Gravina di Mottola: la sentinella sul Mare Jonio a 387 metri di altitudine

Arroccata a 387 metri sul livello del mare, Mottola è nota come la “Spia dello Jonio” o il “Balcone della Puglia Meridionale”, una denominazione che ben descrive la sua posizione strategica e panoramica. Da vari punti del territorio si può infatti ammirare un orizzonte mozzafiato: lo sguardo spazia dal Golfo di Taranto fino al verde delle montagne dell’alta Sila, e in condizioni di visibilità ottimale raggiunge persino la Basilicata e la Calabria. Questo straordinario punto di osservazione naturale ha fatto sì che il paese sia divenuto una vera sentinella sulla costa jonica.

La Gravina di Mottola non è un’unica formazione, ma un complesso sistema di gole carsiche scavate nel corso di milioni di anni dall’erosione idrica nei sedimenti calcarei. La gravina di Petruscio rappresenta la più imponente tra queste formazioni, snodandosi per circa quattro chilometri da nord a sud con pareti alte e scoscese. Questo magnifico canyon, tra i più spettacolari dell’intero arco jonico, è in grado di competere per grandiosità e fascino con i più celebri canyon del mondo. La forra inizia ai piedi dell’abitato mottolese e prosegue con alte pareti rocciose per circa tre chilometri, fino a sfociare nella pianura di Palagiano.

Il paesaggio carsico e l’origine geologica

Le gravine rappresentano uno dei tesori più preziosi del patrimonio naturalistico pugliese dal punto di vista geologico. Queste formazioni sono originate nel corso di milioni di anni a causa delle spinte tettoniche dei fondali marini che, soggetti a emersioni e immersioni ripetute, furono successivamente sottoposti a intensa erosione. Il risultato è un paesaggio carsico unico, dove la roccia tufacea friabile è stata scolpita dall’acqua in profonde e sinuose gole che caratterizzano il territorio.

La particolare conformazione geologica del territorio di Mottola, caratterizzato dalla presenza di numerosi canyon (le gravine appunto), ha favorito l’insediamento umano fin dal Neolitico e soprattutto in epoca medievale. L’habitat rupestre è rappresentato dalla macchia mediterranea, dalla gariga e dai boschi, con flora e fauna tipicamente rupicole. La presenza di grotte naturali e di roccia facilmente scavabile ha permesso la costruzione di straordinari villaggi rupestri in cui abitazioni, chiese e fortificazioni erano interamente scolpite nella roccia.

I villaggi rupestri: testimonianze di una civiltà millenaria

La Gravina di Petruscio ospita uno dei complessi rupestri più affascinanti dell’Italia meridionale. La gravina è caratterizzata da oltre un centinaio di case-grotta disposte su più livelli, creando un effetto di “grattacieli rupestri”. Queste abitazioni, scavate nella roccia friabile, erano collegate tra loro da un reticolo di strade e pedagne, formando un complesso sistema abitativo altamente organizzato. Le grotte artificiali – circa duecento, delle quali solo un centinaio è stata finora rilevata – erano utilizzate come abitazioni, ripostigli e ricovero di animali.

La tradizione storica narra che il villaggio di Petruscio sia stato scavato e popolato dai profughi che scamparono nel 847 alla distruzione di Mottola per opera dei Saraceni. Il villaggio fu successivamente abbandonato alla fine del XII secolo, in seguito alla ricostruzione della cittadina dopo la sua distruzione normanna del 1102. Nei dintorni della gravina sono stati ritrovati segni della più remota frequentazione umana, con frammenti vascolari risalenti al periodo protostorico.

Le chiese rupestri e il patrimonio sacro

Il villaggio rupestre di Casalrotto, situato a soli tre chilometri da Petruscio, conserva alcuni dei santuari rupestri più belli del territorio mottolese. Qui si trovano le chiese di San Cesario, Sant’Apollinare, San Nicola, Santa Margherita e Sant’Angelo. Quest’ultima è unica in Italia per essere disposta su due piani di calpestio, con annesso monastero italo-greco. Le pareti di queste chiese sono generose di effigi di Vergini e Santi dipinti in stile bizantino.

Mottola è celebre anche per le sue “Grotte di Dio”, un complesso di chiese rupestri ricche di affreschi in stile bizantino, tra le meglio conservate in Italia. La chiesa di San Nicola a Casalrotto è stata definita la “Cappella Sistina” della civiltà rupestre per la ricchezza dei suoi affreschi murali. Queste chiese testimoniano la profonda spiritualità delle comunità che le hanno realizzate e utilizzate nel corso dei secoli, e molte di esse erano oggetto di culto da parte di pellegrini e Crociati in partenza per la Palestina.

Come raggiungere la Gravina di Mottola

La Gravina di Petruscio si trova a sud-est di Mottola, a circa 150 metri sul livello del mare e a poco meno di due chilometri dal centro abitato. È facilmente raggiungibile dalla strada provinciale proveniente da Palagianello e Casalrotto, che si incrocia con il tronco comunale dell’ex Strada Statale 100 (SP100). L’accesso al sito avviene attraverso una monumentale scalinata medievale, scolpita direttamente nella roccia, che conduce nel cuore della gravina.

È possibile parcheggiare presso l’area di sosta attrezzata situata di fronte all’incrocio stradale principale. Da qui, si percorrono circa duecento metri attraverso una vegetazione arbustiva di timo, pino d’Aleppo e lentisco prima di raggiungere le prime formazioni rupestri. I sentieri che attraversano la gravina offrono escursioni affascinanti ideali per chi ama la natura e il trekking.

Quando visitare: le stagioni migliori

La primavera rappresenta il periodo ideale per visitare la Gravina di Mottola, offrendo le fioriture più spettacolari e temperature particolarmente gradevoli. Durante questa stagione, la vegetazione endemica come l’elianto jonico – una pianta erbacea dai delicati fiori gialli presente solo in Puglia, Basilicata e una ristretta zona romagnola – decora i versanti della gravina. L’autunno regala invece paesaggi suggestivi e fauna più attiva.

L’estate può risultare calda, soprattutto al fondo delle gravine dove la temperatura è mitigata dall’ombra e dall’umidità. L’inverno è meno consigliabile per escursioni particolarmente impegnative, anche se il paesaggio spogliato mantiene un fascino austero. I migliori orari per la visita sono le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio, quando il sole crea giochi di luce affascinanti sulle pareti rocciose e la temperatura è più temperata.

L’ecosistema naturale della gravina

La Gravina di Petruscio ospita un ecosistema straordinario caratterizzato da una ricca biodiversità. Nella gravina si ritrovano tre specie quercine: la quercia di Palestina, il leccio e la roverella, insieme a una straordinaria quantità di alberi di fico presente in almeno quindici varietà diverse. La flora è completata da boschi di pino e quercia, macchia mediterranea e gariga che ricoprono i gradoni rocciosi.

Questa conformazione geografica favorisce la coesistenza di specie vegetali tipiche dei climi tropicali insieme a specie delle alte latitudini, creando un unicum bioclimatico raro. La fauna rupicola è ugualmente ricca, con specie animali che abitano ambienti rocciosi e la vegetazione spontanea presente sul fondo umido della gravina. La gravina rappresenta inoltre un unicum ecologico straordinario in cui il ricco sistema faunistico e floristico consente la sopravvivenza di specie caratteristiche di differenti fasce climatiche.

Il contesto nel Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine

La Gravina di Mottola rientra nel Parco Naturale Regionale “Terra delle Gravine”, una riserva naturale istituita nel 2005 per conservare il patrimonio unico del paesaggio carsico pugliese. Il parco si estende su 28 mila ettari di territorio incastonato tra l’altopiano della Murgia tarantina e il Mare Jonio, comprendendo nove comuni della provincia di Taranto tra cui Mottola. L’area è riconosciuta come Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) nell’ambito della rete Natura 2000, il principale strumento dell’Unione Europea per la tutela della biodiversità.

Per la loro rilevanza paesaggistica, naturalistica e storico-archeologica, le gravine sono oggi tutelate all’interno di questo parco per conservare questo patrimonio unico della Puglia e favorire un equilibrio sostenibile tra uomo e ambiente. Il parco offre veri e propri itinerari da seguire tra chiese e villaggi rupestri, borghi e passeggiate naturalistiche, rappresentando una meta ideale per chi desidera immergersi nella bellezza naturale della Puglia e scoprire una parte autentica della regione.

Consigli pratici per la visita

Per esplorare la gravina è consigliabile indossare scarpe da trekking robuste, poiché i sentieri alternano superfici rocciose e terreno sterrato. È necessario portare con sé una buona quantità di acqua, poiché le escursioni lungo la gravina possono durare diverse ore senza punti di ristoro. Una mantella impermeabile è utile durante i mesi invernali e primaverili quando le precipitazioni sono più frequenti.

L’accesso alla gravina è libero, ma per un’esperienza più consapevole è possibile contattare i centri di ricezione turistica del Comune di Mottola o gli Uffici Turistici locali per ricevere informazioni dettagliate su sentieri, chiese rupestri visitabili e escursioni guidate organizzate localmente. Molti siti offrono anche la possibilità di avvalersi di guide specializzate che illustreranno gli aspetti storici, archeologici e naturalistici della gravina. Il villaggio rupestre del centro storico di Mottola, noto come “la Schiavonia” e caratterizzato dal bianco della calce e dall’architettura medievale, può essere una tappa complementare ideale dopo la visita alla gravina.

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