A Laterza, in provincia di Taranto, gli operai avrebbero bloccato gli accessi allo stabilimento, impedendo ai camion di entrare e fermando di fatto la produzione. La mobilitazione, avviata negli ultimi giorni di giugno, rappresenterebbe la risposta della base lavorativa tarantina al piano industriale dell’azienda dei divani.
Secondo il piano aziendale, lo stabilimento di Laterza dovrebbe accogliere la gran parte dei 668 lavoratori dei tre siti chiusi. Tuttavia, la prospettiva di concentrare a Laterza risorse umane provenienti da stabilimenti dismessi altrove continuerebbe a generare preoccupazione tra i dipendenti, che temerebbero riduzioni di organico e condizioni di lavoro peggiori.
Tre chiusure e una delocalizzazione in Romania
Da oggi risulta chiuso lo stabilimento Jesce 2 di Santeramo, mentre ieri sarebbe stato l’ultimo giorno di attività per la sede di Graviscella ad Altamura. Sono previsti il trasferimento del personale negli impianti di Laterza, Jesce 1 e Matera, una nuova organizzazione del lavoro, la cassa integrazione e un piano di incentivi all’esodo.
A peggiorare il quadro della crisi, l’azienda avrebbe pianificato di portare dall’8% al 13% la produzione in Romania, chiudendo tre stabilimenti in provincia di Bari. I sindacati contestano fermamente questa scelta, vedendola come un’ulteriore perdita di capacità produttiva nazionale.
Il nodo della cassa integrazione e i trasferimenti rinviati
Su forte insistenza delle sigle sindacali, l’avvio dei trasferimenti effettivi del personale avrebbe subito una proroga dal 3 al 13 luglio. Questa proroga di dieci giorni rappresenterebbe un risultato della mobilitazione, ma non affronterebbe il nodo centrale della vertenza: i lavoratori rimangono preoccupati dalla prospettiva di cassa integrazione diffusa e da future riduzioni di organico.
Un miliardo di fondi pubblici negli ultimi 23 anni
Secondo i sindacati, dopo oltre un miliardo di risorse pubbliche, dirette e indirette, tra interventi, sostegni e ammortizzatori sociali in 23 anni, non sarebbe accettabile che l’azienda provi a chiudere questa fase attraverso procedure di risanamento volontario.
Le organizzazioni sindacali chiedono l’intervento diretto delle istituzioni per imporre a Natuzzi il ritiro del piano e la riapertura di un vero confronto.
L’impatto sull’economia del territorio
Secondo i sindacati, il settore del mobile imbottito varrebbe circa 9mila posti di lavoro nelle province e nel territorio murgiano, con una quota rilevante intorno al 40% direttamente o indirettamente legata a Natuzzi. Se non si interviene subito, le casse integrazioni straordinarie, le chiusure e le riduzioni produttive rischierebbero di trascinare al collasso l’intera filiera.
La protesta simbolica e gli appelli all’intervento pubblico
Parallelamente al blocco di Laterza, davanti alla sede centrale di Santeramo in Colle alcuni sindacalisti e operai si sarebbero legati con corde all’inferriata, in occasione di una protesta simbolica.
I sindacati della Fillea Cgil chiedono che Natuzzi decida di far entrare Invitalia e il pubblico nella gestione di questa fase.
Gli appuntamenti dei prossimi giorni
Venerdì 3 luglio i sindacati Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil hanno convocato assemblee con le lavoratrici e i lavoratori interessati per decidere il proseguo delle azioni di mobilitazione. Al fronte dell’opposizione sindacale partecipano anche rappresentanti dell’Unione Sindacale di Base (Usb e Cobas).
