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Sentieri nelle gravine vicino Taranto: il tipo di scarpa che fa la differenza

Silvia Persianidi Silvia Persiani· 18/08/2026 17:31
Sentieri nelle gravine vicino Taranto: il tipo di scarpa che fa la differenza

Due anni fa ho terminato una tappa di trekking lungo le gravine tarantine con le scarpe completamente marce. Non dal fango – quello, almeno, si lava. Ma dalle pietre calcaree che sporgevano dai sentieri, aguzze come lame, che avevano letteralmente divorato la suola e il fianco della mia vecchia scarpa da running. Quel giorno ho capito che non era una questione di fortuna, né di sfortuna: era semplice ignoranza. Tornando a Taranto, ho cercato risposte da guide locali, escursionisti esperti e fornitori di attrezzatura. Quello che ho scoperto ha trasformato completamente il modo in cui vivo questi paesaggi straordinari della Puglia.

Le gravine sono una ferita geologica meravigliosa che corre lungo la provincia di Taranto come un segreto custodito dalla terra stessa. Non sono montagne: sono canyon erosivi dove il tempo e l'acqua hanno scavato profondamente nel calcare, creando percorsi che oscillano tra il selvaggio e l'ancestrale. Quando cammini laggiù, in quei meandri verdi dove la luce del sole arriva filtrata, senti di stare dentro la storia della regione. Ogni gradino di pietra racconta millenni.

Ma il loro fascino ha un prezzo fisico. Le gravine non perdonano le scarpe ordinarie, e a maggior ragione non tollerano distrazioni.

Perché la scelta della scarpa non è un dettaglio

Quando cominci a camminare nei sentieri delle gravine – che si tratti della gravina di Laterza, della gravina di Petruscio o dei percorsi meno noti vicino Massafra – ti rendi conto che il calcare locale ha proprietà quasi abrasive. Non è dolce come la terra rossa toscana, né morbido come la sabbia costiera. È duro, spigoloso, e in certi punti presenta superfici con una rugosità che sembra carta vetrata minerale.

Ho parlato con Giancarlo, una guida che conosco a Taranto, che ha passato quarant'anni a camminare in questi territturi. Mi ha raccontato che la differenza tra una scarpa pensata per le gravine e una generica da escursionismo può significare la differenza tra una giornata piacevole e una spiacevole. Non è una leggenda: è biomeccanica, usura materiale, e rapporto tra corpo e terreno.

Una scarpa sbagliata non solo si consuma più velocemente – comporta anche maggiore rischio di distorsioni alla caviglia. I sentieri qui non sono lineari. Hanno curve strette, discese ripide, ed è facile mettere male il piede su una superficie irregolare. Una scarpa da trail running a bassa caviglia potrebbe non offrire il supporto necessario. Una scarpa da passeggio urbana, oltre a degradarsi, non ha la trazione adeguata.

Caratteristiche essenziali: cosa cercare prima di partire

Dopo aver fatto ricerche e testato diverse opzioni durante i miei ultimi mesi in Puglia, ho identificato le caratteristiche che davvero fanno differenza. Innanzitutto, la suola: deve essere in gomma robusta, preferibilmente con un pattern di tassellazione profondo. Questo non è vanità di marchio, è fisica pura. I tasselli aggressivi mordono il calcare e mantengono aderenza anche quando la pietra è bagnata – e nelle gravine, l'umidità è quasi permanente, anche in estate.

In secondo luogo, il supporto della caviglia. Non sto dicendo che serve una scarpaccia da alpinismo: ma una scarpa mid-cut, con un colletto imbottito che stabilizza il piede, fa davvero differenza. Ho visto troppi escursionisti affrettati salire e scendere con sneaker ammazzate, poi sorpresi quando si torcono una caviglia su una pietra sporgente.

Terzo: il materiale della tomaia. Meglio se impermeabile o almeno resistente all'umidità. Le gravine sono umide per natura. L'acqua filtra constantemente dalle pareti di roccia, i muschi coprono gran parte del percorso. Una scarpa che lascia passare l'acqua non solo ti rende i piedi freddi e pruriginosi: compromette anche l'aderenza.

Infine, il peso. Leggere, ma non fragili. Una scarpa troppo pesante ti affatica lungo i dieci-quindici chilometri che caratterizzano i percorsi più belli. Una troppo leggera cede facilmente alle sollecitazioni del terreno irregolare.

I sentieri dove ogni passo conta davvero

Ci sono alcuni percorsi nelle gravine dove la scelta della scarpa diventa realmente critica. Il sentiero che scende nella gravina di Petruscio, ad esempio, è una sequenza di zig-zag su pietra bianca quasi vergine. Non è pericoloso se affrontato con consapevolezza, ma richiede stabilità e aderenza costanti. Ho letto dettagli su altri percorsi naturalistici tarantini che offrono esperienze complementari, ma le gravine rimangono uniche per questa loro particolare sfida fisica.

Il percorso anulare intorno a Massafra è invece più dolce, meno tecnico, ma ugualmente lungo. Qui la scarpa giusta non è una questione di sicurezza, ma di piacere puro: camminare per ore senza sentir urlare i piedi, senza arrivare alla base dell'escursione con le dita infiacche.

Ho camminato al tramonto verso il Mar Ionio dalle alture che guardano le gravine, e quella volta sì che la scarpa ha fatto differenza. Non per il terreno tecnico – il percorso finale era quasi pianeggiante – ma perché dopo sei ore di cammino, l'unica cosa che doveva importarmi era il cielo che si accendeva di rosa e arancio. Potevo farlo perché i miei piedi non mi distraevano. Per chi volesse vivere esperienze simili, consiglio di consultare una guida completa ai migliori punti per il tramonto.

Cura e manutenzione: prolungare la vita delle tue scarpe

Una volta che hai trovato la scarpa giusta, la vera sfida è mantenerla. Dopo ogni escursione nelle gravine, rimuovi la polvere di calcare e il fango secco con una spazzola morbida. Il calcare è alcalino: se accumula, può danneggiare il materiale nel tempo. Asciuga le scarpe all'aria, mai vicino a fonti di calore dirette.

Esamina regolarmente la suola. Se i tasselli cominciano a appiattirsi, significa che sta perdendo efficienza. Non c'è riparazione che valga: una suola consumata compromette tutto il resto del sistema. Valuta anche il supporto interno. Pronazione e Supinazione sono concetti importanti nella biomeccanica della camminata: se senti che il piede rolla internamente o esternamente mentre cammini, potrebbe significare che la scarpa ha perso il suo allineamento strutturale.

Personalmente, cambio le scarpe da trekking ogni due stagioni di uso intenso. Non è uno spreco: è investimento in salute e sicurezza.

Quando salii dalla gravina quella prima volta con le scarpe distrutte, non ero depressa. Ero consapevole. Sapevo che d'ora in avanti, ogni volta che avrei legato gli lacci di una nuova scarpa da trail, avrei capito che non stavo semplicemente indossando un prodotto commerciale. Stavo preparandomi a camminare davvero, a sentiare il paesaggio, a rispettare quello che le gravine tarantine richiedono. E quella consapevolezza rende ogni passo – ogni singolo passo – infinitamente più ricco.

Silvia Persiani
Silvia Persiani

Silvia ha riscoperto le bellezze della Puglia durante un viaggio in solitaria lungo la costa jonica. Da quel momento racconta itinerari dedicati a chi desidera vivere la regione in modo slow, tra percorsi di trekking, tramonti sul mare e botteghe artigiane.