Reddito familiare: la soglia che esclude

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Reddito familiare: la soglia che esclude

Massimo Parisi21 Maggio 20265 min lettura
Reddito familiare: la soglia che esclude

Può bastare appena un euro in più nel reddito familiare per perdere l’accesso a bonus e sostegni destinati alle famiglie. Secondo gli ultimi dati ISTAT, oltre il 10% dei nuclei italiani si trova appena sopra la soglia di esclusione dai principali aiuti economici, eppure vive in condizioni di disagio. Un confine rigido che, invece di proteggere, rischia di alimentare nuove forme di esclusione sociale.

Qual è la soglia di reddito familiare per accedere agli aiuti?

Quando si parla di misure di sostegno statale, la famosa “soglia” non è un numero fisso: varia in base al tipo di beneficio richiesto, alla composizione del nucleo e alla zona di residenza. Per molti aiuti, come il Reddito di cittadinanza o l’Assegno unico universale, la soglia di reddito viene calcolata attraverso l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE), che considera non solo il reddito, ma anche patrimonio e carichi familiari.

Ad esempio, per ottenere l’Assegno unico, la soglia massima di ISEE è di circa 40.000 euro all’anno, anche se l’importo dell’aiuto diminuisce progressivamente superando determinati scaglioni. Per altri interventi, come i bonus bollette, la soglia può essere inferiore, attorno ai 15.000 euro. Questo significa che chi ha un reddito domestico appena al di sopra di queste cifre rischia di essere escluso da ogni forma di sostegno.

Come viene determinata la soglia di esclusione?

La determinazione della soglia di reddito è un processo tecnico, basato su criteri che mirano a identificare le famiglie che hanno davvero bisogno di aiuti. L’ISEE resta il riferimento principale: si calcola tenendo conto dei redditi di tutti i membri del nucleo familiare, delle proprietà immobiliari, dei risparmi e delle eventuali detrazioni per figli a carico o disabilità.

Tuttavia, il sistema presenta delle rigidità. Per esempio, due famiglie con stesso reddito complessivo ma diversa composizione (una con figli, una senza) potrebbero trovarsi in situazioni molto diverse rispetto all’accesso ai benefici. Il meccanismo, pensato per essere equo, può trasformarsi in una barriera che taglia fuori chi, pur non essendo “ricco”, si trova appena sopra il limite.

Inoltre, alcune misure di sostegno usano soglie diverse o considerano solo il reddito delle famiglie, senza valutare altre spese o necessità particolari. Questo fa sì che il confine tra chi riceve aiuti e chi no sia spesso arbitrario e, in certi casi, poco aderente alla reale condizione del nucleo.

Quali sono le conseguenze per le famiglie oltre la soglia?

Superare anche di poco la soglia di esclusione può avere effetti pesanti. Il primo impatto è economico: la famiglia perde l’accesso a bonus, detrazioni o contributi che possono valere, complessivamente, diverse migliaia di euro l’anno. In pratica, per pochi euro di reddito in più, si rischia di diventare “invisibili” agli occhi delle istituzioni, pur restando in una situazione di difficoltà.

Ma la conseguenza più grave è sociale. L’esclusione dai sostegni può alimentare un senso di ingiustizia e di sfiducia verso il sistema. Non di rado, chi si trova leggermente sopra la soglia di reddito si sente penalizzato rispetto a nuclei che, pur con una situazione non troppo diversa, riescono a ottenere aiuti. Questo fenomeno viene chiamato “trappola della soglia”: si rischia di scoraggiare l’impegno lavorativo o la regolarizzazione di piccoli aumenti di reddito, proprio per non perdere i benefici.

Dal punto di vista della coesione sociale, il rischio è quello di creare una nuova fascia di esclusi: famiglie che non sono “povere” secondo le statistiche, ma che faticano a sostenere spese ordinarie come affitto, bollette o spese scolastiche e che non possono contare su alcun aiuto.

Esistono eccezioni alla soglia di reddito?

In alcuni casi specifici, la normativa prevede deroghe o correttivi. Ad esempio, per famiglie numerose o con persone disabili, si applicano maggiorazioni o detrazioni che possono abbassare l’ISEE e permettere l’accesso ai benefici. Alcuni comuni, inoltre, adottano criteri più flessibili per l’assegnazione di contributi locali, valutando anche spese straordinarie o situazioni di emergenza.

Tuttavia, queste eccezioni non risolvono sempre il problema alla radice. Spesso le procedure per ottenere deroghe sono complesse e richiedono una quantità notevole di documenti e autocertificazioni. Questo rischia di scoraggiare proprio le famiglie più fragili, che magari non hanno tempo, competenze o mezzi per affrontare una burocrazia così articolata.

Inoltre, la percezione di una “linea di confine” troppo netta resta comunque forte. Le misure di sostegno dovrebbero essere più graduali, con importi che diminuiscono progressivamente all’aumentare del reddito domestico, evitando così salti bruschi nell’accesso ai diritti.

Quali misure si potrebbero adottare per ridurre l’esclusione?

Molti esperti suggeriscono di rivedere il sistema delle soglie, introducendo una maggiore flessibilità. Un modello potrebbe essere quello del “tapering”: invece del taglio netto oltre una certa cifra, prevedere una diminuzione graduale dei benefici. Questo aiuterebbe a ridurre la trappola della soglia e renderebbe il sistema più equo.

Altra proposta riguarda il rafforzamento del supporto alle famiglie attraverso servizi (come asili, trasporti, mense scolastiche) invece che solo sussidi monetari. In questo modo, anche chi supera di poco la soglia di reddito potrebbe continuare a beneficiare di forme di aiuto concreto, senza sentirsi escluso.

Infine, sarebbe utile una revisione periodica degli indicatori utilizzati per definire la soglia, tenendo conto dei reali costi della vita e delle differenze territoriali. Solo così si può sperare di costruire un sistema di sostegno che non lasci indietro nessuno e che favorisca la coesione sociale, invece di alimentare nuove disuguaglianze.

Conclusioni: verso un sistema più inclusivo?

La questione della soglia di reddito che esclude è un tema concreto nella vita di tante famiglie italiane. La linea che separa chi riceve aiuti da chi ne resta fuori è spesso troppo netta e, paradossalmente, può penalizzare chi si trova in una zona grigia di difficoltà reale ma non riconosciuta.

Rendere le misure di sostegno più flessibili, aggiornare i criteri e puntare su servizi diffusi può essere la strada per non trasformare la soglia di reddito in una barriera sociale. Solo così il supporto alle famiglie potrà davvero essere uno strumento di equità e non di nuova esclusione.

Massimo Parisi

Dottore Commercialista, Revisore Legale dei Conti

Dottore Commercialista e Revisore Legale iscritto all'ODCEC di Torino dal 2009. Gestisce uno studio associato specializzato in fiscalità d'impresa, successioni e pianificazione patrimoniale. Consulente per PMI e professionisti su agevolazioni fiscali, bonus edilizi e adempimenti tributari. Autore di articoli per riviste di settore e relatore presso associazioni di categoria.

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