Due mesi dopo l’omicidio di Bakari Sako: il messaggio del fratello Souleymane

Bakari Sako, bracciante maliano di 35 anni, sarebbe stato ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto. A distanza di quasi due mesi da quel tragico evento, suo fratello minore Souleymane avrebbe affidato ai social network un messaggio che racchiude il dolore della famiglia e al contempo una riflessione più ampia sulla condizione degli immigrati nella città jonica.

Nel post, secondo quanto ricostruito, il fratello della vittima avrebbe espresso il desiderio che «giustizia sia fatta secondo la legge», toccando al contempo il tema delle discriminazioni e richiamando l’importanza dell’integrazione e del rispetto reciproco tra le comunità.

Secondo l’accusa, sei giovani sarebbero stati raggiunti da provvedimenti cautelari: quattro minorenni di età compresa tra i 15 e i 16 anni, oltre ai maggiorenni Fabio Sale, 20 anni, e Cosimo Colucci, 22 anni. Agli indagati verrebbe contestato il reato di omicidio. Al momento, secondo gli inquirenti, non sarebbe stata contestata l’aggravante dell’odio razziale.

La dinamica ricostruita dagli investigatori suggerisce che Bakari Sako sarebbe morto in pochi minuti a causa dell’emorragia provocata da una coltellata che avrebbe reciso l’aorta. Quella mattina stava percorrendo via Garibaldi in sella a una bicicletta e si apprestava ad andare al lavoro nei campi, quando sarebbe stato accerchiato e aggredito.

La morte di Bakari Sako ha suscitato una forte mobilitazione in città, con associazioni e comunità migrante che hanno seguito sviluppi dell’inchiesta. È stato inoltre indagato per favoreggiamento il proprietario del bar di piazza Fontana, dove il 35enne maliano avrebbe cercato di rifugiarsi. Il questore di Taranto ha disposto la sospensione della licenza del Bar Fontana per sessanta giorni.

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