Il Tempio Dorico di Taranto: Testimone della Più Antica Architettura Greca in Magna Grecia

Nel cuore della Città Vecchia di Taranto, in Piazza Castello accanto al Castello Aragonese, si innalzano due colonne doriche scanalate alte circa 8,5 metri: sono i resti superstiti del Tempio Dorico, il monumento più antico della Magna Grecia ancora visitabile. Costruito nel primo quarto del VI secolo a.C., questo tempio racconta una storia millenaria di gloria, trasformazioni e quasi completamento dimenticanza.

Una struttura monumentale in pietra carparo

Il tempio originale era un’imponente costruzione periptero di ordine dorico, lungo circa 50 metri. Le colonne attualmente visibili rappresentano il lato lungo della struttura: realizzate in carparo, una pietra locale ricavata dalla stessa acropoli dove sorge il tempio, raggiungevano l’altezza di 8,47 metri con un diametro di 2,05 metri. Sulla base di calcoli che tengono conto dell’interasse tra gli elementi, gli archeologi stimano che il tempio contasse 13 colonne sui lati lunghi e 6 su quelli corti. Le caratteristiche scanalature verticali delle colonne non erano puramente decorative: la luce solare, incidendo su di esse nel corso della giornata, creava piacevoli effetti chiaroscurali che conferivano al tempio una dinamica straordinaria. Una sola struttura oggi rimane intatta accanto alle due colonne: la base con tre rocchi (tamburi di pietra) di una terza colonna, a testimonianza della grandiosità perduta.

La vera dedica divina: un mistero ancora aperto

Tradizionalmente il tempio viene attribuito a Poseidone, il dio greco del mare. Tuttavia, ricerche archeologiche più recenti hanno messo in discussione questa attribuzione. Durante gli scavi condotti in via Duomo, è stata rinvenuta una stipe votiva contenente statuette in terracotta di sesso femminile, conservate come ex voto. La vicinanza di questi reperti al tempio ha indotto gli archeologi a supporre che la struttura fosse dedicata a una divinità femminile, probabilmente Persefone. Nonostante i progressi delle indagini, il mistero della vera dedica divina rimane ancora oggi difficile da risolvere.

Origini più antiche: il santuario spartano del VIII secolo a.C.

Sotto le fondazioni del tempio dorico, gli archeologi hanno scoperto tracce di un edificio ancora più antico, costruito alla fine dell’VIII secolo a.C. dai primi coloni spartani che fondarono Taranto. Questo primo santuario era realizzato principalmente in mattoni crudi e materiali deperibili come il legno. La struttura dorica che oggi vediamo non fu costruita subito, ma rappresenta una fase di espansione successiva alla costruzione della cella originaria, come dimostrano l’assenza di connessioni costruttive nelle fondazioni tra la peristasi dorica e il nucleo più antico.

Un viaggio attraverso i secoli: dal tempio pagano al magazzino

Dopo la sua costruzione nel VI secolo a.C., il tempio rimase un luogo di culto importante durante l’apogeo di Taranto quale capitale economica e commerciale della Magna Grecia. Tuttavia, la conquista romana alla fine del III secolo a.C. segnò l’inizio del suo declino. Durante l’età tardoantica e il Medioevo, il tempio perse progressivamente importanza e fu utilizzato come cava di pietra: intere parti della struttura furono smantellate per essere reimpiegate nella costruzione di altri edifici. I ruderi furono incorporati in varie strutture successive, tra cui la chiesa della Santissima Trinità (il cui oratorio conservava ancora visibile la parte superiore di una colonna), l’oratorio dei Trinitari, la casa Mastronuzzi e infine il convento dei Celestini. Nel VI secolo d.C., l’area sacra fu abbandonata come luogo di culto pagano e tornò in uso con una funzione diversa: granai, silos e depositi quando la popolazione si ritirò nella penisola per motivi difensivi. Nel X secolo, una parte dei resti del tempio fu persino utilizzata come luogo di culto cristiano. Dal XIV secolo, l’area subì ulteriori trasformazioni, diventando zona di stoccaggio e produzione con vasche di decantazione dell’argilla e piccole fornaci.

Dalla scomparsa al ritrovamento: una storia di ritrovamenti controversi

Per secoli il tempio rimase sepolto e ignorato. Nel XVIII secolo erano ancora visibili circa dieci spezzoni di colonne, ma questi furono rimossi e dispersi durante il rifacimento del convento dei Celestini nel 1729. Il primo tentativo sistematico di portare alla luce i resti del tempio dorico si deve a Luigi Viola nel 1881, che liberò la colonna visibile dai depositi di intonaco che la offuscavano, scavò i rocchi inferiori e individuò un secondo capitello. Tuttavia, gli scavi continuati ebbero interruzioni lunghe e difficili: qualsiasi indagine richiedeva la demolizione di strutture medievali e moderne, e le autorità ecclesiastiche erano riluttanti a permettere la distruzione dei luoghi sacri sotto la loro giurisdizione. La svolta significativa giunse negli anni 1920-1930, quando l’area dove sorgeva il Convento dei Celestini fu scelta per la costruzione del Palazzo delle Poste. Durante i lavori edili, emersero i primi blocchi di carparo del tempio dorico. La scoperta generò addirittura una controversia tra il Ministero delle Comunicazioni e il Ministero della Pubblica Istruzione: il primo chiese indennizzo per l’opera non realizzata e l’area non sfruttata. Intervenne persino una lettera di Mussolini al Ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano per dirimere la questione, e così il Palazzo delle Poste fu costruito altrove, nel Borgo Nuovo. Solo negli anni Settanta l’Amministrazione Comunale assunse la responsabilità dell’esecuzione degli scavi sistematici, che finalmente liberarono completamente i resti del tempio dalle costruzioni sovrapposte e dalla vegetazione.

Come visitare il Tempio Dorico: informazioni pratiche

Il Tempio Dorico si trova in Piazza Castello, nel cuore della Città Vecchia di Taranto, a pochi passi dal Castello Aragonese. Le due colonne si innalzano protette da una recinzione sul lato interno della piazza, accanto al Monastero di San Michele. Chi arriva sull’isola della città vecchia attraversando il Ponte Girevole incontra subito queste maestose sentinelle di pietra; chi la lascia, le saluta scendendo da via Duomo. L’accesso è completamente gratuito e non sono previsti orari di apertura: essendo un sito archeologico all’aperto, è possibile visitare le colonne in qualsiasi momento della giornata, 24 ore su 24. Non è necessario acquistare biglietti. L’accessibilità per le persone con disabilità è discretamente buona, dato che le colonne si trovano in una piazza pubblica, sebbene possa esserci pavé irregolare nelle immediate vicinanze. La visita è breve ma intensa: in pochi minuti si possono ammirare le colonne, leggere i pannelli informativi e scattare fotografie. Molti visitatori, tuttavia, scelgono di fermarsi più a lungo, seduti su una panchina, per osservare il tramonto dietro il mare mentre le colonne assumono sfumature dorate illuminate dalla luce calda.

Il miglior momento per la visita e l’atmosfera

Il tramonto rappresenta il momento più suggestivo per ammirare il Tempio Dorico: la luce calda illumina la pietra carparo facendola brillare, e il mare Grande diventa uno specchio dorato. Anche di sera, con l’illuminazione artificiale, l’atmosfera è profondamente sugestiva. Le colonne appaiono imponenti, quasi fuori scala rispetto agli edifici moderni che le circondano, e osservandole da vicino si notano le fratture, i segni del tempo, le superfici consumate dal vento e dalla salsedine marina. Camminando intorno alla struttura, il rumore del mare crea un contrasto affascinante tra passato e presente. In ogni stagione il tempio regala emozioni diverse: in estate con il cielo limpido e il mare azzurro, in inverno con il vento che soffia tra le rovine.

Cosa visitare nelle vicinanze

A pochi passi dal Tempio Dorico si trova il Castello Aragonese di Taranto, l’imponente complesso quattrocentesco che oggi ospita la sede della Marina Militare Italiana e simbolo della città. Il maestoso Castello emerge dal mare con le sue torri e offre una visita affascinante. Poco distante si trova il Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MARTA), che custodisce straordinari reperti della Magna Grecia, tra cui ori, ceramiche e oggetti di inestimabile valore che completano la comprensione storica del tempio. Passeggiando lungo via Duomo è possibile scoprire anche chiese barocche come la Basilica di San Cataldo, una delle più importanti della Città Vecchia, oltre a scorci pittoreschi e storici della città antica. Il Ponte Girevole rimane il punto di passaggio principale e rappresenta il primo approccio al monumento per chi arriva da nord.

Lascia un commento