Come distinguere i sintomi dell’influenza stagionale da quelli Covid

Quest'autunno tornerà la classica influenza stagionale, i cui sintomi sono diversi (ma non troppo) da quelli del Covid. Come distinguerli?

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L’emergenza pandemica si è attenuata, e dopo il quasi azzeramento totale dell’anno scorso, quest’autunno torna ad affacciarsi nel nostro Paese l’influenza stagionale. Ma come ormai abbiamo imparato a conoscere, i sintomi dell’influenza classica sono molti simili rispetto a quelli dell’influenza da Covid, quindi è legittimo domandarsi come riconoscere i sintomi dell’una e dell’altra influenza, come distinguerli e quando è necessario fare il tempone. Intanto, nel Nord Italia, e più precisamente a Varese e a Torino, sono stati identificati i primi due casi di influenza stagionale in due bambini. Per il virologo Fabrizio Pregliasco, l’influenza stagionale di quest’anno sarà vivace ma non troppo, con una stima di 4-6 milioni di persone influenzate.

Quando arriva l’ondata influenzale

L’influenza stagionale ha fatto già il suo corso nel versante meridionale del mondo, quello in cui sta per affacciarsi la bella stagione per intenderci, e ora è arrivata anche in Europa. L’ondata influenzale dovrebbe comunque arrivare tra fine novembre e inizio dicembre, con il picco previsto tra fine gennaio e inizio febbraio, tanto che il monitoraggio vero e proprio dell’andamento influenzale partirà proprio da lunedì 18 ottobre. Con l’allentamento delle misure restrittive anti-Covid, ci si aspettano più casi (tra i 4 i 6 milioni, come abbiamo anticipato), mentre ci si interroga sulla sua aggressività.

Influenza stagionale sintomi: come distinguerli da quelli del Covid

Come riconoscere i sintomi dell’influenza classica e quelli del Covid? Come distinguerli? Come hanno spiegato quasi tutti i medici nel corso di questi mesi, infatti, i sintomi sono per la maggior parte sovrapponibili, tranne alcuni che sono solo del Covid: tra questi spicca la perdita di gusto e olfatto. Tuttavia resta il fatto che questo sintomo piuttosto evidente colpisce più gli adulti rispetto ai bambini. Pertanto, l’unico modo per avere la certezza che si tratti del virus A/H3 (ovvero il virus influenzale) e non del Covid, sta nel tampone naso-faringeo. Naturalmente la raccomandazione più forte consiste nella vaccinazione anti-Covid e nella somministrazione del vaccino antinfluenzale.

Intervista da Today, la dottoressa Elena Bozzola della Società Italiana di Pediatria ha provato a chiarire alcuni aspetti relativi alla identificazione e al riconoscimento dei virus, spiegando che “i sintomi di esordio del Covid-19 in età pediatrica più frequenti sono febbre (51%) e tosse (41%)”. Tra gli altri sintomi più comunemente riportati spiccano il mal di gola, la rinorrea e i sintomi gastro-intestinali. Resta però il fatto che nei bambini, in buona parte dei casi, il Covid si manifesta con pochi sintomi o perfino senza alcun sintomo. Il tampone andrebbe eseguito in caso di contatto con persona infetta, ma sempre previa consultazione con il proprio pediatra di fiducia.

La bronchiolite

La dottoressa ha parlato anche della bronchiolite, la patologia che colpisce i bambini e di cui si recentemente si è parlato di vera e propria epidemia, soprattutto in Francia. “Una minore esposizione ai virus nella stagione influenzale precedente può comportare un incremento del numero dei bambini suscettibili in quanto non hanno contratto in precedenza la malattia e rischiano di contrarla quest’anno”. L’esempio più concreto di quanto detto “è rappresentato dal virus respiratorio sinciziale, uno degli agenti responsabili della bronchiolite”.

Influenza stagionale e Covid: casi positivi nelle scuole e quarantena, le nuove regole

Per quanto riguarda i casi positivi nelle scuole, la dottoressa Bozzola chiama in causa la bozza di Indicazioni per l’individuazione e la gestione dei contatti di casi Covid 19, spiegando che “se si riscontra un positivo in classe, alle scuole primarie o alle secondarie, i compagni saranno sottoposti a sorveglianza con testing, attraverso un tampone rapido o molecolare”. In caso di risultato negativo, sarà possibile tornare a far lezione a scuola, “ma dopo cinque giorni dovranno ripetere il tampone”. In caso di due casi positivi in classe, “è prevista la quarantena per gli studenti non vaccinati”, mentre se i casi positivi in classe sono più di due la quarantena è prevista per tutti, “sette giorni per chi è vaccinato e dieci per chi non lo è”. Le regole cambiano per i bambini che frequentano asili nido e scuole materne: qui è sufficiente un solo caso positivo per far scattare la quarantena di dieci giorni.