Tour sotterraneo a Taranto: gli ambienti che sorprendono anche gli esperti

Un percorso nel sottosuolo di Taranto offre una lettura tecnica della città stratificata: cavità scavate nella calcarenite, cisterne medievali, cripte affrescate e rifugi novecenteschi compongono un mosaico di ambienti eterogenei. La visita, svolta in gruppi contingentati e con attrezzatura di base, permette di verificare sul campo come topografia, geologia e storia urbana abbiano interagito per secoli. L’autrice, tarantina e guida con esperienza pluriennale in Puglia, osserva come questi spazi, misurati e descritti con metodo, continuino a fornire dati utili anche agli specialisti.
Morfologia e contesto geologico
Il sottosuolo della Città Vecchia e del Borgo si sviluppa prevalentemente nella calcarenite, una roccia sedimentaria a grana sabbiosa localmente nota come tufo, caratterizzata da porosità elevata (20–35%) e resistenza a compressione semplice variabile tra 1,5 e 5 MPa. Questo materiale, facilmente lavorabile a scalpello, ha favorito la creazione di ipogei su più livelli, con profondità medie rispetto al piano stradale comprese tra 3 e 12 metri.
La vicinanza ai due bacini, Mar Grande e Mar Piccolo, incide sul regime idrogeologico: la falda freatica può trovarsi a quote comprese tra 0,5 e 2,5 metri s.l.m., con oscillazioni stagionali. Nei vani visitabili i parametri microclimatici registrano valori generalmente stabili: temperatura 15–18 °C, umidità relativa 70–90%, con ventilazione naturale modesta e gradienti di CO₂ occasionalmente superiori all’aria ambiente nelle aree a scarso ricambio.
Le sezioni dei corridoi presentano luci di 0,8–1,5 metri e altezze di 1,8–2,4 metri. In alcuni casi si osservano arcate di scarico, nicchie di servizio e segni di escavazione a gradoni, indizi tipici di cave in sotterraneo. Dove la roccia evidenzia discontinuità o fessurazioni, si rilevano interventi moderni di consolidamento con centine metalliche e iniezioni di malta idraulica naturale.
Tipologie di ambienti e indizi diagnostici
Gli ambienti si distinguono per funzione, epoca e morfologia. Nel percorso più diffuso si incontrano: ipogei a pianta irregolare derivati da cavità estrattive antiche; cisterne medievali con intonaco impermeabilizzante (spesso un cocciopesto a base di calce e frammenti ceramici); cripte con tracce di affresco; granai ipogei con colatoi; rifugi antiaerei del XX secolo con sedute a nicchia e percorsi di fuga.
La lettura stratigrafica si affida a indicatori ricorrenti: livelli di calpestio multipli, riquadrature murarie in conci regolari, canalette di raccolta, pozzoli d’ispezione, impronte di utensili. Di seguito un quadro comparativo utile al visitatore tecnico.
| Tipologia | Epoca prevalente | Profondità media | Funzione primaria | Elementi identificativi |
|---|---|---|---|---|
| Cavità estrattiva | Età classica–medievale | 4–10 m | Ricavo di blocchi | Tagli a scalpello, pilastri lasciati in posto, arcate di scarico |
| Cisterna | Medievale–moderna | 3–8 m | Raccolta acque | Intonaco impermeabile, volta a botte, boccaporto e pozzetto di pesca |
| Cripta | Medievale | 5–9 m | Culto | Abside, affreschi parietali, sedili liturgici |
Per chi desidera preparare la visita con una panoramica operativa, è utile consultare un itinerario tra ipogei e cavità storiche che contestualizza le principali tappe e i tempi di percorrenza.
Accesso, sicurezza e quadro normativo
L’accesso turistico a cavità storiche richiede protocolli di sicurezza specifici. Le organizzazioni serie applicano valutazioni del rischio in linea con i principi del D.Lgs. 81/2008, pur adattati al contesto di visita guidata. L’illuminazione di emergenza è dimensionata secondo UNI EN 1838 (1 lx minimo lungo le vie di esodo), mentre corrimano e parapetti rispondono a altezze consigliate di 90–110 cm.
Le dotazioni minime fornite comprendono casco con omologazione EN 397, torcia frontale con autonomia residua superiore al 50% per il turno di visita, guanti leggeri antiscivolo e, nei tratti umidi, calzature con suola antiscivolo R11. La capienza dei gruppi viene limitata a 12–18 persone per guida, con densità preferibilmente inferiore a 1 persona/m² nelle camere principali, per garantire sicurezza e qualità della fruizione.
Sui manufatti di pregio si applicano criteri di tutela previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, con monitoraggi microclimatici periodici per limitare condense e shock igrometrici che potrebbero danneggiare affreschi o intonaci storici. In presenza di tratti a sezione ridotta (luce inferiore a 70 cm) l’accesso è di norma escluso a chi soffre di claustrofobia; percorsi alternativi sono indicati nella mappa di sicurezza.
La gestione dell’aria si affida a ventilazione naturale coadiuvata, in casi selezionati, da estrattori a bassa rumorosità con filtri antipolvere. Le misure preventive includono controllo dei livelli di CO₂ e O₂ con sensori portatili, soglie di allarme rispettivamente a 1.000–1.500 ppm e 19,5% in volume.
Tre casi studio lungo il percorso
Nel settore occidentale della Città Vecchia un ambiente a pianta irregolare mostra la doppia fase di uso: prima estrazione, poi deposito. I pilastri lasciati in posto (sezioni di 60×60 cm) garantiscono la stabilità del soffitto, mentre un setto murario in conci regolari delimita un’area destinata allo stoccaggio di derrate. Le tracce di slittamento dei blocchi, evidenti sui piani inclinati, indicano una logistica interna calibrata su carichi di 80–120 kg per singolo pezzo.
Più a sud, una cisterna medievale testimonia l’ingegnosità idraulica urbana. La sezione trasversale a volta ribassata, lunga circa 9 metri e larga 2, mostra un rivestimento continuo in cocciopesto dello spessore medio di 12–18 mm. La raccolta avviene tramite tre condotti con pendenza dell’1,5% che convogliano acque meteoriche dai tetti. Il pozzetto di pesca, dotato di cornice lapidea, rivela segni d’usura coerenti con secoli di estrazione manuale. La resa volumetrica stimata è di 25–30 m³, sufficiente per il fabbisogno di un isolato storico in stagione secca.
Nel settore prossimo all’asse viario che connette il ponte girevole alla Città Nuova, una cripta introduce il tema del rapporto tra il sottosuolo e gli emergenti monumentali. La planimetria orientata secondo l’asse del tempio arcaico consente di collegare la liturgia sotterranea alla topografia sacra in superficie, dove sono ancora visibili le due colonne doriche superstiti dell’antico tempio. La lettura integrata, tra quote ipogee e landmark esterni, supporta una ricostruzione più precisa dell’impianto urbano antico.
In un tratto di galleria con nicchie contrapposte emerge invece la fase novecentesca: si riconoscono sedute per l’attesa, prese d’aria realizzate con tubazioni metalliche e resti di cartellonistica direzionale. Le dimensioni lineari – corridoi di 1,2 metri di larghezza netta – e la presenza di una doppia uscita confermano l’adattamento a rifugio in epoca bellica.
Fruizione, conservazione e monitoraggio
La fruizione sostenibile di ipogei storici richiede una capacità di carico definita per stagione. In estate, l’aumento del flusso turistico viene bilanciato da slot orari più ravvicinati ma con gruppi ridotti, per mantenere costanti i parametri microclimatici e limitare la risospensione di polveri. D’inverno, l’escursione igrometrica minore consente cicli di visita più lunghi, con pause di aerazione programmata.
La conservazione preventiva segue protocolli condivisi con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Sensori discretamente posizionati registrano temperatura, umidità relativa, concentrazione di CO₂ e VOC; i dati, letti in continuo, guidano interventi minimali come deviazioni temporanee del percorso o limitazione della sosta davanti a superfici pittoriche. Dove necessario, pedane removibili in legno o materiale composito distribuiscono i carichi e proteggono i livelli di calpestio originali.
La comunicazione al pubblico integra pannelli con sezioni schematiche e codici colore: blu per raccolta acqua, rosso per vie di esodo, verde per emergenze. La terminologia tecnica viene sempre spiegata al primo uso, favorendo una comprensione accurata anche per chi non ha formazione specialistica.
Informazioni operative per la visita
Durata media del percorso: 75–100 minuti, con soste tecniche presso gli ambienti principali. Difficoltà: bassa, ma con passaggi a sezione ridotta e gradini irregolari; non adatto a passeggini, accessibilità da verificare caso per caso per persone con mobilità ridotta. Temperatura stabile: 15–18 °C; abbigliamento a strati consigliato tutto l’anno.
Attrezzatura suggerita: scarpe chiuse con suola scolpita, zaino compatto, borraccia. Vietati sacchi ingombranti e bastoni non tecnici. È opportuno arrivare 15 minuti prima della partenza per briefing di sicurezza e vestizione. La prenotazione è fortemente consigliata nei weekend e nei mesi estivi; i gruppi vengono confermati al raggiungimento del numero minimo. Le tariffe variano in base alla durata e all’eventuale esclusiva; scontistiche disponibili per studenti e residenti, quando previste dall’organizzatore.
Per i visitatori con interessi tecnici – geologia, restauro, storia urbana – le guide sono pronte a fornire misure indicative e riferimenti bibliografici essenziali. La raccolta di campioni non è consentita. La fotografia è ammessa senza flash; treppiedi e luci continue sono subordinati ad autorizzazione preventiva.
Chiudendo l’itinerario, il sottosuolo tarantino si conferma un laboratorio a cielo coperto, utile per osservare come materiali, acqua e funzioni urbane abbiano creato architetture invisibili ma determinanti per comprendere la città contemporanea.

