Flacks costituisce tavolo tecnico per aggiornare il piano industriale dell’ex Ilva: coinvolti Danieli e Metinvest

Flacks Group, il fondo americano interessato all’acquisizione di Acciaierie d’Italia, avrebbe annunciato la costituzione di un tavolo tecnico incaricato di aggiornare il piano industriale dell’ex Ilva con l’obiettivo di sostenere il rilancio produttivo dell’azienda, tutelare l’occupazione e accompagnare il percorso di decarbonizzazione e di miglioramento ambientale del sito. Questa mossa rappresenterebbe un significativo passo avanti nella complessa trattativa per il salvataggio del polo siderurgico tarantino.

La composizione del tavolo tecnico

Il gruppo di lavoro sarebbe presieduto da Cesare Sassi, senior advisor di Flacks Group, e riunirebbe professionisti ed esperti del settore siderurgico, tra cui Luca Villa, amministratore delegato di Metinvest Adria, e Alberto Perin, Plant Sales Director e Chief Marketing Officer di Danieli Group. Ulteriori specialisti in ambito industriale, ambientale, energetico e finanziario potrebbero essere coinvolti nel corso dei lavori. La selezione di questi partner non sarebbe casuale: Metinvest, che opera nell’acciaio, e l’italiana Danieli, che si occupa di impianti siderurgici e relative tecnologie, sarebbero già presenti a Piombino nel piano di rilancio di quel polo dell’acciaio attraverso un forno elettrico.

Obiettivi del tavolo: dalla produzione alla decarbonizzazione

Il tavolo tecnico dovrebbe effettuare un’analisi della situazione industriale, operativa, finanziaria, ambientale e normativa di Acciaierie d’Italia, individuando le modalità attraverso cui i partner industriali potrebbero contribuire all’attuazione del piano di rilancio e al raggiungimento degli obiettivi produttivi, occupazionali e ambientali. L’obiettivo sarebbe trasformare il piano esistente in un programma operativo aggiornato che definisca con chiarezza i contributi dei partner industriali, il percorso di decarbonizzazione, le misure di miglioramento ambientale, il cronoprogramma degli investimenti, il potenziale di crescita produttiva e occupazionale del sito e le relative responsabilità operative.

Contesto della trattativa: sfide finanziarie e amministrative

La costituzione del tavolo tecnico avverrebbe in un momento delicato della vertenza. I commissari dovrebbero misurare la proposta su due piani concreti: la capacità finanziaria di sostenere l’acquisto e la possibilità di trasformare produzione, decarbonizzazione e tutela sanitaria in obblighi verificabili. Sullo sfondo resterebbero il prestito ponte pubblico da 149 milioni di euro, l’orizzonte europeo di aiuti fino a 390 milioni, il confronto con Jindal Steel International, il passaggio al Tar sulla centrale AdI Energia del 19 maggio 2026 e la scadenza del 20 maggio per il fondo destinato all’indotto.

Il piano produttivo: verso i 6 milioni di tonnellate

Flacks avrebbe confermato l’impegno fino a 5 miliardi di euro per modernizzazione e decarbonizzazione; tuttavia, l’accelerazione degli investimenti sarebbe legata ai risultati industriali: l’obiettivo sarebbe arrivare a 4 milioni di tonnellate in una prima fase, per poi raggiungere 6 milioni dopo pochi anni, generando profitti adeguati a sostenere lo sforzo economico. Sul fronte occupazionale, Flacks avrebbe dichiarato di voler preservare circa 8.500 posti, definendo la forza lavoro di Acciaierie d’Italia il suo più grande asset.

La procedura resta aperta: Jindal in competizione

La cessione del compendio ex Ilva resterebbe una procedura aperta e Jindal Steel International avrebbe depositato una propria offerta sullo stesso perimetro. La costituzione del tavolo tecnico non significherebbe che Flacks ha vinto la gara: la procedura rimane aperta e Jindal Steel International resterebbe un concorrente rilevante nel perimetro della cessione.

Il ruolo dell’indotto: un nodo ancora irrisolto

Le imprese fornitrici colpite dalla crisi potrebbero presentare domanda al fondo dedicato fino al 20 maggio 2026. Il meccanismo prevede una quota fissa di 20.000 euro, una parte variabile e un limite massimo di 300.000 euro nell’arco di tre anni per singola impresa. L’accesso riguarderebbe aziende che nel 2024 hanno realizzato oltre metà del fatturato con gli stabilimenti del gruppo Ilva in amministrazione straordinaria. Questo dettaglio sarebbe cruciale per preservare l’ecosistema produttivo attorno all’acciaieria.

Le tensioni sindacali e il governo

Secondo quanto emerso, i continui incidenti e l’immobilismo delle ultime settimane avrebbero spinto Fiom, Uilm e Usb a sollecitare un confronto urgente con il Governo denunciando il mancato incontro richiesto a Palazzo Chigi e al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Secondo le organizzazioni sindacali, la situazione sarebbe insostenibile: mancherebbero ancora le risorse necessarie per garantire la continuità aziendale, sarebbero a rischio i lavoratori dell’indotto e persisterebbero criticità legate al pagamento degli stipendi, all’anticipo della cassa integrazione e alle condizioni di sicurezza negli impianti.

Cosa aspetta Taranto nei prossimi mesi

Il tavolo tecnico rappresenterebbe un’accelerazione nel processo decisionale, ma non risolverebbe le questioni fondamentali. Il dossier ex Ilva entrerebbe in una fase di verifica tecnica: Flacks proverebbe a rendere bancabile il proprio piano per Taranto. La trasformazione del piano in un programma operativo concreto, con cronoprogrammi di investimento e responsabilità operative chiare, sarebbe il test decisivo per misurare la credibilità della proposta davanti ai commissari, al governo e agli istituti finanziari che dovrebbero finanziare l’operazione.

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