TARANTO – A partire dalle Murge sino al Mar Ionio è presente un sistema fluviale fossile molto intricato che ha permesso il formasi di canyon e grotte che risalgono all’epoca del Pleistocene.

L’importanza di queste grotte però non è solo data dalla loro bellezza naturale ma è interessante anche dal punto di vista archeologico. Infatti, in queste si sono insediate le civiltà rupestri, ci sono stati insediamenti medievali, e sono diventate luoghi di culto, depositi, stalle, rifugi oppure abitazioni.

La maggior parte delle gravine s’estende nella zona della provincia di Taranto dove in tutto se ne contano quasi sessanta, ma scopriamo alcune delle più significative tra Massafra, Statte e Mottola.

I ritrovamenti rupestri e le grotte di Massafra

Massafra nella gravina di San Marco ospita uno dei due villaggi rupestri della zona. In questa gravina dominata dal castello bizantino e longobardo, un fiume ha scavato un canyon a regime torrentizio. La casa grotta nella Gravina San Marco a Massafra, sono state scavati diversi anfratti naturali, che poi nel tempo sono state ingrandite e rimodellate.

Nella Gravina sono stati individuati anche quattro livelli abitativi posti l’uno sopra all’altro ai quali era possibile accedere solo mediante le scale. Il luogo tuttavia solo da poco tempo si può visitare.

La chiesa rupestre di San Nicola è sicuramente il punto centrale di questo percorso archeologico, infatti prende il nome di Cappella Sistina della civiltà rupestre per la ricchezza dei suoi affreschi e dei suoi dipinti. La cappella presenta nell’abside centrale un altare principale che raffigura il Cristo Pantocratore in Deesis che risale all’undicesimo secolo.

Questa è la raffigurazione bizantina di Gesù in cui il cristo viene ritratto nell’azione di dare una benedizione con atteggiamento severo ma al contempo maestoso. Ai lati si possono scorgere invece San Giovanni Battista e la Vergine Maria. La composizione ricalca infine dei modelli arcaici ed esprime la cultura pittorica provinciale che molto probabilmente a subito delle influenze cipriote e palestinesi. 

La chiesa rupestre di Sant’Antonio Abate invece era una volta situata in aperta campagna. Oggi invece trova spazio nel centro storico, e più precisamente questa è situata al di sotto dell’ospedale Pagliari. Infatti, per raggiungere la chiesa è necessario attraversare la lavanderia dell’ospedale. La chiesa è stata riscoperta e restaurata infatti solo tra gli anni ’50 e ’70. 

Gli insediamenti e le gravine di Mottola

Anche Mottola è una zona che ha visto il formarsi di gravine, grotte e piccoli canyon che hanno portato ai primi insediamenti rupestri. Infatti, la Gravina di Petruscio mostra come questo luogo era stato abitato sin dalla preistoria ma ha visto il suo sviluppo massimo tra il IX e il XIV secolo. Infatti, il luogo era utilizzato come sede di protezione contro le invasioni medievali. 

A Mottola da vedere c’è sicuramente la chiesa rupestre di San Nicola, dove un artista ignoto dipinse nel XII secolo un San Pietro che offre un gran pregio artistico. La parete invece offre altri affreschi come quelli dedicati a San Giorgio, un altro a San Pietro e un Santo Ignoto vestito da vescovo. Tutti gli affreschi sono stati realizzati tra l’undicesimo e il quattordicesimo secolo. 

La chiesa rupestre di San Nicola è ancora oggi una meta di pellegrinaggio e devozione, sopratutto da parte dei fedeli russi. Infatti, nella chiesa l’affresco più interessante è proprio quello dedicato a San Nicola di Bari che risale al XIII secolo e segue i canoni artistici dell’arte latina. Sotto lo stucco invece è stato possibile trovare un altro San Nicola dell’undicesimo secolo che invece è stato realizzato in stile bizantino.

La chiesa rupestre di Statte

Infine, nel nostro percorso tra le chiese rupestri nel territorio della provincia di Taranto troviamo quella di San Giuliano. Questa è una chiesetta che ospita degli affreschi di origine medioevale non restaurati. La cripta è nascosta nella vegetazione della gravina e chi vuole accedere deve affidarsi agli esperti del posto, come coloro che fanno parte del gruppo speleologico di Statte. 

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