Arriva da Reggio Calabria la nuova terapia sperimentale contro il Coronavirus

La nuova terapia sperimentale contro il Coronavirus utilizza una sostanza che si chiama adenosina, tutti i pazienti trattati sono guariti.

0
168
Ospedale Reggio Calabria

Da Reggio Calabria arrivano segnali di speranza positivi per combattere la pandemia. La nuova terapia sperimentale contro il Coronavirus utilizza una sostanza che si chiama adenosina e tutti i pazienti trattati sono guariti. La tecnica messa ha infatti permesso a 13 pazienti su 14 trattati di risolvere i gravi problemi respiratori da cui erano affetti. Si tratta di un risultato eccezionale, che può cambiare radicalmente la situazione e darebbe una speranza concreta di debellare il virus.

La nuova terapia sperimentale si è rivelata positiva

La nuova terapia sperimentale contro il Coronavirus è stata messa in atto da primario di oncologia del Gom, il dottor Pierpaolo Correale, grazie a una sua intuizione. Un team di specialisti ha approfondito lo studio e ha dunque messo in atto una tecnica innovativa progettata in collaborazione con il dottor M. Sitkovsky del “New England Inflammation and Tissue Protection Institute, Northeastern University” di Boston. Il trattamento progettato dal team si è rivelato utile anche quando sono presenti infiammazioni polmonari non causate dal coronavirus.

In cosa consiste la terapia

La nuova terapia sperimentale contro il Coronavirus consiste nel somministrare dall’esterno una sostanza che agisce sui recettori dell’adenosina. La sostanza viene somministrata mediante aerosol e grazie ad essa nel giro di 120 ore l’infiammazione si è spenta. Sono guariti 4 su 6 pazienti in rianimazione sono guariti. In tutto sono 13 i pazienti guariti sui 14 trattati. L’Aifa sta approfondendo adesso lo studio sulla terapia per capire se effettivamente può rappresentare una svolta per combattere il coronavirus. Pochissime sono state anche le controindicazioni riscontrate, quindi il risultato ottenuto apre una nuova speranza per combattere l’infezione. La ricerca si è sviluppata in parallelo in ambito di laboratorio e clinico e ha coinvolto, oltre all’Università di Boston, anche il Policlinico Umberto I di Roma, l’Università Tor Vergata di Roma, l’Università Luigi Vanvitelli di Napoli e l’Università La Sapienza di Roma.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui