato le altre motivazioni.

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