Taranto, trasformazione dell’olio di frittura in carburante

A Taranto verrà trasformato l’olio di frittura in carburante. Questo verrà utilizzato per rifornire i pullman della città.

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Taranto, trasformazione dell’olio di frittura in carburante
olio di frittura in carburante, Riconoscimento editoriale: Flickr.com.

TARANTO – Una grande novità sa avvenendo nella città di Taranto: verrà infatti trasformato l’olio di frittura in carburante. Proprio così, l’olio di frittura diventerà biocombustibile e servirà per fare il pieno di carburante nei mezzi pubblici. A confermare la notizia è il sindaco della città che ha riferito di aver sottoscritto un patto con varie aziende interessate alla salvaguardia di Taranto e la Eni. L’esperimento di Enidiesel+ avrà come obiettivo alcuni autobus del trasporto pubblico locale e avvierà un processo di realizzazione di biocarburante a emissioni ridotte e di alta qualità.

Trasformazione dell’olio di frittura in carburante in sperimentazione

Come ha detto il sindaco, l’obiettivo di questo esperimento è quello di dare una innovazione positiva nella società, in modo tale da offrire ai cittadini servizi efficienti e in linea con quelli presenti in altre regioni d’Italia. Inizialmente il processo di trasformazione dell’olio di frittura in carburante avverrà sotto forma di test dal 1 marzo al 30 agosto. A beneficiarne saranno il Comune e le due aziende pubbliche locali che hanno aderito al progetto, l’Amat e l’Amiu. La Eni può avviare il progetto grazie ad un brevetto creato proprio dall’azienda stessa.

Raccolta dell’olio come avviene

L’olio utilizzato verrà fornito dai cittadini di Taranto all’Amiu e questa provvederà a portare il materiale alla bioraffineria Eni di Venezia e Gela. Per agevolare la raccolta dell’olio saranno installati nella città dei contenitori appositi e anche nella Raffineria della città pugliese. I lavoratori saranno adeguatamente istruiti per conferire correttamente l’olio da cucina e rielaborarlo. A breve il progetto potrebbe essere riproposto anche a Bari, vista la riduzioni delle emissioni nocive che consente di ottenere, ben fino al 40% e con un risparmio di circa il 4%. Lo scopo è quello di raggiungere progressivamente l’azzeramento delle emissioni fino ad arrivare ad azzerare l’utilizzo delle materie edibili.

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