Una provocazione legittima sul valore strategico
Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Taranto, ha rimesso al centro del dibattito una domanda destinata a riaccendere i riflettori sulla sovranità industriale italiana. Da anni si ripete che l’ex Ilva è strategica per il Paese, per la manifattura italiana e per l’autonomia industriale nazionale, ma proprio questa consapevolezza porta a chiedersi: se l’ex Ilva è davvero così importante per l’Italia, perché non immaginare una soluzione costruita attorno alle migliori energie industriali italiane?
La provocazione di Confartigianato arriva sullo sfondo di una conferenza di Federmeccanica e Confindustria Taranto dove è stato presentato un sondaggio secondo il quale proprietà e controllo dell’azienda dovrebbero rimanere in Italia, con il 73,9% degli intervistati a favore.
Le competenze italiane esistono già
L’organizzazione territoriale sottolinea come l’Italia dispone di produttori di acciaio presenti nelle principali classifiche internazionali del settore, di imprese che negli ultimi anni hanno realizzato acquisizioni, investimenti e percorsi di crescita significativi, e di competenze riconosciute a livello mondiale nella progettazione e costruzione di impianti siderurgici e forni elettrici.
Tuttavia, al netto delle manifestazioni di interesse emerse negli ultimi mesi, non si è assistito a una competizione globale particolarmente intensa per l’acquisizione dell’ex Ilva. Una constatazione che suggerisce semplicemente che ci troviamo di fronte a una delle operazioni industriali più complesse d’Europa, ragione per cui diventa ancora più importante valorizzare il patrimonio di competenze industriali che il Paese possiede già.
Chi deve credere per primo nel valore strategico?
Secondo Confartigianato, quando un bene viene definito strategico, i primi a volerlo difendere dovrebbero essere proprio coloro che ne sottolineano il valore. Il vero interrogativo non è chi arriverà da fuori a credere nell’ex Ilva, ma chi in Italia sia disposto a crederci per primo.
Per Confartigianato, la risposta passa da un gesto concreto: l’avvio del cantiere del primo forno elettrico. Se si fosse partiti anni fa, quando la decarbonizzazione è entrata nel dibattito industriale e politico del Paese, oggi probabilmente vedremmo già il cantiere aperto e avremmo recuperato anni preziosi che nessuno potrà restituire a Taranto, ai lavoratori e al sistema industriale nazionale.
Il ruolo dello Stato nel rilancio
Paolillo sottolinea inoltre il ruolo che potrebbe svolgere il settore pubblico nella fase di rilancio. Se lo Stato continua a investire risorse pubbliche nel futuro dell’ex Ilva, appare legittimo chiedersi se tali risorse non possano contribuire a costruire una soluzione industriale che veda un ruolo centrale delle migliori realtà produttive italiane, eventualmente accompagnate, nella fase iniziale, da una presenza pubblica di supporto.
L’interrogativo dei tarantini
Una curiosità legittima per i tarantini riguarderebbe quale sarebbe il risultato se le stesse domande del sondaggio venissero poste direttamente alla comunità che da decenni convive con le conseguenze economiche, sociali e ambientali di questa vicenda. Per troppo tempo il futuro economico e sociale del territorio è stato legato quasi esclusivamente alla grande industria siderurgica, creando una dipendenza strutturale dall’ex Ilva. Non si può continuare a legare le prospettive delle nuove generazioni al futuro dell’ex Ilva come se una eventuale ripartenza potesse ancora rappresentare da sola il motore occupazionale della città.
Il contesto attuale dello stabilimento
All’inizio del 2026 l’ex Ilva di Taranto – oggi Acciaierie d’Italia – resta sospesa in una lunga transizione. La fabbrica è formalmente in amministrazione straordinaria, la produzione viaggia su livelli molto lontani dalla capacità storica e la partita della vendita non è ancora chiusa. Le parti si impegnano ad aggiornare i lavori dopo il 15 settembre 2025 per analizzare le prime evidenze della procedura di gara, puntando sulla riconversione green del settore: l’Italia potrebbe diventare il primo Paese in Europa a offrire siderurgia pienamente sostenibile.
Una questione di visione politica e industriale
La provocazione di Confartigianato Taranto tocca un nodo cruciale: se l’ex Ilva è davvero un asset strategico per il Paese, allora l’impegno pubblico non dovrebbe limitarsi a stanziamenti finanziari per mantenere in vita l’impianto, ma dovrebbe trasformarsi in una vera strategia di sovranità industriale. Questo significherebbe coinvolgere attivamente i migliori player siderurgici italiani in un progetto che combini risorse pubbliche, competenze private e la decarbonizzazione ormai non più procrastinabile. Una visione che, secondo l’organizzazione territoriale, potrebbe dimostrare concretamente che l’Italia crede nel proprio futuro industriale.
