Il TarantinoScopri Taranto e la Puglia, passo dopo passo

Quali sono le esperienze da non perdere nelle gravine pugliesi? Emozioni tra canyon e percorsi avventurosi

Ilenia Scioscidi Ilenia Sciosci· 02/08/2026 16:20
Quali sono le esperienze da non perdere nelle gravine pugliesi? Emozioni tra canyon e percorsi avventurosi

Da non perdere: trekking lungo i cigli e sul fondo delle gravine, chiese rupestri affrescate, tramonti dai belvedere di Laterza, Ginosa e Massafra. Birdwatching tra rapaci. Per i più esperti, calate su corda con guide e MTB sugli altopiani. Il resto è dettaglio.

Trekking e punti panoramici

I percorsi più accessibili corrono sui bordi dei canyon e scendono con gradoni antichi fino ai greti. Terreno calcareo, fondo sassoso, pendenze brevi ma intense. Vista larga, profumo di timo e carrubi.

A Laterza i belvedere cittadini aprono su uno dei canyon più imponenti del Sud. Dal ciglio partono sentieri segnati che raggiungono il fondo in meno di un’ora, con rientro ad anello. Al mattino la luce radente scolpisce le pareti.

A Ginosa si cammina tra rioni rupestri e lame laterali. Il passaggio dal centro storico al fondo valle è netto: in basso regna il silenzio, interrotto dal frullo dei rapaci. Alcuni tratti possono essere interdetti dopo piogge: verificare in loco.

A Massafra, tra la Gravina di San Marco e Madonna della Scala, si alternano scale intagliate nella roccia e tratti ombreggiati. I punti panoramici sono a pochi minuti dal borgo, perfetti per un tramonto breve e intenso.

Chiese rupestri e villaggi nella roccia

Le gravine custodiscono affreschi bizantini, cripte e case-grotta. È la cifra della civiltà rupestre, nata dall’adattamento all’arenaria tenera e alle necessità di difesa e raccolta dell’acqua.

A Mottola le “cattedrali rupestri” raccontano santi, mercanti e pastori. A Massafra la Madonna della Scala è un percorso nella devozione popolare. A Ginosa il rione rupestre mostra architetture povere, essenziali, ingegnose.

Molti siti sono visitabili solo con guida per ragioni di tutela. Non toccare gli affreschi, non usare flash, non uscire dai tracciati. Qui siamo nel Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine, area protetta che impone regole chiare.

Il paesaggio nasce dal Carsismo: l’acqua ha inciso il calcare creando cavità, inghiottitoi, fratture. Capirlo aiuta a muoversi con rispetto e prudenza.

Natura e birdwatching

Primavera e inizio autunno sono le stagioni d’oro. La macchia profuma, i rapaci pattugliano i cieli. Con un binocolo leggero si osservano poiana, gheppio e falco grillaio lungo i profili dei canyon. Al crepuscolo si può udire il gufo reale.

Tra le rocce sbucano orchidee spontanee, cisti, euforbie. Lungo i greti, stagionalmente, piccole pozze attirano passeriformi e insetti. Silenzio, movimenti lenti, abiti neutri: aumentano gli avvistamenti e riducono il disturbo.

Avventura sicura: corde, MTB, orientamento

Le calate su corda si fanno solo con guide qualificate e attrezzatura certificata. Le pareti friabili non perdonano improvvisazioni. Evitare assolutamente i canyon dopo piogge: le piene possono essere rapide e imprevedibili.

La MTB scorre su tratturi e single track lungo gli altipiani. Fondo calcareo, tratti tecnici su pietraie, discese brevi verso le lame. Casco, guanti, kit di riparazione, acqua in abbondanza. Meglio tracce ufficiali o uscite con associazioni locali.

L’orientamento richiede mappe aggiornate e GPS: ingressi e uscite cambiano con frane e vegetazione. Scaricare prima le tracce, segnalare l’itinerario a qualcuno, controllare batteria e meteo.

Sapori e incontri lungo le gravine

Il passo si ricarica con pane a lievitazione naturale, focacce di Laterza, formaggi freschi di masseria, olio fruttato. Nel bicchiere, un Primitivo di Manduria o un bianco da uve locali per chiudere la giornata.

Nei borghi affacciati sulle gravine si trovano forni, piccole botteghe, case-vino. Chiedere di piatti come cialledda, lampascioni, verdure in pignatta. La cucina qui è povera e sapiente: poche cose, buone, cotte a regola.

Da tarantina cresciuta tra maestrale e racconti di pescatori, riconosco la stessa tenacia nelle comunità delle gravine: mani che riparano muri a secco, voci che custodiscono storie. Fermarsi a parlare è già un’esperienza.

Quando andare, come muoversi, regole da seguire

Migliori periodi: ottobre–novembre e marzo–maggio. Estate solo all’alba o al tramonto, con cappello e acqua. Inverno limpido e fotogenico, ma giornate corte.

Accessi: i belvedere principali si raggiungono dai centri storici e dispongono di parcheggi limitati. Nei weekend affollati conviene arrivare presto. Alcuni tratti possono essere chiusi per frane o nidificazione: controllare avvisi comunali e dell’ente parco.

Equipaggiamento minimo: scarpe da trekking con grip, bastoncini telescopici, zaino leggero, strati traspiranti, torcia frontale, kit primo soccorso, acqua e snack salini.

Regole base: restare sui sentieri, non accendere fuochi, non abbandonare rifiuti, cani al guinzaglio. Droni soggetti ad autorizzazioni; niente sorvoli nelle aree di nidificazione. Nelle grotte entrare solo con guide, casco e luce adeguata.

Per le visite ai siti rupestri informarsi presso infopoint e associazioni locali. Prenotare conviene: gruppi piccoli, orari freschi, più tempo per ascoltare chi quei luoghi li vive ogni giorno.

In tre mosse: scegliere un belvedere, pianificare un anello breve con discesa al fondo, chiudere con una visita rupestre e un forno. Le gravine ripagano con silenzio, orizzonti netti, memorie di pietra.

Ilenia Sciosci
Ilenia Sciosci

Ilenia è cresciuta tra le viuzze del centro storico di Taranto ascoltando storie di pescatori. Dopo aver viaggiato a lungo, si è dedicata a valorizzare i quartieri popolari della città attraverso itinerari storici e racconti di vita quotidiana e antiche ricette di mare.