Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine: la più grande area protetta della Puglia tra gravine, villaggi rupestri e arte medievale

Un’area protetta senza precedenti in Europa

Istituito nel 2005, il Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine rappresenta il più grande parco naturale regionale della Puglia, estendendosi su oltre 28.000 ettari distribuiti a macchia di leopardo nei territori di 14 comuni (13 in provincia di Taranto e uno in provincia di Brindisi). Non esiste in tutta l’Europa occidentale un’area con un’analoga concentrazione di insediamenti rupestri e siti archeologici, abbinata a ricchezze naturalistiche e biodiversità di simile rilevanza.

Che cosa sono le gravine: geologia e formazione

Le gravine sono il cuore paesaggistico del parco: si tratta di gole profonde anche più di 100 metri, scavate nella roccia calcarea dalle acque meteoriche e dai fiumi antichi che talvolta riemergono nella stagione piovosa. Queste incisioni carsiche ricordano i celebri canyon americani e rappresentano una caratteristica morfologica unica della subregione delle Murge tarantine. Nel territorio massafrese sono presenti ben 13 gravine, fra cui spiccano la Gravina di San Marco e la Gravina della Madonna della Scala, che non sono solo fenomeni geologici spettacolari ma contenitori di un patrimonio umano straordinario.

I villaggi rupestri: la civiltà nascosta nella roccia

Dal VI secolo in poi, le pareti di roccia calcarenitica sono state scavate dall’uomo, trasformandosi in chiese rupestri, villaggi ipogei e insediamenti monacali che testimoniano una civiltà straordinaria. Durante l’Alto Medioevo, in particolare tra il X e il XII secolo, il monachesimo siro-palestinese colonizzò la regione creando vere e proprie «criptopoli» (città segrete) altamente organizzate con abitazioni private, laboratori artigianali, stalle e frantoi ipogei. La Gravina della Madonna della Scala conserva il ricordo di oltre 200 case rupestri neolitiche e medievali, abitate dal Neolitico fino agli anni ’50 del Novecento. Le abitazioni erano articolate in più vani destinati a camera da letto, soggiorno e cucina, con spazi comuni e cortili terrazzati davanti alle grotte.

Le chiese rupestri affrescate: gioielli dell’arte bizantina

Massafra vanta una straordinaria concentrazione di oltre 30 chiese rupestri affrescate sparse nel suo territorio, motivo per cui è stata soprannominata la «Tebaide d’Italia» (come il deserto egiziano che ospitò i monaci asceti). Tra le più importanti figurano la Cripta di San Leonardo, caratterizzata da tre ambienti liturgici con affreschi bizantini conservati in ottimo stato che raffigurano il Cristo in Trono fra San Giovanni Battista e la Madonna; la Chiesa Rupestre di San Marco, scavata probabilmente nel VI secolo e successivamente decorata in epoca bizantina; la Chiesa della Candelora, risalente alla fine del XII secolo; e la Cripta di Sant’Antonio Abate. Le chiese rupestri non sono visibili dall’esterno: molte sono infatti nascoste sotto edifici privati, condominiali o nel tessuto urbano, e il loro accesso è stato regolamentato nel tempo mediante il coinvolgimento di guide autorizzate per garantire la conservazione dei siti e il rispetto della privacy dei proprietari.

Storia: da comunità religiose a insediamenti civili

A partire dal VI secolo, monaci basiliani (di origine italo-greca) e benedettini trasformarono le caverne naturali delle gravine in complessi abitativi organizzati. Durante il VII-XIV secolo, Bizantini, Longobardi e Normanni si contesero il territorio, lasciando la maggior parte delle testimonianze archeologiche oggi presenti. Nel XII secolo l’abitato di Massafra era costituito prevalentemente da grotte disposte intorno al castello normanno, ma tra il XIV e il XV secolo alle costruzioni in grotta si affiancarono strutture in elevato. Un documento longobardo del 970 d.C., conservato nell’archivio dell’Abbazia benedettina di Montecassino, attesta già l’esistenza della fortezza in quell’epoca. Nel XVI secolo il fervore edilizio investì l’area nord con la lottizzazione del parco baronale della Serra: furono aperte oltre 200 «vicinanze» (case-grotta scavate nella roccia) per le famiglie sfollate dalla gravina, sia a causa di crolli che di incremento demografico.

Flora e fauna: la biodiversità del parco

Il parco è ricco di biodiversità con ecosistemi diversificati che vanno dagli agroecosistemi a colture estensive come gli uliveti secolari e i seminativi, alle foreste a fragno (quercia pugliese), roverella e leccio, dalla macchia mediterranea alla gariga e agli ambienti rupicoli. Lungo i costoni e i terrazzamenti delle gravine si sviluppa una vegetazione spontanea rigogliosa: sono presenti il pino d’Aleppo, il frassino, il corbezzolo, il carrubo, il mirto, l’asparago selvatico, oltre a frutti selvatici come melograni e cotogni, nonché orchidee e rose spontanee lungo i corsi d’acqua. La fauna include rapaci di piccole dimensioni come il lanario, il grillaio, il gheppio, ma anche il nibbio bruno, la poiana, il biancone e il raro capovaccaio, il gufo comune e il gufo reale. Negli stagni delle gravine vivono l’ululone dal ventre giallo, la rana verde italiana, il tritone italico, varie specie di pipistrelli e piccoli mammiferi come tassi, faine, istrici e cinghiali.

Come raggiungere il Parco

Per coloro che viaggiano in auto da Taranto, il percorso prevede di prendere la SS7 verso Ginosa per circa 30 km, continuare su SS7 fino all’uscita per la SP5 verso Massafra, quindi seguire SP5 per circa 10 km fino all’ingresso del parco. Il parco dispone di diversi parcheggi per i visitatori. Chi arriva in treno da Taranto può raggiungere Massafra in circa 30 minuti; dalla stazione locale un taxi porta al parco (circa 10 km) al costo di 15-20 euro. È possibile anche prendere un autobus da Taranto a Massafra (45 minuti-1 ora) e poi un taxi locale. Per gli amanti del cicloturismo, è praticabile il percorso in bicicletta da Taranto al parco.

Orari e costi di accesso

Non esiste un costo di ingresso al parco naturale stesso: le gravine e i sentieri esterni sono accessibili gratuitamente durante le ore diurne. Tuttavia, le visite guidate alle chiese rupestri e ai villaggi rupestri prevedono tariffe variabili secondo gli operatori locali. Le escursioni guidate di mezza giornata si aggirano generalmente su 10-20 euro a persona. L’accesso ai ponti che sovrastano le gravine (come il Ponte Vecchio) è sempre libero e consente di ammirare i panorami della Gravina di San Marco anche durante brevi soste nel centro storico. Molte chiese rupestri sono visitabili solo tramite visite guidate prenotate presso l’Ufficio Turistico di Massafra, situato in Piazza Giuseppe Garibaldi (tel. 099 880 4695), aperto dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 13.

Visite guidate: come organizzare l’escursione

Per accedere alle chiese rupestri è essenziale contattare anticipatamente l’Ufficio Turistico di Massafra, poiché molte cripte sono situate sotto edifici privati o condominiali e necessitano di coordinamento con i proprietari e guide autorizzate. La Cooperativa Nuova Hellas gestisce itinerari e visite guidate alle gravine e alle chiese affrescate. Le guide forniscono informazioni dettagliate sulla storia, sulle leggende legate ai diversi spazi e sulle tecniche costruttive impiegate dagli antichi abitanti. Un giorno di visita consente di esplorare il centro storico e almeno una delle gravine; si consigliano almeno due giorni per godere pienamente di tutte le bellezze. Le escursioni nei villaggi rupestri, come nella Gravina della Madonna della Scala, comportano un percorso complessivo di circa 4 chilometri e richiedono una certa preparazione fisica data la necessità di scendere scale scavate nella roccia e affrontare passaggi stretti.

Consigli pratici per la visita

Indossare scarpe da trekking robuste con buona aderenza è essenziale, soprattutto per chi desideri scendere all’interno delle gravine. Il percorso in prossimità di pareti rocciose e altezze può risultare impegnativo: si sconsiglia la visita a chi soffre di vertigini. È fondamentale portare con sé una quantità sufficiente di acqua, poiché non vi sono punti di rifornimento all’interno delle gravine. Prima di intraprendere la visita è opportuno verificare le condizioni meteorologiche, dato che il fondo della gravina può diventare scivoloso dopo le piogge. La primavera e l’autunno sono le stagioni migliori per escursioni all’aperto, grazie al clima più gradevole e ai colori della natura. Il tardo pomeriggio è il momento perfetto per visitare Massafra e i suoi villaggi rupestri: il sole che cala trasforma la roccia in sfumature dorate, regalando un’atmosfera fotografica straordinaria. Per visitare la Gravina della Madonna della Scala occorre scendere 125 gradini (oppure utilizzare il moderno ascensore scavato nella roccia). È sempre consigliabile informare qualcuno dei piani di escursione e dell’orario previsto di rientro.

Cosa scoprire nelle gravine di Massafra

La Gravina di San Marco, la più celebre, divide il borgo antico dalla città moderna e accoglie il villaggio rupestre di Santa Marina, visibile dal Ponte Vecchio. La chiesa rupestre di Santa Marina conserva tre altari (uno di rito greco e due di rito latino), testimonianza della convivenza di tradizioni orientali e occidentali, con affreschi raffiguranti le icone di Santa Marina e Santa Margherita. Lungo i costoni della gravina si sviluppa una vegetazione rigogliosa insieme con orti, giardini e coltivazioni di fichi d’India, caratteristiche che nel passato hanno meritato il nome «Paradiso di Massafra». La Gravina della Madonna della Scala ospita la Farmacia del Mago Greguro, una grotta dove il leggendario guaritore collezionava erbe medicinali in piccoli loculi scavati nelle pareti, creando un’«antica farmacia» che affascina ancora oggi. Il Santuario della Madonna della Scala, costruito verso la fine del Settecento, domina la gravina con architettura barocca.

Biodiversità e paesaggi naturali

Le gravine rappresentano un’importante area naturale dove la storia umana si intreccia con ecosistemi fragili e preziosi. In primavera la macchia mediterranea è particolarmente rigogliosa con piante aromatiche come timo e rosmarino. Caratteristici sono gli ulivi pluricentenari che conferiscono un aspetto fiabesco ai sentieri. La diversità di fiori selvatici lungo i percorsi è notevole, così come l’occasione di avvistare piccole lucertole e ascoltare il ronzio degli insetti. I sentieri che si affacciano sulle gravine permettono di immergersi in una civiltà millenaria che ha saputo trasformare la natura in rifugio e arte, armonizzando la presenza umana con l’ambiente fragile delle gole calcaree.

Regole di comportamento e conservazione

Durante la visita è imperativo rispettare la natura, non lasciare rifiuti e seguire esclusivamente i sentieri tracciati per evitare di danneggiare l’habitat delicato. Le gravine situate su proprietà privata, come alcune aree specifiche, dovono essere visitate esclusivamente attraverso guide specializzate che hanno l’autorizzazione dei proprietari. Il parco è un ecosistema fragile che necessita di comportamenti responsabili: la civiltà rupestre che lo caratterizza è un patrimonio che appartiene a tutta l’umanità e richiede consapevolezza nella sua fruizione.

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