Cosa è accaduto: il presente della vertenza
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è intervenuto sulla situazione ex ILVA. La crisi dell’acciaieria, oggi gestita in amministrazione straordinaria (Acciaierie d’Italia), rimane uno dei dossier più critici per il governo Meloni e per il territorio tarantino. Lo stabilimento rappresenta il più grande complesso siderurgico d’Europa con 15 milioni di metri quadri.
Secondo gli ultimi sviluppi, la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (Cigs) dovrebbe decorrere dal 1° marzo 2026 con una durata di 12 mesi, interessando la maggior parte dei 4.450 lavoratori dello stabilimento di Taranto.
Le difficoltà nella gestione della vertenza
Secondo quanto riferito dai segretari generali di Uilm, Fiom e Fim, il clima emerso dall’ultimo vertice sarebbe stato descritto come “drammatico”. Le organizzazioni sindacali avrebbero sottolineato che non sarebbero state illustrate prospettive concrete dopo l’incontro con il presidente della Regione Michele Emiliano e il sindaco Pietro Bitetti, nel quale sarebbe stato firmato un generico verbale che impegna alla decarbonizzazione entro il 2032.
Una delle criticità principali riguarderebbe i tempi della transizione green: il Comune di Taranto continuerebbe a insistere sulla possibilità di costruire un solo impianto Dri in città, il cosiddetto “piano C”, mentre al ministero questa opzione verrebbe giudicata “non realistica” anche per ragioni di sostenibilità economica.
La storia degli annunci rimandati
Il 20 marzo 2025 era stata annunciata la trattativa esclusiva con il consorzio azero per la cessione dell’ex ILVA. Dopo il fallimento di quel negoziato, il 18 dicembre 2025 sarebbe stata prospettata la chiusura dell’operazione con il fondo americano Flacks entro gennaio 2026. Un nuovo termine sarebbe stato poi indicato il 4 marzo 2026, quando si parlava di una conclusione nel giro di tre settimane. L’ultimo rinvio avrebbe spostato la scadenza alla fine di aprile.
Il pattern di annunci seguiti da rinvii alimenterebbe lo scetticismo a Taranto. Nel febbraio 2023 Urso avrebbe ricevuto il sindaco di Taranto e annunciato l’avvio di un “percorso” che avrebbe dovuto portare in tempi rapidi alla definizione di un accordo di programma per la riqualificazione e la riconversione dell’ex ILVA.
Il nodo della decarbonizzazione e i costi
Un tema centrale nella impasse sarebbe la transizione verso una siderurgia decarbonizzata. I problemi nodali riguarderebbero i 10 miliardi di investimento (con cattura e stoccaggio della CO2) e il fabbisogno di energia elettrica, oltre ai costi della produzione dell’acciaio DRI. Questo solleva dubbi sulle compatibilità economiche e ambientali dell’operazione che il governo continua a proporre.
Secondo quanto risulta, il Mimit avrebbe pubblicato un nuovo bando per la vendita dell’impianto, rendendo obbligatorio per l’acquirente realizzare la decarbonizzazione “nel più breve tempo possibile” e fissando una scadenza al 15 settembre, ma mancherebbe ancora l’accordo di programma tra i soggetti coinvolti.
La cassa integrazione e il rischio occupazionale
I segretari di Fim, Fiom e Uilm avrebbero confermato che dal primo marzo 2026 non ci sarebbe più attività produttiva ai livelli attuali, con tutti i lavoratori messi in cassa integrazione. Il numero dei lavoratori interessati dalla Cigs non dovrebbe aumentare rispetto alle attuali 4.450 unità, stando alle dichiarazioni del ministro Urso.
Tuttavia, De Palma avrebbe criticato Urso accusandolo di portare al fallimento il percorso di decarbonizzazione e chiedendo una riapertura immediata del confronto.
La situazione attuale
Nel dicembre 2025, Urso avrebbe riunito a Roma i rappresentanti istituzionali e i portavoce delle realtà coinvolte nella crisi dell’ex ILVA, tra cui il sindaco di Taranto Piero Bitetti e delegazioni sindacali. Il ministro avrebbe ribadito che “non c’è alcun piano di chiusura” per gli stabilimenti e che il governo starebbe valutando anche l’intervento di un soggetto pubblico per garantire la continuità degli impianti.
Il contesto più ampio: l’industria siderurgica italiana
Tra il 2011 e il 2024, mentre la produzione domestica di acciaio calerebbe di 9,18 milioni di tonnellate, aumenterebbero le importazioni, comportando una maggiore dipendenza dall’estero di tutte le filiere produttive italiane. Nella metalmeccanica si sarebbero persi oltre 103 mila posti di lavoro e circa 150 mila persone sarebbero coinvolte in crisi industriali.
Le aspettative di Taranto
A Taranto, la popolazione e i sindacati attendono chiarezza. Attorno all’ex ILVA non ci sarebbe solo una trattativa societaria, ma una partita che riguarda migliaia di lavoratori, l’economia del territorio e una parte importante del sistema industriale nazionale. La vertenza sulla crisi ex ILVA richiede passaggi concreti, perché il nodo non riguarda solo il destino di uno stabilimento, ma quello di un intero territorio.
