TARANTO – I Sindacati denunciano il comportamento di ArcertMittal che ancora una volta dimostra che la produzione vale più della vita umana.

Il coordinatore provinciale dell’Usb, Francesco Rizzo, in una nota scrive che in alcune aree del siderurgico ArcelorMittal, al fine di assicurare il funzionamento dei macchinari, sarebbero stati riconosciuti dei premi in busta paga.

L’importo del premio, pari a circa 500 euro, è stato destinato a quei lavoratori che avrebbero rinunciato allo sciopero indetto in occasione della tragica morte di Cosimo Masaro, il 40enne di Fragagnano precipitato in mare il 10 luglio, all’interno della gru su cui stava lavorando, nel IV sporgente.

Sindacati denunciano. Al degrado degli impianti si aggiunge quello morale.

Rizzo sottolinea che al degrado degli impianti che mettono a rischio la vita degli operai, si aggiunge anche il “degrado morale” e aggiunge “Questi premi produzione riconosciuti dall’azienda hanno un sapore macabro e dimostrano il peso che i gestori conferiscono alla produzione di fronte al valore che danno ad una vita umana”.

I coordinatori di Fim, Fiom e Uilm: Vincenzo La Neve, Francesco Brigati e Gennaro Oliva, condividono appieno lo stesso stato d’animo, e scrivono in un documento congiunto, che il metodo adottato nel Siderurgico di Taranto, ricorda “La cattiva gestione dei Riva che utilizzava la propria fascia di controllo per garantire la produzione anche in presenza di gravi carenze impiantistiche”.

I coordinatori di Fim, Fiom , Uilm affermano che qualche giorno fa è arrivata ai dipendenti una lettera, da parte dell’amministratore delegato, con la quale si esortano gli operai ad “avere fiducia e speranza per il futuro industriale, ambientale e occupazionale del gruppo in accordo ad un nuovo modello manageriale”.

Nonostante ciò, si dimostra ancora una volta che la produzione viene sempre prima, anche “di fronte alla perdita di vite umane”.

Su questo comportamento, i sindacati non possono che prendere le distanze, sconcertati da tale comportamento. Anzi aumentare la conflittualità nei confronti di chi non rispetta la vita umana.