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Quali tradizioni antiche si tramandano ancora nei rioni di Taranto? Le usanze che resistono al tempo

Sergio Lavianodi Sergio Laviano· 02/08/2026 14:45
Quali tradizioni antiche si tramandano ancora nei rioni di Taranto? Le usanze che resistono al tempo

Taranto cambia ritmo quando le sue tradizioni prendono voce nei rioni. Cresciuto a Pulsano, ho imparato presto che qui i riti non sono cornice, ma sostanza: scandiscono stagioni, radunano famiglie, spostano i passi della città. Da fotografo di paesaggi, ho iniziato inseguendo i tramonti sul Mar Piccolo; oggi inseguo anche quei gesti antichi che resistono, dal Borgo alla Città Vecchia, fino a Lama e Talsano. In questo pezzo metto in ordine ciò che vedo sul campo, con dritte pratiche per chi vuole esserci davvero, senza inciampare negli errori classici.

La città che rallenta: i perdùne e i riti della Città Vecchia

Nel dedalo di vicoli della Città Vecchia e lungo i rettifili del Borgo Umbertino, la Settimana Santa è un cuore che batte lento. I perdùne delle Confraternite camminano scalzi, incappucciati, seguendo il suono secco della troccola. È una tradizione che non si guarda soltanto: si ascolta e si rispetta.

Mi è capitato di recente di seguire l’uscita dell’Addolorata da San Domenico Maggiore: silenzio pieno, sguardi abbassati, solo passi e legno. Ho scattato poco, ma bene: pochi ISO, niente flash, e soprattutto mi sono tenuto defilato, appoggiato a un portale di pietra. Se vuoi viverla senza sbagliare, posizionati con anticipo tra via Duomo e la salita verso la chiesa, oppure sul corso del Borgo (via d’Aquino) quando i Misteri attraversano la folla. La luce dei lampioni e delle candele fa il resto.

Un lettore mi ha chiesto: dove si capisce meglio la “nazzicata”, quel dondolio ritmato delle statue? Risposta secca: nei restringimenti, quando il passo rallenta e la cassa si fa più vicina alle finestre. Via Duomo e gli incroci verso il mare regalano la prospettiva giusta. Portati un 50 mm luminoso; il grandangolo distorce il senso di intimità.

Il mare come altare: San Cataldo, barche e mitilicoltori

A Taranto il rito non finisce a terra. La processione a mare di San Cataldo ogni primavera salda i rioni del litorale – San Vito, Lama, fino al centro – con il lavoro quotidiano dei pescatori. La statua del patrono sfila sulle barche, seguita da un corteo di gozzi: è un’immagine che ho fotografato all’alba, quando il controluce sul Mar Grande disegna sagome nitide. Il punto migliore? Il molo di Sant’Eligio o le spallette vicino al ponte girevole, se lo aprono.

La tradizione passa anche dalle mani dei mitilicoltori del Mar Piccolo. Le “reste” di cozze nere, le baracche affacciate sull’acqua, l’odore di salsedine: sono segni che i rioni interni riconoscono come propri. Ho preso una volta una barchetta con un anziano di Paolo VI: mi ha mostrato la cadenza dei gesti, identica a quella di suo padre. È un rito civile, non religioso, ma conta uguale. Se vuoi documentarlo senza disturbare, chiedi sempre permesso: qui la privacy è sacra quanto la fatica.

Sapori rituali: pettole, scarcella e cozze “arraganate”

La cucina, a Taranto, è tradizione che si mangia e si condivide. La sera dell’Immacolata, le pettole aprono le feste in ogni rione: olio caldo, impasto che si gonfia, zucchero o miele. Nel Borgo alcune famiglie friggonodavanti al portone; in Città Vecchia senti il profumo salire dalle corti. A Salinella mi è capitato di infilarmi in un cortile dove una nonna stava “pettelando” con tre nipoti: foto rimandate, mi hanno messo un vassoio in mano. La regola è questa: prima assaggia, poi scatta.

A Pasqua la scarcella – ciambella dolce con uovo sodo – segna l’uscita dalla Quaresima, e a Natale arrivano le carteddàte, fritte e avvolte nel vincotto. Tutte ricette che troverai ancora nelle case, ma anche nelle panetterie storiche tra via D’Aquino e via Di Palma. Un consiglio operativo: ordina con anticipo nei giorni clou, soprattutto se vuoi portare via; la quantità è limitata e le file lunghe.

E poi ci sono i piatti del mare: «riso, patate e cozze» e le cozze “arraganate”, gratinate con pane e prezzemolo. Nei rioni affacciati sul Mar Piccolo restano pranzi di vicinato improvvisati sui pianerottoli, con teglie che passano di mano in mano. Se vuoi provarli come si deve, entra nelle trattorie piccole del Borgo all’ora di pranzo: non chiedere modifiche assurde al menu del giorno, lascia fare alla cucina.

Dialetto, cortili e musica: la socialità che resiste

Fuori dai circuiti classici, ho visto cortili che si aprono per feste di vicinato, soprattutto d’estate. In Città Vecchia capita che, dopo la messa di una ricorrenza, parta uno stornello o una pizzica suonata con organetto e tamburello. Non è spettacolo per turisti, è ritrovo tra vicini. Se ti invitano, porta qualcosa: frutta, vino, anche solo una mano a sparecchiare. È la regola non scritta dei rioni.

Durante la Quaresima, in alcuni quartieri compaiono ancora le “Quaremme”: manichini neri, magri, appesi ai balconi, con in mano l’arancia trafitta da sette penne per contare le settimane. Sono segni di una pedagogia domestica che non si è spenta, e raccontano una città che si spiega il tempo con simboli semplici.

Consigli pratici per partecipare senza sbagliare

  • Arriva presto: nei riti del Borgo gli spazi buoni si esauriscono un’ora prima.
  • Vesti sobrio: durante le processioni evita colori accesi e rumore di scatti.
  • Chiedi sempre: in cortili e barche la regola è bussare, presentarsi, ringraziare.
  • Compra locale: pettole, scarcella e carteddàte prendile in laboratorio artigiano.
  • Muoviti a piedi: dal ponte girevole raggiungi in pochi minuti i punti chiave.

Errori tipici da evitare (visti mille volte)

  • Mettersi davanti ai confratelli per la foto “perfetta”: intralci e manchi di rispetto.
  • Usare il flash nelle chiese o a ridosso delle statue: rovina l’atmosfera e infastidisce.
  • Scambiare i riti per spettacoli: niente applausi durante la processione.
  • Chiedere «piatti senza cozze» nelle trattorie di tradizione il giorno del piatto: accetta il menu del giorno o torna domani.
  • Arrivare tardi all’Immacolata credendo di trovare pettole calde ovunque: finisce tutto in fretta.

Una nota di metodo per chi vuole fotografare: luce ambiente, tempi lunghi appoggiando la macchina a un pilastro, ISO 1600-3200 se serve, e mani ferme. Ho visto scatti rovinati dall’ansia del primo piano: meglio attendere un incrocio, lasciare passare la gente, e comporre con le luci in profondità.

Se ti interessano le feste legate al mare, metti in agenda la processione a mare di San Cataldo e le uscite dei gozzi nel Palio (quando organizzato). Sui moli porta scarpe con suola antiscivolo: capita che l’acqua salga, e un capitombolo ti fa perdere scatti e dignità. Parola di chi ha rischiato di finirci dentro più di una volta.

In chiusura, una verità semplice: Taranto tiene vive le sue tradizioni perché servono a riconoscersi. Nei rioni, i riti non sono reliquie; sono atti quotidiani che ammortizzano le giornate e le cambiano di senso. Se vuoi entrarci, fallo con passo leggero e sguardo attento. Il resto viene da sé: un vassoio di pettole, un posto sul molo, una sedia all’ombra in un cortile di pietra. E la sensazione, rara, di essere nel punto giusto al momento giusto.

Sergio Laviano
Sergio Laviano

Appassionato di fotografia paesaggistica, Sergio ha iniziato il suo blog documentando i tramonti mozzafiato sul Mar Piccolo. Cresciuto a Pulsano, oggi cerca percorsi alternativi fuori dalle rotte classiche, raccontando Puglia con gli occhi di un giovane curioso.