Spagna settimana lavorativa 4 giorni: ecco dove si lavora meno

Ci sono dei Paesi in Europa in cui si lavora di meno e si produce di più. Intanto in Spagna diventa realtà la settimana lavorativa di 4 giorni a settimana.

settimana lavorativa

La Spagna ha deciso di approvare la settimana lavorativa di quattro giorni proposta dal partito di sinistra Mas Pais: 32 ore di lavoro a settimana, un esperimento che servirà a capire se il Paese potrà diventare più produttivo. Stando ai dati in essere, infatti, il Paese iberico sembra essere tra i posti meno produttivi del vecchio continente, ma è anche quello in cui si lavorano più ore. Questa è la diretta e naturale conseguenza del fatto che lavorare di più non significa essere più efficaci sotto l’aspetto della produttività. Ridurre l’orario di lavoro, 32 ore a settimana anziché 40, invece, potrebbe aiutare il soggetto a essere più produttivo (con beneficio per l’azienda), meno assente e soprattutto più sereno e felice, nella vita come nell’azienda per cui opera. In Spagna già l’azienda Software Delsol ha testato la settimana lavorativa di quattro giorni, con risultati molto efficaci sotto l’aspetto della produttività. La novità estesa nel Paese iberico di lavorare 4 giorni a settimana andrà a coinvolgere circa 200 aziende, per un totale di 3-6 mila dipendenti.

Spagna settimana lavorativa 4 giorni: il Paese con meno ore (e stipendio buono)

Quanto sopra esposto è il frutto anche di una logica che va a demolire il classico cliché dell’Europa settentrionale che lavora di più e dell’Europa del Sud scansafatiche e pigrona. I dati dicono tutt’altro, visto che al nord si impegnano meno ore e al Sud si lavora di più. Uno stereotipo demolito se si considera anche che la maggior produttività si ha al nord, ovvero proprio dove si lavora di meno.

Stando ai dati aggiornati al 2019, è l’Olanda il Paese dove si lavora meno ore alla settimana, mentre quello in cui si lavora di più è la Grecia. Come già anticipato, però, la produttività derivante dall’attività professionale non dipende da quanto tempo i residenti di un territorio si trovano sul posto d’impiego, bensì il livello di sviluppo dell’economia nazionale, il suo grado di specializzazione, la platea di professioni più diffuse (quindi, a ritroso, anche la qualità della formazione di un Paese) e più remunerate. Per fare un esempio, un Paese di soli operai sarà meno ricco di un Paese di soli banchieri, anche se i primi si spaccano le ossa 10 ore al giorno e i secondi (è un esempio) 5 ore al giorno.

I Paesi europei dove si lavora di meno

Tra i Paesi in cui si lavora di meno ma si guadagna comunque bene spicca l’Irlanda, dove gli abitanti sono felici di lavorare 34 ore a settimana per avere una retribuzione media annua stimata in 38 mila dollari. Va detto che in questo Paese il minor numero di ore (in media) è determinato anche da una scelta individuale dei lavoratori, molti dei quali preferiscono un turno lavorativo part-time, per lavorare 4 ore al giorno e dedicare il resto della giornata ad altre attività o alle proprie passioni.

Stesso discorso vale per la Norvegia, con 33 ore alla settimana per 33 mila euro di stipendio annuo. Nel Paese scandinavo i lavoratori genitori hanno anche notevoli benefici, come un congedo parentale di ben 43 settimane (circa 9 mesi). Lo stesso numero di ore si registra in Danimarca, dove lo stipendio medio ammonta a circa 35 mila euro. Per i dipendenti sono poi previsti importanti benefici a livello di ferie (almeno 5 settimane) e sussidi. Infine l’Olanda, con le sue 29 ore settimanali, è il Paese che più si avvicina ai quattro giorni di lavoro a settimana. Non è proprio così perché il monte orario di cui è stata stabilita la media comprende molti contratti part-time. Scelta che però non influenza la retribuzione media annua, che si aggira attorno ai 35 mila euro.

Ora che anche la Spagna ha deciso di ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni anziché cinque (i dettagli saranno discussi prossimamente con il governo), il discorso potrebbe trovare nuova linfa vitale anche in altri Paesi del vecchio continente, generando dibattiti e, perché no, proposte di riforme.