Allarme epatite per cozze greche illecite nel secondo seno del Mar Piccolo a Taranto

Non bisogna consumare cozze provenienti dalla Grecia.

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Allarme epatite A a Taranto. In arrivo cozze greche
Riconoscimento editoriale: tillburmann / Pixabay.com

TARANTO – Le autorità sanitarie dell’Unione Europea, tramite il sistema di allerta rapido, sono state avvertite che sono arrivati dalla Grecia carichi di mitili contaminati dall’epatite A.

Bisogna fare molta attenzione poiché il prodotto è già arrivato nelle pescherie e nei mercati.

In questi giorni, il secondo seno del Mar Piccolo si sta riempiendo di Mitili provenienti dalla Grecia e dalle informazioni acquisite pare che tutte le operazioni svolte siano eseguite senza il rispetto della legge.

In base ai controlli effettuati, due volte alla settimana giungono carichi di mitili su TIR provenienti dalla Grecia, fino al molo del secondo seno. Il prodotto passa su un battello che lo porta fino al Mar Piccolo. Tutto ciò è eseguito senza passare dai controlli degli Uffici Veterinari per gli Adempimenti degli obblighi Comunitari.

Oramai è un problema che esiste da anni perché, l’allevamento dei mitili che vengono allevati nel mare di Taranto, è caratterizzato da affari illeciti che non accennano a placarsi.

La cozza tarantina è destinata a finire sulle nostre tavole e rappresenta un prodotto di eccellenza dell’economia tarantina, eppure rischia continuamente di essere contaminata, perché nonostante gli incessanti controlli da parte della Guardia Costiera e dei Carabinieri la gestione illecita continua e parte dall’acquacoltura e finisce alla preparazione del prodotto.

Oggi, il Mar Piccolo di Taranto rappresenta più che mai una fonte di guadagno dove molte famiglie, già nel mirino della Procura del Repubblica, continuano ad investire in nero nel settore ittico,  ignorando ogni genere di autorizzazione e controllo sanitario.

I mitili prodotti illecitamente, vengono immessi nel mercato nero assicurando un guadagno che viene reinvestito sempre nell’illecito.

A volte il prodotto possiede regolare etichettatura che fa incassare “danaro pulito”. Tutto questo porta ogni anno a guadagnare milioni di euro.

Ma come fanno coloro che svolgono quest’attività nel rispetto delle norme sanitarie e che di questo lavoro vivono?

L’attività di commercio di questi prodotti gestiti illecitamente non fa che danneggiare coloro che ancora oggi, vivono di questa attività, affrontando sacrifici e costi di gestione.

Il Mestiere più antico della città di Taranto, che si è tramandato orgogliosamente di padre in figlio, sta rischiando di morire.

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