Omicidio Bakari Sako, il Riesame conferma il carcere per i quattro minori

Il Tribunale del Riesame di Taranto ha confermato la detenzione negli istituti penali dei quattro minori coinvolti nell’omicidio di Bakari Sako, il 35enne bracciante originario del Mali deceduto all’alba del 9 maggio nella città vecchia, in piazza Fontana. Il tribunale, presieduto dal giudice Patrizia Famà e a latere Serena Gentile, ha confermato la ricostruzione effettuata dalla procuratrice dei minorenni, Daniela Putignano.

La richiesta della difesa respinta

La difesa, composta dagli avvocati Pasquale Blasi, Fabio Falco, Andrea e Salvatore Maggio, aveva chiesto la sostituzione delle misure detentive con il trasferimento in comunità o, in subordine, gli arresti domiciliari. I legali sostenevano che la confessione del 16enne potesse attenuare le esigenze cautelari, mentre gli altri tre non si sarebbero mai accorti delle coltellate, secondo quanto riferito agli inquirenti.

La ricostruzione dei fatti

Secondo la ricostruzione della Procura, il gruppo avrebbe intercettato la vittima mentre si recava al lavoro in bicicletta. Dopo un’aggressione fisica, il 16enne avrebbe accoltellato Bakari Sako all’addome e al torace, provocandogli ferite che si sarebbero rivelate fatali. La vittima sarebbe stata inseguita e raggiunta nei pressi di un bar della zona, dove avrebbe tentato di rifugiarsi. Bakari Sako è stato soccorso alle 5.34 e il decesso è stato dichiarato alle 7.07 dopo i tentativi di rianimazione.

La detenzione dei minori

I quattro minorenni, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, sono attualmente detenuti negli istituti penali minorili di Bari e Lecce. Secondo quanto ricostruito, sarebbero stati arrestati l’11 maggio dai poliziotti della squadra mobile, diretti da Antonio Serpico.

I due maggiorenni e le prossime udienze

L’inchiesta coinvolge anche due giovani maggiorenni (il 20enne Fabio Sale e il 22enne Mimmo Colucci) attualmente detenuti nel carcere di Taranto. Una nuova udienza per i due maggiorenni è stata fissata per il 4 giugno davanti al Riesame. La loro difesa ha chiesto l’annullamento delle misure cautelari, sostenendo l’assenza di un ruolo attivo nella vicenda.

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