Uno studio francese dice che il fumo protegge dal coronavirus

Fa discutere lo studio francese che afferma che il fumo protegge dal coronavirus. Lo studio è stato eseguito sui cerotti alla nicotina.

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Fumo protegge dal coronavirus

Uno studio francese afferma che il fumo protegge dal coronavirus. Lo studio è stato eseguito sui cerotti alla nicotina e ha ipotizzato che questa impedisca al virus di fissarsi e lo trattiene, impedendo così di arrivare alle cellule e di diffondersi nell’organismo. Ad avanzare questa ipotesi sono stati i ricercatori dell’Istituto Pasteur e del Collège de France, che hanno detto come il recettore nicotinico dell’acetilcolina riveste un ruolo importante nella propagazione del covid. Lo studio è stato basato osservando alcuni pazienti ricoverati nell’ospedale La Pitié-Salpetrière a Parigi, dove ha avuto inizio un esperimento che ha visto applicare dei cerotti alla nicotina di vari dosaggi per attestare se il personale sanitario rimane immune al coronavirus.

L’ipotesi che il fumo protegge dal coronavirus pericolosa

L’ipotesi che il fumo protegge dal coronavirus è ovviamente ancora tutta da dimostrare e comunque è chiaro come il sole che il fumo fa male. Pacifici ha detto di essere inorridito da quanto detto e da cosa potrebbe scatenare se la popolazione seguisse questa teoria. E’ dunque fondamentale sottolineare che le sigarette non contengono solo nicotina ma anche altre 40mila sostanze che causano in cancro. Ogni anno nel nostro paese sono 75mila morti le morti causati dal fumo, per cui il messaggio francese è da ritenere molto pericoloso e rischia di confondere le persone su cosa è giusto o no fare.

Esperimento pronto a partire

L’esperimento comunque prosegue e Olivier Véran, ministro della salute, ha definito questa ipotesi interessante, ma è chiaro che ancora deve essere dimostrata. Intanto è in corso l’autorizzazione per la sperimentazione e il processo prevede l’applicazione di cerotti alla nicotina usati in genere per smettere di fumare a dosi diverse. I cerotti verranno applicati al personale sanitario e poi alle persone ricoverate ma in gravi condizioni. Poi verranno applicati anche alle persone che si trovano in rianimazione.

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