Al termine della Via Matrice, come conclusione naturale di un percorso suggestivo attraverso il centro storico di Ginosa, emerge una delle costruzioni più affascinanti della Puglia: la Chiesa Madre, maestoso edificio che si staglia sul bordo della gravina come un balcone naturale sulla valley rupestre. Dedicata inizialmente a San Martino da Tours, poi a partire dal 6 ottobre 1765 dedicata alla Madonna del Rosario, patrona della città, questa chiesa rappresenta una testimonianza straordinaria della storia architettonica e religiosa del territorio.
Dalle Origini al Cinquecento: Una Struttura Secolare
Le fondamenta della Chiesa Madre affondano le radici in periodi lontani. Costruita in tufo locale tra il 1496 e il 1515 su un sito già consacrato dalla presenza di una piccola chiesa medievale e di un cimitero annesso, l’edificio rappresentava inizialmente la chiesa parrocchiale della comunità locale. La prima documentazione storica certa risale al 1544, quando l’Arcivescovo di Acerenza e Matera Don Giovanni Michele Saraceno redasse gli Acta Sanctae Visitationis dopo una visita pastorale tra il 7 e il 9 maggio. Al tempo, la chiesa si presentava già nel suo aspetto essenziale attuale: con tre navate scandite da pilastri quadrati.
Le caratteristiche architettoniche originarie, risalenti alla fine del XV e agli inizi del XVI secolo, furono definite durante la baronia dei Grisone Sanseverino. La facciata a capanna, i pilastri cruciformi, gli archi a sesto acuto e il campanile poco slanciato testimoniano la continuità progettuale di quel periodo.
Il 1554: L’Intervento Francese di Giambattista Doria
Un momento cruciale nella storia della chiesa avvenne nel 1554, quando la costruzione vera e propria ebbe inizio sotto l’interessamento della famiglia genovese dei Doria, allora signori di Ginosa. Giambattista Doria affidò i lavori ad architetti francesi, una scelta non casuale. I Doria, nonostante fossero di origine genovese, avevano consolidati legami commerciali e culturali con maestranze francesi. Ma la ragione più profonda risiedeva nella situazione geopolitica del territorio: le scorribande di soldati francesi, coinvolti in conflitti bellici europei, avevano portato gruppi armati a stabilirsi nella zona. Per favorire la loro integrazione e pacificazione, i signori locali concessero franchigie commerciali che incoraggiarono molti francesi a rimanere e iniziare attività proprie.
Proprio questo afflusso di cultura francese spiega la scelta dedicatoria insolita per una chiesa pugliese: San Martino da Tours, uno dei santi più celebri e venerati in Francia, noto per il gesto di carità di aver diviso il suo mantello con un povero viandante.
Architettura: Quando il Gotico Francese Abbraccia il Rinascimento Pugliese
Ciò che rende la Chiesa Madre di Ginosa particolarmente straordinaria è la sua linea architettonica del Cinquecento, che armonizza lo stile gotico dominante in Francia con il rinascimento che si stava affermando in Puglia in quell’epoca. Questa fusione è visibile sia esternamente che internamente, creando un edificio di rara originalità nel panorama dell’architettura religiosa tardogotica pugliese.
La facciata principale, liscia e monocuspidale (con un solo vertice che si eleva verso l’alto), è suddivisa in tre parti da paraste verticali. Due feritoie praticano aperture per illuminare le navate laterali, mentre un rosone romanico diffonde luce alla navata centrale. Il portale principale è formato da due colonne scanalate sormontate da capitelli che reggono un architrave coronato da una lunetta di puro stile cinquecentesco.
Ma il dettaglio più affascinante si trova proprio sotto il rosone: qui è raffigurato San Martino nel momento iconico in cui divide il suo mantello con la spada per donarlo al povero Amiano. L’affresco, emerso durante i recenti restauri, rappresenta una scena rara nelle chiese pugliesi costruite nello stesso periodo, conferendo al prospetto una qualità narrativa e popolare che parla direttamente al visitatore di valori cristiani di carità e misericordia.
La struttura interna è a tre navate suddivise da pilastri quadrati con paraste collegate trasversalmente da archi a tutto sesto e longitudinalmente da archi a sesto acuto. La navata centrale è voltata a botte ogivale lunettata, dotata di due finestre contrapposte per lato, mentre le navate laterali sono coperte da volte a botte che si arrestano prima del presbiterio.
Tesori Artistici: Affreschi e Tele di Valore Inestimabile
L’interno della Chiesa Madre è un vero e proprio museo di arte devozionale. La navata centrale termina con il presbiterio che comprende l’altare maggiore in marmo, realizzato nel 1892, affiancato dal coro ligneo intarsiato e dalla cantoria con l’organo del 1751.
Entrando dalla navata destra, il visitatore incontra due altari di particolare rilievo: uno dedicato a San Vito del 1700 con una tela della Santissima Trinità che incorona la Vergine, e l’altro dedicato all’Immacolata. Più avanti, nella navata destra, si trovano due lunette affrescate: un’Annunciazione e una raffigurazione della Vergine del Rosario, quest’ultima completa di un affresco secentesco del Santo Cristoforo con Bambino Gesù, a testimonianza della devozione popolare verso il santo protettore durante i periodi di isolamento causati dalle piogge nelle zone rupestri.
La Cappella del Rosario, anima devozionale della chiesa dal 1765 in poi, custodisce una tela datata 1586 rappresentante la Madonna del Rosario in piedi tra due confratelli incappucciati inginocchiati, opera di singolare bellezza sia dal punto di vista artistico che religioso.
Nella navata sinistra troneggia l’Altare dell’Annunziata in pietra con incisioni raffinate, sulla cui parete sono dipinti Carlo Borromeo che riceve da un Angelo la berretta cardinalizia e Giovanni Battista. Il fonte battesimale datato 1562, posizionato dinanzi all’altare, rappresenta un manufatto liturgico di notevole valore storico.
Il Cappellone, situato in fondo alla navata sinistra, merita menzione speciale in quanto rappresenta la parte più antica della chiesa medievale. La volta a crociera e le tracce di pitture murali testimoniano lo spessore storico di questo spazio, uno strato vivente della devozione che ha caratterizzato il luogo per oltre cinque secoli.
Vicissitudini Storiche: Incendi e Restauri
Come molti edifici storici, la Chiesa Madre ha attraversato periodi difficili. Nella prima metà dell’Ottocento fu chiusa per quarant’anni, un vuoto che ancora oggi rappresenta un capitolo oscuro della storia locale. Nel 1857 un incendio distrusse gran parte dell’archivio parrocchiale, cancellando preziosi documenti dello stato civile di Ginosa. Nel 1877 subì inoltre un furto che trafugò l’intera argenteria liturgica della chiesa.
Nei decenni successivi interventi di ristrutturazione poco consapevoli hanno comportato cancellazioni di parti di affresco. In un episodio emblematico, l’immagine della Madonna in un affresco semicircolare raffigurante San Domenico e frati dominicani fu sacrificata per ricavare una finestra, con l’intento di dare più luce all’interno dell’edificio. Fortunatamente, recenti restauri hanno riportato all’antico splendore molte cappelle, dipinti e manufatti, mettendo in luce affreschi secenteschi precedentemente coperti e restituendo all’edificio gran parte della sua integrità storica.
Come Visitare la Chiesa Madre
La Chiesa Madre si trova a Via Matrice nel centro storico di Ginosa, alla provincia di Taranto. L’edificio è facilmente raggiungibile a piedi dal nucleo urbano principale, percorrendo la via che porta direttamente al sagrato della chiesa.
Il sagrato della chiesa stessa merita una visita attenta: funziona come un vero balcone affacciato sulla gravina, offrendo dal lato del rione Casale una veduta spettacolare delle case-grotta risalenti al periodo preistorico. Nel periodo estivo, la Notte Bianca della Cultura anima il centro storico con eventi, concerti e visite guidate che permettono di scoprire la chiesa in un’atmosfera particolarmente suggestiva. Gli appassionati di storia possono contattare il Comune di Ginosa per informazioni su orari di apertura al pubblico e disponibilità di guide specializzate.
Per chi desidera approfondire la conoscenza, è opportuno visitare la Parrocchia San Martino Vescovo di Ginosa per informazioni liturgiche e sulla disponibilità di visite. È consigliabile visitare la chiesa in mattinata, quando la luce naturale che penetra dalle feritoie e dal rosone illumina magnificamente le navate interne, esaltando gli affreschi e le tele.
Consigli Pratici per la Visita
Si raccomanda di visitare la chiesa con il dovuto rispetto al luogo di culto, in particolare durante le celebrazioni liturgiche. La chiesa conserva un’atmosfera meditativa e la fotografia non è sempre consentita durante funzioni religiose.
La Via Matrice che conduce alla chiesa è parte integrante dell’esperienza: percorrerla significa immergersi nel contesto storico e paesaggistico in cui l’edificio è stato pensato dai progettisti francesi cinquecenteschi. Le pareti di tufo che fiancheggiano la strada, l’orizzonte della gravina che si apre progressivamente, lo scenario rupestre del rione Casale creano il cornice perfetta per comprendere il significato simbolico e spirituale della Chiesa Madre.
Ginosa rimane una destinazione poco affollata rispetto ad altri centri turistici della Puglia, il che significa che la visita alla Chiesa Madre può avvenire in un’atmosfera di relativa tranquillità e raccoglimento, permettendo un contatto più intimo con l’opera architettonica e i tesori artistici conservati al suo interno. La chiesa rappresenta il cuore spirituale e artistico non solo di Ginosa, ma di un intero territorio ricco di storia medievale e rinascimentale che merita di essere scoperto lentamente, a piedi, attraversando le vie antiche del centro storico.
