Il TarantinoScopri Taranto e la Puglia, passo dopo passo

Racconti di infanzia nei cortili tarantini: giochi, riti e piccoli segreti tramandati tra generazioni

Gianluca Pelusidi Gianluca Pelusi· 16/08/2026 11:59
Racconti di infanzia nei cortili tarantini: giochi, riti e piccoli segreti tramandati tra generazioni

I cortili tarantini sono stati la prima piazza pubblica di molte generazioni: qui si imparava a negoziare, a perdere e a vincere, a correre in squadra. Oggi quell’energia sopravvive in feste di quartiere e progetti culturali, pronta a contagiare i viaggiatori curiosi.

In sintesi:

  • Giochi chiave: campana, strummolo, quattro cantoni, corda.
  • Riti: turni, tregua dell’acqua, merenda condivisa.
  • Dove ritrovarli oggi: Città Vecchia, Salinella, Tamburi, masserie didattiche.

I giochi che hanno fatto scuola

Regole semplici, spazi minimi, fantasia massima. Bastavano gesso, spago e una palla fatta di stracci.

Classici intramontabili

  • Campana: disegni a terra e salti in equilibrio. Precisione e strategia.
  • Strummolo (trottola): cordicella, lancio, controllo. Sfide a farlo girare più a lungo.
  • Quattro cantoni: scatti e finte. Perfetto nei cortili a ringhiera.
  • Corda ed elastico: ritmo e canto, spesso al battito del tamburello.

Regole in tasca

Ogni vicinato aveva varianti. La creatività era la norma, il regolamento si aggiornava a voce.

GiocoRegola lampoSpazio ideale
CampanaUn piede solo nelle caselle; pietrina sempre recuperataLastre lisce o cemento
StrummoloAvvolgi, lancia, recupera al palmo senza fermarloAree senza buche
Quattro cantoniScambio di posti senza farsi toccareCortili quadrangolari
CordaDue girano, uno salta al ritmo cantatoSpazio medio, pavimento stabile

Queste pratiche, trasmesse oralmente, rientrano nel tessuto sociale del quartiere e dialogano con il ruolo civico del cortile nella Urbanistica.

Riti di cortile: le regole non scritte

Oltre al gioco, contavano i rituali: codici chiari e condivisi per far stare insieme bambini di età diverse.

I cinque pilastri

  1. Turni dichiarati: chi arrivava prima teneva la mano; “cambio” a tempo fisso.
  2. Tregua dell’acqua: la fontanella era zona neutra: niente rincorse, solo respiro.
  3. Merenda comune: pane, pomodoro, e una pesca da dividere. Metà per ciascuno.
  4. La voce del portone: se la signora al primo piano chiamava, pausa obbligata.
  5. Il patto del vicinato: se cade uno, tutti si fermano. Prima si cura, poi si ricomincia.

Un’autogestione spontanea che oggi definiremmo educazione civica dal basso, parte di quel patrimonio che l’UNESCO incornicia come Patrimonio culturale immateriale.

Piccoli segreti e linguaggi

I cortili custodivano codici e nascondigli: la geografia emotiva dell’infanzia.

Lessico minimo

  • “Posto sicuro”: l’unico angolo inviolabile durante nascondino.
  • “Filo”: la linea immaginaria da non superare in quattro cantoni.
  • “Campanedde”: diminutivo affettuoso per la campana disegnata stretta.

Mappe invisibili

  • Sotto la scala: il deposito dei gessetti.
  • Dietro il vaso grande: il riparo delle biglie di vetro.
  • Parapetto della ringhiera: la tribuna del tifo improvvisato.

Segreti piccoli, ma potentissimi per costruire appartenenza e memoria condivisa.

Dove rivivere oggi quell’atmosfera

Molte tracce sono ancora lì, visibili all’occhio attento del viaggiatore.

Città Vecchia

  • Vicoli e corti interne: al mattino presto si sente ancora l’eco dei passi.
  • Murales e stenditoi: colori vivi, scenografie perfette per foto e racconti.

Tamburi e Solito-Corvisea

  • Cortili condominiali: spazi larghi, adatti a corde e pallone leggero.
  • Feste di scala: sere d’estate con musica dal balcone e giochi condivisi.

Salinella e Paolo VI

  • Piazze di quartiere: aree pedonali dove tornano le biglie e i gessetti.
  • Progetti di comunità: laboratori intergenerazionali di gioco e memoria.

Masserie e parchi costieri

  • Spazi rurali: perfetti per strummolo e corse libere.
  • Tramonti sul Mar Piccolo: colonna sonora naturale per racconti di nonni e nipoti.

Il ritmo: tra tamburelli e murales

Da reporter innamorato di street art e folk, ho visto spesso giochi e musica incrociarsi.

Appunti dal campo

  • Tamburello e salto alla corda: stesso battito, stessa energia.
  • Murales come lavagne: a Taranto opere che diventano sfondo e invito al gioco.
  • Festival locali: dal Medimex ai micro-eventi di quartiere, i cortili si riaccendono.

È qui che la città si racconta: tra una nota di pizzica e un giro di strummolo, l’infanzia torna visibile.

Consigli pratici per viaggiatori

Vuoi vedere i cortili “vivi”? Ecco come.

Quando andare

  • Mattine feriali: per osservare la vita reale del quartiere.
  • Sere d’estate: finestre aperte, chiacchiere, piccole feste.

Cosa portare

  • Gessetti colorati: per una campana “a tempo”.
  • Strummolo o corda: piccoli e leggeri nello zaino.
  • Rispetto: chiedi sempre prima di scattare foto nei cortili privati.

Come partecipare

  • Parla con i comitati di quartiere: spesso organizzano giochi tradizionali.
  • Segui le bacheche social locali: annunci di attività per famiglie.
  • Unisciti senza invadere: proponi, non imporre. Il cortile è di tutti, soprattutto di chi ci vive.

In sintesi:

  • I cortili sono stati la prima scuola sociale di Taranto.
  • I giochi tradizionali si possono ancora incontrare e praticare.
  • Con musica, street art e comunità, la memoria diventa esperienza di viaggio.

I cortili tarantini continuano a educare: insegnano ritmo, misura e convivenza. Per chi visita la Puglia con curiosità, sono la porta d’accesso a un racconto che non smette di crescere.

Gianluca Pelusi
Gianluca Pelusi

Gianluca ha una passione per la street art e la musica folk pugliese. Da anni documenta murales, festival musicali e percorsi tra le città della costa adriatica, consigliando eventi e locali vivaci per i viaggiatori più avventurosi.