Perché a Taranto si narrano ancora le storie delle sirene? La tradizione orale che incanta grandi e piccoli

Chi? Pescatori, nonne di quartiere, guide e insegnanti. Cosa? Storie di sirene che continuano a circolare tra banchine e cortili. Quando? Negli ultimi mesi, con l’arrivo dell’estate, durante passeggiate al tramonto e serate di quartiere. Dove? A Taranto, tra Mar Piccolo, Citta Vecchia e le Isole Cheradi. Perche? Per custodire memoria, educare al mare e valorizzare un turismo rispettoso.
Tra mito greco e geografia del Golfo
Taranto porta nel suo nome e nella sua storia un dialogo costante con l’acqua: il doppio seno marino, Mar Grande e Mar Piccolo, ha modellato economia e immaginario. Le sirene, figure ambivalenti tra fascino e pericolo, qui non sono soltanto echi omerici; hanno assunto accenti ionici, mescolando il retaggio della colonia di Taras con le voci dei mestieri del mare e delle famiglie affacciate sui canali. Al Museo Archeologico Nazionale, i reperti magnogreci raccontano una citta che ha sempre negoziato con i venti, i delfini, le rotte.
Le narrazioni tarantine personalizzano il mito: la sirena parla il dialetto, ammonisce sul rispetto delle correnti, indica ai piu giovani che il mare non si improvvisa. Non e un mostro, e un promemoria. E questa sfumatura, piu educativa che terrificante, spiega la persistenza del racconto tra nonni e nipoti.
La voce delle banchine: pescatori, cozze e vento di scirocco
Sul Mar Piccolo, dove la mitilicoltura disegna file regolari di pali e corde, gli anziani ricordano fischi e rimbombi che la notte trasformava in richiami. La fisica ha le sue risposte: il vento di scirocco, l’eco sulle cavita carsiche delle sponde, il fruscio delle cozze sotto i pontili. Ma la comunita preferisce tenere insieme scienza e narrazione, perche il racconto rende visibile cio che l’orecchio non spiega da solo.
Le storie raccolte nei circoli remieri accennano a sirene che salvano i distratti indicando fari e secche, che sgridano chi getta reti dove non si deve, che placano i piu giovani quando l’adrenalina supera l’esperienza. Nelle sere d’estate, le banchine della Citta Vecchia tornano teatro: chi arriva in visita per una passeggiata sul mare si ritrova spesso a seguire, in punta di piedi, una narrazione che spunta da un uscio aperto o da un gruppo di sedie in piazzetta.
Le sirene non sono solo personaggi. Sono un linguaggio del mare che la comunita usa per darsi regole senza manuali, ha spiegato un antropologo culturale che studia le tradizioni marinaresche dello Ionio.
Storie che educano: paure sane e tutela dell’ecosistema
Nel 2024 la cronaca ambientale ha ricordato quanto gli equilibri costieri siano delicati. A Taranto, il racconto delle sirene e diventato uno strumento didattico per parlare ai bambini di stagionalita del pesce, di correnti e di rispetto dei fondali. Le guide naturalistiche lo usano con misura: prima si osserva, poi si ascolta, infine si immagina. E il mare resta protagonista.
Il Mar Piccolo include zone umide e praterie sommerse che rientrano nella rete di tutela europea Natura 2000, con specie che trovano rifugio tra canneti e sorgenti sottomarine. Citare le sirene durante una visita serve ad ancorare l’attenzione, e subito dopo a passare al linguaggio delle norme: quelle che proteggono habitat e biodiversita, come previsto dalla Direttiva Habitat. Così la tradizione orale diventa un ponte tra fiaba e cittadinanza ecologica.
Estate di racconti: dove ascoltarle oggi
Le occasioni si moltiplicano con il caldo. Nei cortili della Citta Vecchia, alcuni comitati di quartiere dedicano serate alla narrazione popolare; lungo i canali, piccole uscite al tramonto in barca a remi o a remi assistiti mettono insieme osservazione naturalistica e testimonianze dei pescatori. Sulle Isole Cheradi, quando il mare lo permette, guide e operatori organizzano camminate leggere tra macchia mediterranea e scogli affioranti, con soste di racconto in punti panoramici.
Chi preferisce rimanere a terra puo seguire itinerari pedonali tra vicoli, ipogei e affacci sul Mar Piccolo, con tappe dove i narratori locali intrecciano memoria familiare e aneddoti di banchina. Nel comprensorio di Saturo, verso Leporano, alcune visite guidate mettono in relazione gli insediamenti antichi con i segni contemporanei della pesca, per capire come certe figure del mito si siano adattate alle pratiche di ieri e di oggi.
Una raccomandazione condivisa da operatori e residenti: muoversi in piccoli gruppi, evitare amplificazioni sonore, non avvicinarsi alle linee di allevamento delle cozze, rispettare i ritmi del lavoro in mare. La sostenibilita del racconto dipende anche da chi ascolta.
Dalla fiaba al futuro: scuola, archivi e turismo responsabile
Le scuole del territorio stanno raccogliendo testimonianze orali con laboratori di quartiere: i bambini intervistano nonni e pescatori, registrano voci, trasformano i racconti in mappe sonore disponibili per la comunita. Alcune biblioteche civiche e case della cultura custodiscono quaderni e audio, gettando le basi di un piccolo archivio diffuso della memoria marinaresca.
Per il visitatore, l’invito e semplice: scegliere operatori che esplicitano criteri ambientali, chiedere se le narrazioni sono ricambiate con un contributo alla comunita (borse per studenti, supporto a iniziative di quartiere), preferire mezzi lenti e orari compatibili con il lavoro in mare. Una voce narrata senza rumore, alla giusta distanza, vale piu di cento scatti.
Chi guida cammini tra gravine, oasi e coste - come faccio da anni con colleghi e pescatori locali - lo sa bene: la tradizione orale funziona quando restituisce dignita ai luoghi. A Taranto le sirene non intrappolano, accompagnano: indicano di fare attenzione alle correnti, ricordano che un golfo e un organismo vivo, suggeriscono che il mare si merita tempi lunghi. In un’epoca di scroll e fretta, forse e proprio questa pazienza condivisa a incantare grandi e piccoli.
Perche continuano a incantare
Resistenza culturale, utilita educativa, identita del paesaggio: ecco i tre motivi che, secondo chi studia e chi vive il mare, tengono accese le voci delle sirene a Taranto. E c’e anche un quarto motivo, piu concreto: la capacita di costruire esperienze di viaggio che rispettano l’ambiente e generano valore locale. La fiaba, qui, non e evasione ma cornice; dentro, ci sono vento, sale, lavoro, cura.
E quando, al calare del sole, una brezza attraversa i pontili del Mar Piccolo, il confine tra scienza del suono e immaginazione si fa sottile. Qualcuno, allora, sussurra ancora: ascolta, potrebbe essere una sirena. Oppure un vecchio cavo che vibra tra due pali. In ogni caso, un richiamo a tenere il passo giusto con il mare.

