Arroccato su un pianoro murato che domina tre lati della gravina, il Castello Normanno di Ginosa è uno dei monumenti più significativi della Puglia medievale. Costruito intorno al 1080 da Roberto il Guiscardo per difendersi dalle incursioni saracene, la fortezza ha subito una complessa evoluzione architettonica che la trasforma da possente mastio militare a dimora nobiliare rinascimentale. La sua storia è quella della stessa Ginosa: dagli insediamenti preistorici fino alle trasformazioni feudali che modellarono il territorio tra le dolci colline della Murgia tarantina.
Le origini normanno-sveve: un baluardo contro i Saraceni
Le ricerche archeologiche effettuate all’interno del castello hanno attestato la costruzione della struttura tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo, nel corso del primo infeudamento normanno del territorio voluto da Roberto il Guiscardo e realizzato da Riccardo d’Altavilla, detto il Senescalco. Sebbene la prima menzione del castello compaia nello Statuto di riparazione dei castelli redatto da Federico II di Svevia nel secondo quarto del XIII secolo, la documentazione archeologica sostiene un’origine più antica. Documenti quali il catalogus Baronum, riflettente la situazione amministrativa ordinata da Ruggero II dopo il 1144, attestano la fortificazione del castrum Genusium.
La funzione originaria era principalmente difensiva: il castello doveva proteggere il territorio dalle continue incursioni saracene e bizantine che minacciavano le popolazioni della Puglia meridionale. La posizione strategica, su uno sperone a picco sulla gravina, garantiva visibilità su un ampio territorio e facilitava il controllo del passaggio tra la piana e il mare.
Struttura e caratteristiche architettoniche della fase normanna
Originariamente il castello era costituito da un nucleo essenziale: un mastio rettangolare disposto su tre piani, con base quadrata, altezza di 15 metri e uno spessore murario costante di quasi 2 metri per tutta l’altezza. Questa torre normanna, collocata a nord-est del complesso, rappresenta il cuore militare della struttura: essenziale, funzionale e rigorosamente pensata per la difesa. La torre scrutava l’orizzonte, sfidava gli assedi e gli assalti, proteggendo gli abitanti dell’intorno e della gravina sottostante.
Il castello era originariamente munito di tre torri merlate e di un ponte levatoio in legno, elementi tipici delle fortificazioni medioevali di questa epoca. L’accesso era garantito da un fossato ampio e profondo, elemento difensivo cruciale contro le operazioni di assalto diretto.
La trasformazione rinascimentale e l’ampliamento quattrocentesco
A fine XV secolo il castello subì una trasformazione radicale. Tra il 1496 e il 1515, l’ingegnere Antonio Grisone, barone dell’epoca, ampliò significativamente l’impianto realizzando una serie di ambienti eleganti a nord della torre originaria. In questa fase il castello iniziò a perdere il suo carattere prevalentemente militare per acquisire quello di una residenza signorile.
La trasformazione più importante avvenne nel XVI secolo quando, in seguito al passaggio della baronia di Ginosa alla potente famiglia dei Doria, vennero demolite le torri merlate e il ponte levatoio in legno. Questi elementi furono sostituiti con un ponte a quattro arcate in pietra che si eleva su un largo e profondo fossato, testimonianza della nuova funzione di palazzo nobiliare. La rocca medievale cedeva il posto a una dimora aristocratica adatta agli stili e ai gusti rinascimentali, sebbene mantesse la sua autorevolezza e la sua capacità di dominio visivo sul paesaggio.
Gli assetti successivi e le fasi moderne
Nel 1622 il castello era descritto dal cantore Cesare Cisternino con toni entusiasti: “vi è un bellissimo Castello e Palagio, abitazione per comodità del Padrone, e Signori di detta terra, con due bellissimi appartamenti, con sale, camere assai, ornate di ogni sorta di comodità, e con una Torre inespugnabile”. Questa descrizione testimonia come la fortezza si fosse ormai trasformata completamente in una dimora d’élite, conservando tuttavia il fascino e l’aura della sua origine militare.
Nel XVIII secolo il castello divenuto proprietà della famiglia Spinola-Alcanices de Los Balbases fu oggetto di ulteriori lavori di restauro e conservazione che però non alterarono l’impianto rinascimentale. L’aspetto attuale del castello è il risultato di ulteriori aggiunte di corpi di fabbrica operate tra il XVII e il XIX secolo, di cui la più significativa è la costruzione della facciata principale per opera del feudatario Ferdinando Ferretti, che le conferì un aspetto più imponente e rappresentativo.
La conservazione dello stile normanno: la parte posteriore a strapiombo
Nonostante le molteplici trasformazioni subite nel corso dei secoli, la parte posteriore del castello ha conservato integralmente lo stile architettonico dell’epoca normanna. Questo lato, a strapiombo sulla gravina, non ha subito modifiche almeno nell’aspetto esteriore, mantenendo così la rudezza costruttiva e la funzionalità difensiva originaria. La visione di questi muri senza decorazioni, appoggiati direttamente sulla roccia della gravina, permette ancora oggi di comprendere la logica militare che guidò la costruzione iniziale. È qui che si legge meglio la storia della struttura, nel contrasto tra la severità normanna della parte posteriore e l’eleganza rinascimentale della facciata principale rivolta verso il paese.
Gli elementi sotterranei e i sistemi difensivi
Uno dei dettagli più affascinanti del castello riguarda il suo sottosuolo. Sotto le caverne naturali che si trovano alla base dell’edificio furono scavate tre profonde fosse coniche, larghe al fondo e strette in alto. In origine queste fosse erano adibite a carceri: ambienti oscuri e umidi, chiusi da grate di ferro attraverso cui passava appena l’aria necessaria. Nel corso dei secoli si trasformarono in cisterne per la raccolta dell’acqua, funzione essenziale in un’epoca dove il controllo delle risorse idriche era critico per la sopravvivenza in caso di assedio.
L’interno del castello conserva tutte le caratteristiche di una dimora nobiliare, con ambienti articolati su più livelli, camere decorate e sale di rappresentanza, testimonianza della ricchezza e del prestigio dei signori che vi abitarono.
Come arrivare e informazioni pratiche per la visita
Il Castello Normanno di Ginosa si raggiunge facilmente dal centro storico del paese. È collegato alla via principale mediante un ponte a quattro arcate che scavalca l’antico fossato, una volta attraversato il quale ci si trova di fronte alla struttura monumentale. Si consiglia di parcheggiare l’auto nei pressi di via Matteotti, da cui è possibile proseguire a piedi verso il castello e il centro storico circostante. Taranto dista 55 chilometri (circa 50 minuti di percorso), Matera si trova a 25 chilometri di distanza, mentre il mare è a 20 chilometri.
Una nota importante per i visitatori: il castello è stato chiuso al pubblico dal 2013 in seguito a una rovinosa piena che colpì la gravina. Da allora l’intera struttura è stata oggetto di una nuova fase di lavori di restauro e consolidamento strutturale coordinati dal Ministero della Cultura, in collaborazione con il Comune di Ginosa, la Soprintendenza e il Politecnico di Bari. Nel 2023 sono stati aperti cantieri archeologici che hanno permesso scavi nel piano terra dell’edificio alla scoperta della sua genesi formativa. Verificare sempre presso l’info point locale o il Comune di Ginosa per le aperture straordinarie e le visite guidate disponibili.
Il contesto paesaggistico e l’importanza storica
Il castello non va visitato come monumento isolato, ma come parte di un sistema complesso che comprende il centro storico di Ginosa, i villaggi rupestri di Rivolta e Casale scavati nella gravina, e la Chiesa Madre dedicata alla Madonna del Santissimo Rosario. Dalla Piazza Orologio, dove si affaccia il castello, è possibile ammirare il rapporto tra l’architettura feudale e il paesaggio rupestre sottostante. Percorrendo via Matrice si raggiunge la Chiesa Madre, immersa nello scenario rupestre, completando così un itinerario che illustra le stratificazioni storiche di Ginosa dal Medioevo all’epoca moderna.
Il Castello Normanno rappresenta uno dei 120 castelli della Puglia e testimonia come il territorio meridionale italiano sia stato teatro di una continua evoluzione architettonica, passando dalle strutture difensive rigorose dell’Alto Medioevo alle eleganti dimore signorili della Rinascenza, sempre mantenendo una relazione profonda con il paesaggio che circonda e definisce il suo carattere.
