Le origini spartane del Tempio Dorico di Taranto: il santuario che antecede la pietra

Le colonne doriche del Tempio di Taranto raccontano una storia che non inizia con loro. Sotto quelle masse di carparo alte 8,47 metri, sommerse nei secoli da rovine medievali e strati urbani, gli archeologi hanno scoperto i resti di un santuario ancora più antico: il vero tempio spartano originario della città.

Quando nel 1973 la Soprintendenza ai Beni Archeologici iniziò i lavori di scavo sistematico in Piazza Castello, dopo l’abbattimento della chiesa della SS. Trinità e del monastero dei Celestini, emerse un quadro ben più complesso di quanto si immaginasse. Una piccola fossa e tracce di pavimentazione rivelarono l’impronta di un edificio costruito alla fine dell’VIII secolo a.C., contemporaneamente ai primi insediamenti spartani fondati da Falanto e dai Parteni intorno al 706 a.C.

Questo primo santuario non era una struttura monumentale. Era costruito in mattoni crudi e materiali deperibili come il legno, rappresentazione fedele dell’architettura spartana primordiale, priva della pretesa monumentale che caratterizzerebbe i templi successivi. Il suo posizionamento non era casuale: l’acropoli della penisola era il cuore sacro della colonia nascente, il punto focale dove concentrare il potere religioso insieme a quello politico e militare.

La scoperta acquisisce ulteriore significato alla luce dell’ipotesi sulla dedicazione del santuario. A lungo gli archeologi credettero che fosse dedicato a Poseidone, dio del mare. Tuttavia, una teoria più recente smentisce questa attribuzione. L’origine spartana dei coloni, che non erano particolarmente devoti alle divinità marittime, suggerisce una dedicazione differente. Le indagini successive, in particolare il ritrovamento di una stipe votiva su via Duomo contenente statuette in terracotta raffiguranti una divinità femminile, hanno condotto gli studiosi verso una nuova conclusione: il santuario arcaico era consacrato a una dea, probabilmente Persefone, o forse Artemide o Era.

La trasformazione del sito avvenne gradualmente nel corso del VI secolo a.C. Il primo edificio ligneo fu progressivamente sostituito da una struttura monumentale in pietra, con le caratteristiche colonne doriche che oggi dominano lo spazio urbano. I residui di materiale ceramico ritrovati nella stratigrafia datano questa ricostruzione alla fine del primo venticinquennio del VI secolo a.C., conferendo al Tempio Dorico il rango di tempio greco più antico della Magna Grecia, antecedente persino ai celebri complessi di Siracusa e Paestum.

Il tempio monumentale era un’imponente struttura periptero, probabilmente con sei colonne sui lati corti e tredici su quelli lunghi, disposte su una base stilobate a due gradini. Questa continuità costruttiva rivela una consapevolezza storica da parte dei coloni: il nuovo tempio non cancellava il vecchio santuario, ma lo incorporava, trasformandolo in fondamento sacro e letterale della nuova monumentalità.

Testimonianza di questa sacralità ininterrotta è la scoperta successiva di resti di tradizioni cultuali spartane ben oltre l’epoca arcaica. Depositi votivi contenenti piastre in terracotta (pinakes) e coppie di anfore destinate ai rituali del culto dei Dioscuri – i gemelli figli di Zeus venerati particolarmente a Sparta – hanno confermato la persistenza del legame religioso tra Taranto e la madrepatria, almeno fino al IV secolo a.C.

Il sito rimase centro religioso per quasi un millennio. Nel III secolo a.C., con la conquista romana, il santuario perse progressivamente importanza. Più tardi, durante l’età medievale, le sue pietre furono sistematicamente smontate e riutilizzate per altre costruzioni. Eppure, anche in questo declino, la memoria del luogo si mantenne: la comunità cristiana ne ripropose la sacralità nel X secolo, trasformando l’area in nuovo luogo di culto cristiano.

Oggi, le due colonne superstiti di carparo locale, liberate dal loro occultamento durante i restauri del XX secolo, rappresentano ben più di un monumento: sono il sigillo visibile di una continuità religiosa che attraversa tremila anni, dalla fede spartana ai nostri giorni. Sotto di esse riposa il vero tempio originario della colonia, il santuario arcaico che i primi coloni costruirono per invocare protezione divina in questa terra straniera, lontano da Sparta, in un angolo della Magna Grecia dove la pietà greca si trascinava radici sempre più profonde.

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